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Cronaca

"Svelato il bluff del Ponte, Schifani si dimetta", polemiche infuocate per la rimodulazione dei fondi

Cinquestelle, Sud Chiama Nord, Pd e Cgil lanciano pesanti accuse sulla mancata chiarezza legata ai finanziamenti per realizzare la megaopera dopo la decisione del governo Meloni e lo "scontro" tra Lega e Forza Italia

Le polemiche innescate da Forza Italia e dal governatore Schifani sui fondi regionali per l'aumento della compartecipazione alla realizzazione del Ponte sullo Stretto vanno oltre lo "scontro" tra gli azzurri e la Lega di Matteo Salvini. 

"L’ennesima scelta scellerata di un governo nazionale di incapaci che vuole affossare definitivamente la Sicilia, finanziando la campagna elettorale di Salvini con i soldi per le nostre strade e per le altre indispensabili infrastrutture che ci mancano e che frenano lo sviluppo della nostra isola. Tutto ciò non solo è inaccettabile, è anche vergognoso e faremo di tutto perché ciò non avvenga. La riprogrammazione dei fondi di sviluppo e coesione deve passare delle commissioni Bilancio ed Ue dell’Ars, dove faremo le barricate” - affermano il capogruppo del M5S all’Ars Antonio De Luca e il collega Luigi Sunseri, presidente della commissione Ue dell’Ars, a commento della manovra del governo nazionale che rimodula i fondi stanziati per il ponte, vincolando una grossa fetta dei fondi Fsc destinati alla Sicilia. “Speriamo- concludono i due deputati – che Schifani scopra il vero volto di un ministro che ha difeso fino a qualche giorno fa e faccia finalmente gli interessi dell’isola che dovrebbe governare al meglio e non quelli del centro destra di cui indossa la casacca. Abbiamo assistito ad un mese di annunci basati sul nulla, senza il supporto di alcuna carta ufficiale. Senza un progetto esecutivo nulla può essere finanziato, men che meno le ambizioni di un ministro che cerca gloria e voti sulla pelle dei siciliani”.

“Stiamo assistendo in queste ore ai goffi tentativi degli esponenti del centrodestra siciliano che provano a minimizzare la malaparata del presidente Schifani e del governo Meloni che intende aumentare la quota di compartecipazione della Regione Siciliana per la realizzazione del ponte sullo Stretto, senza che peraltro la Regione stessa lo sapesse. Come era prevedibile, le mire propagandistiche di Salvini, le pagheranno i siciliani di tasca propria, mentre continueranno a vivere con strade e trasporti fatiscenti”: a dichiararlo sono il coordinatore regionale del Movimento 5 Stelle e deputato ARS e la senatrice del M5S Ketty Damante a proposito dell’emendamento dall'esecutivo Meloni che prevede come per il ponte sullo Stretto il governo attingerà 2,3 miliardi di euro dal Fondo per lo Sviluppo e la Coesione FSC che erano destinati a Sicilia e Calabria. “Questo disegno scellerato di Salvini e Meloni - spiegano i due portavoce M5S - ovviamente andrà a discapito delle opere già previste e finanziate da questo fondo. Schifani ci dica quali strade, ponti e ferrovie saranno stoppate” - concludono Di Paola e Damante.

Finalmente ci siamo: il bluff del Ponte di Salvini è stato smascherato. Dopo settimane di melina, ieri è arrivato l’emendamento del governo sul Ponte. Nell’emendamento viene definito che 2.3 miliardi saranno presi dal Fondo per lo sviluppo e la coesione. Ma non è ancora finita: la gran parte di queste risorse (circa 1.6 miliardi) verranno prelevate dal bilancio di Calabria e Sicilia. A tutti gli effetti una rapina! Quindi questo governo annuncia che il Ponte sarà un’opera strategica per tutta l’Italia ma andrà a pagarla per una parte consistente con i soldi di Sicilia e Calabria. Soldi che così verranno tolti alla sanità, ai comuni, alle autostrade. Dimentichiamoci dunque anche l’alta velocità.  Quindi tagliamo risorse alle regioni per far giocare Salvini con il suo Ponte. Ma la domanda è d’obbligo: caro presidente Schifani come può essere che il governo nazionale di centro-destra che ha dentro il tuo partito, cioè Forza Italia, non t’aveva già avvertito di questo ulteriore scippo? Ma allora è vero che non conti proprio nulla.  Schifani se non sei capace di farti rispettare allora è chiaro a tutti che devi dimetterti”: così Cateno De Luca, leader di Sud chiama Nord.


 “Sul Ponte sullo Stretto il presidente della Regione, Renato Schifani, si è incartato. Ieri infatti il governo nazionale ha annunciato che gran parte delle risorse arriveranno dalle quote del Fondo di sviluppo e coesione destinate alla Sicilia e alla Calabria. Adesso Schifani dica ai siciliani quante e quali opere saranno sacrificate sull’altare di Salvini grazie a questo scippo perpetrato, a suo dire, in modo non concordato, ai danni della Sicilia” - dichiara il segretario regionale del PD Sicilia, Anthony Barbagallo a proposito della decisione del governo Meloni di rimodulare i fondi stanziati per il Ponte sullo Stretto, riducendo gli oneri a carico dello Stato. “Che l’iniziativa non sia stata concordata tra Regione e governo centrale – aggiunge – è un aspetto ancor più grave. Fino ad ora, infatti, era stata sbandierata, come da prassi propagandistica, la concordia e l’unità di intenti tra i due governi di centrodestra. Tutto fumo negli occhi della Sicilia e dei siciliani – prosegue – che devono accollarsi da un lato, le fandonie del ministro Salvini, che utilizza il Ponte sullo Stretto per fare campagna elettorale in vista delle prossime europee ma accollando ora i costi solo a Sicilia e Calabria. E dall’altro un presidente della Regione inerte che – conclude - si comporta da fedele scudiero del sovrano, limitandosi a partecipare a inaugurazioni farlocche per infrastrutture, in alcuni casi, di livello poco più che medievali”.

“Quando la propaganda politica è più importante del servizio effettivamente  reso ai cittadini del Mezzogiorno si rende ideologica una scelta concreta come quella di costruire un ponte che, ormai è chiaro, i siciliani e i calabresi pagheranno a caro prezzo,  senza trarne alcun beneficio”: lo dicono Alfio Mannino, segretario  generale della Cgil Sicilia e Pietro Patti, segretario generale della  Cgil di Messina a proposito della sottrazione alle due regioni  meridionali di 1,6 miliardi del Fondo di sviluppo e coesione per  finanziare l’opera. “Uno scippo ora disvelato- aggiungono i due esponenti della Cgil- , con un neanche tanto abile gioco delle tre carte, di fondi destinati al superamento dei gap infrastrutturali e  sociali soprattutto nelle aree interne, che così resteranno tali, condannando Sicilia e Calabria al sottosviluppo”. Dicono ancora Mannino  e Patti: “Una truffa annunciata per un’opera che chissà se e quando vedrà mai la luce, che lascerà dietro di sé solo macerie e che non servirà a promuovere lo sviluppo della Sicilia e del Mezzogiorno. Noi riteniamo – proseguono- che spot su spot il Governo cerchi di distrarre l’opinione pubblica dai problemi reali, non esitando a farlo ai danni del Mezzogiorno”. Per Mannino e Patti è giunto il momento che la classe politica siciliana alzi la testa e che il Presidente della Regione tiri fuori la Sicilia dal tritacarne con posizione nette, non solo sui continui scippi di risorse, ma anche su argomenti come l’autonomia differenziata. Ci troviamo di fronte a un governo  confuso e prepotente che promette i lustrini  su abiti neanche rattoppati. Il Mezzogiorno dica compatto no”.

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