Mercoledì, 17 Luglio 2024
Cronaca

Ponte sullo Stretto, al via le audizioni in commissione consigliare: si parte col fronte del No

Il presidente Trischitta annuncia il calendario dei lavori. "Lavoreremo nel rispetto dei principi di partecipazione democratica per i quali è stata costituita"

Cominciano la prossima settimana le audizioni della Commissione consiliare Ponte sullo Stretto. Come annunciato dal presidente Pippo Trischitta,  e come è stato stabilito da tutti i componenti e nel rispetto dei principi di partecipazione democratica per i quali è stata costituita, la commissione inizierà la sua attività con l'audizione dei rappresentanti dei più importanti comitati contrari alla realizzazione dell'opera.

Si parte l'8 gennaio alle 19.15 con Spazio No Ponte. "Sono stati invitati tutti separatamente - spiega Trischitta - al fine di concedere a tutti gli ospiti ampio spazio per esporre le proprie ragioni".

Invece del Ponte sullo Stretto di Messina sarà in audizione l'11 gennaio alle ore 12:30 mentre "No Ponte Capo Peloro" giorno 15 alle 19:15.

E se il governo procede spedito con la volontà di realizzare i lavori, il fronte del No rinserra le fila continuando a mettere in evidenza tutte le contraddizioni della grande opera che secondo il vicepremier Matteo Salvini dovrebbe partire con il cantiere entro il 2024 appena arrivato nonostante i dubbi non solo degli ambientalisti. Continua la polemica anche sui fondi messi in campo per la realizzazione dalla Regione. "Il Fondo di Sviluppo e Coesione è stato utilizzato dai politici del centrodestra non per creare opere sviluppo e infrastrutture, ma per alimentare una politica di bassissimo livello. Lo scippo di 5 miliardi alla Sicilia nella manovra finanziaria del governo Meloni ne è la palese dimostrazione e vede la complicità, tra gli altri, del ministro Musumeci, allora presidente della Regione e del presidente del Senato La Russa”., ha detto la senatrice del M5S Ketty Damante a proposito delle risorse sottratte alla Sicilia dal governo Meloni nell'ambito del Pnrr e non solo.

 “La nostra Regione - spiega Damante - ha già perso oltre un miliardo dei fondi del Piano di Sviluppo e Coesione 14-20 perché l’allora presidente Musumeci non è stato capace di spendere o possibilmente ha optato di restituire a Roma magari per ricevere in cambio una poltrona più prestigiosa, come quella che occupa oggi. Inoltre i 5 miliardi di euro di ammanco per le casse della nostra Regione, di cui giustamente parla la Cgil, potrebbero essere anche di più se si considera che si tratta di un calcolo che ha come base 6 miliardi e 800 milioni di euro relativi all'accordo di Sviluppo e Coesione, mitigati dalla manovra Meloni, peccato però che nei fatti quell’accordo sarà sottoscritto solo tra marzo e aprile 2024, previo un impegno di spesa immediato, senza considerare il ruolo del Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica che dovrà verificare quali altre somme si possono recuperare e quanto dovrà contribuire la Regione Siciliana per il ponte sullo Stretto. Serviranno quindi progetti già pronti e immediatamente cantierabili. Praticamente un’utopia per la nostra Regione, specialmente per le regole stringenti che ha imposto il ministro Fitto con il cosiddetto dl Sud. In questo scenario assistiamo al silenzio del presidente della Regione Schifani che evidentemente non alza alcuna barricata con i suoi compagni di partito, compiacendoli per evitare l’impugnativa alla sua norma sulle province".

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