Sabato, 13 Luglio 2024
Cronaca

Ponte, la carica dei 104 contro la Stretto: ecco tutti i punti contestati nella class action

L'azione inibitoria collettiva da parte di cittadini contrari alla realizzazione dell'infrastruttura. Chiedono al giudice di accertare "la responsabilità della società e il danno ingiusto causato per la violazione del dovere di diligenza, correttezza e buona fede". Ecco perchè

I lavori entro l’estate ce li siamo già giocati ma il ponte sullo Stretto resta un tormentone nonostante il ministro Matteo Salvini sia impegnato in questi giorni a promettere costruzione di ponti anche in Valdarno.

Oltre cinquant’anni di stop e riavvio d’altra parte testimoniano molte cose. Che sono ora tutte condensate nelle 42 pagine del ricorso presentato da 104 cittadini contro la Stretto di Messina, la società concessionaria dello Stato per progettare e costruire il Ponte sullo Stretto.

Si tratta di una class action – anticipata da MessinaToday - presentata dagli avvocati Aurora Notarianni, Giuseppe Vitarelli, Antonino De Luca e Maria Grazia Fedele che potrebbe stavolta mettere davvero la parola fine alle procedure messe in piedi dal ministro Matteo Salvini.

Il ricorso, che serve ad "ottenere la cessazione immediata da parte della società Stretto di Messina, di ogni atto o comportamento pregiudizievole dei diritti e degli interessi collettivi” e “di ogni attività tendente all'approvazione del progetto definitivo ed esecutivo", ricostruisce anche la controversa storia della società Stretto chiedendo al giudice di accertare "la responsabilità della società e il danno ingiusto causato per la violazione del dovere di diligenza, correttezza e buona fede".

A Palazzo Zanca il confronto tra Stretto di Messina e contrari

I ricorrenti mettono in evidenza come si tratti di un “piano definitivo non mai sottoposto a Vas, che non ha mai superato la Via, che ha una VinCA negativa nel 2013, che rinvia al progetto esecutivo le Valutazione di Impatto sulla salute e sul patrimonio archeologico e non considera i piani territoriali e paesaggistici”. E ancora: “Manca il Piano Economico e Finanziario che dimostri la sostenibilità e la redditività dell’opera, già esclusa nel 2021 dal Gruppo di lavoro, costituito presso il Ministero per la brevità del percorso che non prevedeva un introito da pedaggi tale da ripagare l’opera”

Ecco i quattordici i punti contestati nel ricorso

● Il “Progetto Definitivo” 2024 non aggiorna neppure una delle 17 prescrizioni non ottemperate nè quelle solo parzialmente ottemperate risultanti dal parere della CTVIA n. 1185 del 21.3.2013 che esprimeva Valutazione di Incidenza Negativa. In estrema sintesi, la Relazione di aggiornamento:

● non considera l’esistenza di una faglia attiva rilevata sul versante calabro dal servizio geologico d’Italia ISPRA in cinque diversi punti: Portosalvo, Cannitello, Pezzo, Piale, Commenda;

● non aggiorna le cartografie nonostante il sistema satellitare ne consente il rilievo immediato;

● non considera i piani approvati negli anni trascorsi ossia il Piano Territoriale Provinciale a Valenza Paesaggistica di Reggio Calabria (marzo 2011), il Piano d’ambito 9 del Piano paesaggistico Regione Sicilia (2016);

● non risolve le osservazioni e i pareri negativi della Direzione della Riserva di Capo Peloro, né quelli sulle zone di protezione della Costa viola e sulla migrazione cetacei ed uccelli;

● non considera il regime delle acque superficiali e non valuta lo scenario meteo - climatico che altera quello di riferimento della gestione idraulica.

● non considera il regime delle acque sotterranee nei territori in cui la risorsa acqua è scarsissima rinviando con estrema superficialità ad approfondimenti in fase di Progettazione Esecutiva;

● non aggiorna i dati sul vento e sugli effetti del c.d. vento turbolento

● non aggiorna i dati sul terremoto fermi alla valutazione di 7.1, non presenta alcuna valutazione degli effetti del maremoto e non opera alcuna ricostruzione dell’assetto tettonico profondo regionale;

● non risolve le contestazioni sul franco navigabile di 65 metri rispetto alle forti critiche espresse dalle imprese di navigazione mercantile e crocieristica ed ai pesanti effetti sull’attività del porto di Gioia Tauro

● giustifica il beneficio economico dell’opera considerando i costi del traffico marittimo di passeggeri e mezzi sull’improbabile e irragionevole assunto che verrebbe soppresso il collegamento marittimo tra Messina / Villa San Giovanni e Messina / Reggio Calabria;

● presenta dati sul traffico illeggibili

● non aggiorna dati e costi sul materiale di costruzione

● non prevede nessun piano di protezione civile e non calcola gli impatti e i rischi legati agli eventi estremi e non prevedibili, come rilevato dal Dipartimento regionale della Protezione civile

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