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Cronaca

Ancora polemiche sul ponte: "Accozzaglia al corteo", la replica con le parole di Granata: "Cosche già in azione"

E’ tempo di bilanci dopo la manifestazione a Messina per dire no all'infrastruttura. Con questi botta e risposta a distanza tra favorevoli e contrari

E’ tempo di bilanci dopo la manifestazione a Messina per dire no al ponte e sì ai tanti interventi vitali per l’area dello Stretto. Una manifestazione che ha scatenato l’inevitabile altalena di commenti tra favorevoli e contrari. Con una consapevolezza piena da entrambe le parti: la partita comincia ora. Con il solenne impegno del ministro Salvini di non fare rimanere il progetto (ancora non completo di tutti i pareri) un mostro nel deserto e la preoccupazione di chi ritiene che fra progettare e realizzare, c'è di mezzo il mare impetuoso dello Stretto e Scilla e Cariddi non potranno mai ospitare l'ingombrante ospite.

Ne è convinto anche il Comitato No Ponte della Calabria che fa sapere come già sul traghetto per arrivare a Messina “i lavoratori marittimi hanno solidarizzato con la nutrita delegazione calabrese, ricordando l’ipocrisia di chi usa le giornate da bollettino rosso, come quella di ieri, e le code agli imbarchi per giustificare l’esigenza del Ponte: si tratta infatti, a loro dire, di poche giornate durante l’anno, facilmente affrontabili implementando le corse anche con l’attuale flotta. E in ogni caso gli investimenti per ammodernare e potenziare la flotta dello Stretto sarebbero nettamente inferiori a quelli stimati per il Ponte, con tempistiche minime e soprattutto dal risultato sicuro".

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Gli investimenti nello Stretto

Investimenti che sono già in atto, con fondi sul tavolo. Una nave Blueferries per traffico gommato e macchine è in fase di costruzione in Grecia, sulle orme della Sikania. E’ una nave ibrida in fase avanzata di costruzione e nel settembre del 2024 è previsto il varo. La nave è autofinanziata da Bluferries con 25 milioni di cui 7 milioni provengono dal fondo complementare del Pnrr. Per l’altra nave (che trasporta solo treni) di Rfi è in fase di rimodulazione la gara. Si tratta di un investimento di 77 milioni, 74 per la costruzione più tre per la progettazione. Di questi 77 milioni, 9 arrivano dal Pnrr e riguardano esclusivamente l’installazione di un sistema di approvvigionamento per la propulsione a gas.

"A Cannitello ferita ancora aperta"

"I tanti interventi che si sono succeduti durante il corteo hanno ricordato le molteplici ragioni per dire No alla follia del Ponte – spiega il movimento no pontista della Calabria - dalla sismicità dell'area alla unicità di una biodiversità che sarà devastata, dal numero risibile di posti di lavoro reali che si creerebbero rispetto a quelli sbandierati all’incapacità di dare risposte ai problemi di mobilità. I diversi interventi di altre realtà, come No Tav o No Muos, hanno ben evidenziato come parlare di Ponte non significa parlare di un'infrastruttura né di un progetto realizzabile, ma di un modello che attraversa tutte le grandi - e troppo spesso inutili - opere e che relega la natura, la terra e chiaramente i suoi abitanti al ruolo di merce da spolpare e sacrificare sull'altare del dio denaro. Gli oltre 15miliardi di euro previsti per la costruzione del Ponte saranno soldi nostri, e per recuperarli dovranno raschiare sui risicati bilanci pubblici, nazionali ma soprattutto di Calabria e Sicilia, che nella narrazione pontista saranno i territori più "beneficiati". Soldi tolti quindi alla sanità, alla scuola, ai servizi sociali, alla prevenzione del dissesto idrogeologico e alla cura del territorio, agli investimenti per ammodernare e potenziare il sistema trasportistico. Altro che dare una risposta ai tanti nostri figli e fratelli che vanno a cercare fortuna altrove”, conclude il movimento calabrese che ricorda il rischio di cantieri che potrebbero rappresentare altre “prime pietre” spot, come fu per la Variante di Cannitello, ferita ancora aperta per la città di Villa San Giovanni.

L'attacco su fb dell'avvocato Rizzo

Ragioni che i fautori dell’opera vedono come fumo negli occhi. E’ il caso del coordinatore di rete civica per le infrastrutture del Mezzogiorno, l’avvocato Fernando Rizzo che ha animato la sua pagina facebook con un post in cui bolla la manifestazione come  “fallimento assoluto”. Mentre l’attivista del Comitato No Ponte ed consigliere comunale Gino Struniolo parla di una grande giornata e di un movimento che cresce, Rizzo va giù duro: “Erano i soliti 3/4000 in gran parte provenienti dei centri sociali e dell'estrema sinistra giunti da tutta la Sicilia e dalla Calabria. Dagli anarcoidi dei rave party (anti proprietà privata e per il ritorno al baratto) agli indipendentisti da medioevo siciliano, dagli estremisti comunisti ai nostalgici del reddito di cittadinanza e a ciò che resta del Pd locale, dai qualunquisti del lavorare stanca fino agli imbarazzati proprietari di casa, borghesi avviliti dal ritrovarsi in questa accozzaglia simil proletaria a cui non appartengono. C'era tutta la Sicilia deteriore: quella degli interessi personali, dei no ai termovalorizzatori, all'Alta Velocità, ai porti, al nucleare, intorno ai centri sociali antisistema, agli oppositori ideologici del governo "fascista" prima di Berlusconi ora di Meloni e Salvini. I soliti 3/4000 che ritroviamo sempre dai tempi del Muos. Ora dovranno decidere cosa fare da grandi: accettare i lauti indennizzi dell'esproprio (per i proprietari), comprendere che sono una minoranza e tale resteranno, capire che senza ponte e ferrovie alla Sicilia spetta solo l'emigrazione di massa, o passare alla lotta armata quando apriranno i cantieri preparandosi a scontare le pene in carcere come per i militanti in val di Susa”.

La replica di "Invece del ponte"

“Reazioni scomposte, aggressive, violente nei toni e nei modi di un consulente giuridico della sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Matilde Siracusano, di testate giornalistiche, di giornalisti, dopo la manifestazione di tanti cittadini che non vogliono il feticcio del ponte”, replicano gli attivisti di “Invece del ponte” che ripropongono come spunto di riflessione le parole di Fabio Granata, già vice presidente della Regione Siciliana e Presidente della Commissione Regionale Antimafia, al recente incontro avvenuto a Torre Faro e che ha ricordato che il vero conflitto sul tema ponte “non passa dalla distinzione tra destra e sinistra ma tra chi ritiene che ogni cosa e ogni uomo abbia un prezzo e chi ritiene che esistano luoghi, uomini e valori che non hanno prezzo e non sono in vendita”.

Granata, che ha toccato anche il tema della prevenzione legata alla cura dei territori dopo i recenti incendi, ha detto di più: “Il vero rischio è che ci si convinca che tanto il ponte non si farà mai e comunque vediamo che succede. Questo è il vero nemico che bisogna combattere. Sul tanto non si farà mai, basti ricordare che io vengo da Ortigia e passando la Letojanni ho visto la mirabile impresa di una piccola frana di 150 metri di una collinetta riparata dopo otto anni e che certifica il fatto oggettivo che il ponte non si farà mai o si farà quando noi saremo scomparsi da centinaia di anni. Ma il tema non è questo: il tema è quello che viene prima e dopo la posa della prima pietra”.

Granata: "Le cosche sono già in azione"

Infiltrazioni mafiose comprese. Che non sono solo un rischio da evitare: “Le cosche – ha detto Granata - sono già in azione ed è quella borghesia mafiosa delle professioni e dell’informazione che ha già la piena egemonia su questo meccanismo. Perché la vera mafia non è il dato di chi spara a Messina o Reggio Calabria ma di chi attraverso la deregolamentazione si infila nelle questioni legate alle prestazioni professionali, agli incarichi, alle varianti. Il ponte è già un grande fatto corruttivo della società siciliana e calabrese a partire dagli organi di informazioni che criminalizzano coloro che prima o in alternativa al ponte ritengono necessario porre in essere tantissime altre questioni e priorità”.

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