Cronaca

Invecedelponte: "Per i lavori viaggeranno 1800 camion al giorno, qualcuno crede sia possibile?"

In attesa degli approfondimenti tecnici e del nuovo testo del decreto, il dibattito si concentra sulla cantierizzazione. Con questi paradossi

La battuta più bella l’ha fatto un avvocato messinese: “Non c’è nessun decreto sul ponte, a Salvini hanno detto di riprenderselo e di riportarlo scritto bene”.

Ma non sarà semplice. Perché sul decreto “salvo intese”, così come è stato ribattezzato, peserebbe anche il veto del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano e dei giuristi del Colle che hanno manifestato più di una perplessità sulla  possibilità di far  rinascere il progetto del 2011 rimettendo in pista i contratti di appalto cancellati dal governo Monti con il decreto legge 179 del 2012, con l’eccezione delle prestazioni relative al monitoraggio ambientale. 

In attesa degli approfondimenti tecnici e del nuovo testo, il dibattito resta aperto tra pontisti e no pontisti che in mezzo ai dubbi sull’operazione ponte rispolverano una certezza già emersa nel 2002, quando anche l’allora governo Berlusconi era pronto a mettere la prima pietra: la mole di materiale da sbancare e trasportare nei siti renderebbe impossibile la vita in città soprattutto nella zona nord.

Prova a fare qualche ragionamento il movimento #Invece del ponte “perché i numeri che descrivono le quantità dei materiali da movimentare – spiegano -  nella malaugurata possibilità di realizzazione del ponte, sono incredibili nel senso letterale del termine, cioè non credibili”.

“Il progetto prevede che i tracciati ferroviari sulla sponda siciliana siano realizzati quasi interamente in galleria per decine di Km – scrivono - Sulla base degli elaborati a suo tempo presentati, sviluppando i volumi di materiale che dovranno essere scavati, considerando un tempo di realizzazione (anche questo è un tema che merita approfondimento) di 5 anni e valutando le necessità di approvvigionamento per la realizzazione delle nuove opere e per il funzionamento dei cantieri della dimensione di quelli ipotizzati, si ottiene la quantità totale dei materiali che dovranno essere movimentati. La movimentazione avverrà certamente utilizzando camion nei percorsi che dai cantieri (dalla zona sud, passando per il centro città fino a Capo Peloro) vanno fino ai siti di conferimento per i materiali scavati, o che dai punti di consegna (porti?, ferrovie?) dei materiali vanno ai cantieri. Sviluppando un po’ di contabilità spicciola, ipotizzando normali camion a 3 assi si ottiene un numero di circa 800- 1000 camion per i materiali scavati per la realizzazione delle gallerie e un numero simile per l’approvvigionamento dei materiali per la realizzazione delle nuove opere e le altre necessità dei cantieri. Considerando che un camion 3 assi da strada trasporta circa 20 mc di materiale, si avrà la necessità di caricare, trasportare, scaricare e tornare indietro di circa 1800 camion al giorno cioè realizzare 1800 trasporti con camion per 5 anni che si muoveranno, in funzione della localizzazione dei cantieri ipotizzata in progetto, tra sud, centro città e la zona di Capo Peloro. Se si ipotizza di lavorare su 2 turni di 8 ore - cioè 16 ore al giorno ad esempio dalle 7 alle 21- si ha: 1800 trasporti al giorno diviso il numero delle ore lavorative 1800/16= 112 camion /ora  e quindi 112/60= 2 camion al minuto, cioè un camion ogni 30-40 secondi per sedici ore al giorno per 5 anni".

"Qualcuno crede che questo sia possibile, continuando a vivere a Messina? Si immagini che sulla via Panoramica e sulla Consolare Pompea, che certamente sopporteranno il maggior carico di traffico, viaggino decine di camion ogni ora dalle 7 alle 21 per 5 anni, crediamo che sia possibile?", sono le domande di  Invece del ponte che in questa valutazione sono confortati dalla Relazione Illustrativa (elab. PP1R002 datato dicembre 2002) dove al paragrafo “Cantierizzazione” è riportato: “In entrambi i versanti i fattori di criticità ai fini dell’impatto ambientale delle opere di cantierizzazione Ponte e suoi collegamenti, sono costituiti dall’alta urbanizzazione delle aree e dalla viabilità attuale già insufficiente”. 

"Cioè la situazione era giudicata insufficiente già nel 2002 e quindi anche per i redattori del progetto, si tratta di un disastro/fallimento annunciato  - concludono -  I cantieri potrebbero anche essere organizzati diversamente, ma le quantità in gioco dei materiali da trasportare per il progetto resterebbero queste. Ovviamente il ragionamento esposto ha valore anche per la sponda Calabrese. In conclusione, sorge spontanea una domanda. Sarà un caso che nel 2021 la commissione di esperti nominata dal Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili, per La valutazione di soluzioni alternative per il sistema di attraversamento stabile dello Stretto di Messina, individuava come requisito funzionale la necessità di: garantire condizioni di realizzabilità e manutenibilità dell’opera di collegamento stabile che permettano anche di contenere/mitigare i rischi e le difficoltà tecniche e di impatto territoriale in fase di cantiere?".

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