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Cronaca

Ponte sullo Stretto, lettera appello ad Elly Schlein: "E' solo una speculazione finanziaria, pensaci tu"

Tutti i lati oscuri dell'infrastruttura secondo la legale del Wwf che scrive al capo dell'opposizione. Ma si teme anche una rimodulazione dei fondi del Pnrr. Il Comitato: "Si rischia di paralizzare presente e futuro nell’area dello Stretto di Messina e bloccare ogni ipotesi di sviluppo, ammodernamento e sostenibilità"

“Il collegamento dinamico nello Stretto di Messina, con navi e treni veloci ed ecologici, è l’unica valida alternativa ed è già finanziata con 510 milioni di fondi del Pnrr”.

E ancora: “Le opere sono in in corso di esecuzione e quando saranno attuate quell’inutile e dannoso mostro, a campata unica che vorrebbe unire Scilla e Cariddi, non avrà più alcuna ragione di esistere e resterà sulla carta perché non servirà a nessuno, non ai passeggeri, non alle autovetture, non alle merci che transiteranno comodamente e a minor costo via mare”.

Sono alcuni dei passaggi fondamentali della lettera inviata alla segretaria del Pd Elly Schlein, nella sua qualità di leader dell’opposizione. Un appello da parte dell’avvocata Aurora Notarianni, profonda conoscitrice dell’operazione ponte e di come si è snocciolata negli anni anche nella sua qualità di legale del Wwf, che mette in evidenza una serie di anomalie e in cui si chiede di intervenire contro la “più odiosa e spregiudicata speculazione finanziaria chiamata realizzazione del collegamento stabile tra la Sicilia e il continente”.

Una speculazione finanziaria che rischia di far disperdere altre risorse

Mentre a Pazza Cairoli, il senatore siciliano Nino Germanà, dà il via stamattina alla campagna di adesioni al comitato “Ponte e Libertà”, Notarianni parla di “speculazione finanziaria congegnata attraverso il meccanismo della reviviscenza della società Stretto di Messina, da una parte, e dei rapporti tra la concessionaria e il contraente generale, dall’altra”.

Reviviscenza – si legge nella lettera - che rischia di far “disperdere altre risorse finanziarie nel tentativo, consapevolmente inutile, di adeguare un progetto impossibile e di evitare il costo della soccombenza (non solo giudiziaria) al Contraente generale Salini ed alle società del suo gruppo d’impresa (l’udienza del giudizio d’appello è fissata per il 18 settembre 2023 e se il decreto sarà convertito in legge saranno formalizzate le rinunzie previste all’art.4)”.

Secondo il legale del Wwf, “sanno bene al governo che sussistono nel decreto di riesumazione che si chiede al Parlamento di approvare fondati profili di illegittimità costituzionale per violazione della normativa ambientale e sul paesaggio e per l’ingerenza del legislatore nel procedimento giudiziario pendente. Sanno bene che la società Stretto di Messina che ha sperperato miliardi (e non contenta ha fatto anche causa allo Stato ) andava liquidata ed cancellata e che quel progetto privo delle autorizzazioni necessarie neppure lo stesso contraente intendeva realizzare, tanto da recedere dal contratto, come chiaramente accertato anche negli atti giudiziari e di controllo”.

Mancano tutte le autorizzazione

“Nel corso della discussione sulla pregiudizialità costituzionale – scrive ancora - si è sostenuto che la scelta del governo è ragionevole perché vuole recuperare il “rapporto di prima” sia per l’oggetto che per la durata che per il costo. Niente di tutto ciò è vero! Basti richiamare il costo indicato dallo stesso governo nel Def in oltre euro 14 miliardi e le modifiche necessarie, per la valutazione di impatto ambientale mai rilasciata, di conformità ai piani paesaggistici regionali, per le indicazioni che potrebbero essere date dalla conferenza dei servizi con la necessaria partecipazione degli enti locali, tutte modifiche sostanziali che andrebbero apportate al progetto senza indizione di una nuova gara internazionale, come previsto dal codice appalti e dalla normativa europea. Il decreto legge – è la sintesi - non ha alcuna tenuta sotto il profilo della ragionevolezza e non potrà mai realizzare il principio del “risultato utile”.

La possibile rimodulazione dei fondi del Pnrr 

Ma c’è anche la preoccupazione che il potere immaginifico dell'opera metta a rischio risorse che invece ci sono già e che potrebbero davvero migliorare l’attraversamento ferroviario dello Stretto e favorire anche la transizione ecologica, riducendo l’inquinamento.

Lo segnala il comitato “Invece del ponte” che denuncia la possibilità che vengano scippati centinaia di milioni di euro previsti dal MIMS con una rimodulazione del Pnrr, su cui relazionerà al Parlamento il Ministro Fitto il prossimo 26 aprile. “Non rinnovare e non ambientalizzare la flotta pubblica per l’attraversamento dello Stretto – si legge in una nota di Invece del ponte - significherebbe mantenere un servizio inefficiente e rinunciare a un importante intervento funzionale alla transizione ecologica. Non c’è alcuna giustificazione per questo scippo. La realizzazione del ponte non avverrà né domani né dopodomani. Non esiste un progetto preliminare concluso. Il costo dell’opera è a oggi indefinito e sicuramente superiore ai 14-15 miliardi. Non esiste allo stato alcun finanziamento né pubblico né privato. Nessuno può dire se al costo attuale l’opera potrà superare positivamente la valutazione costi-benefici. Sia Rfi che gli operatori privati hanno chiarito in Commissione Trasporti e Ambiente che il traghettamento navale dovrà comunque continuare anche qualora il ponte dovesse essere realizzato, per servire i pendolari (oltre 2 milioni di passaggi l’anno) e per garantire la continuità territoriale nei casi di inagibilità del ponte. La motivazione di chi suggerisce che il ponte renderebbe superfluo e non giustificato l’ammodernamento della flotta pubblica è dunque totalmente infondata”.

"Ennesimo furto ai danni dei cittadini"

Per il comitato c’è dunque il rischio che “il ponte che non c’è paralizzi presente e futuro nell’area dello Stretto di Messina e blocchi ogni ipotesi di sviluppo, ammodernamento, sostenibilità e lancia un appello ai parlamentari siciliani e calabresi, ai presidenti delle Regioni Siciliana e Calabria, ai sindaci di Messina, Reggio Calabria e Villa San Giovanni affinché si “attivino tutte le iniziative necessarie per non consentire questo ennesimo furto ai danni dei cittadini dell’area dello Stretto”.

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