Precari dei traghetti nella bufera: "Su di noi lo spettro della disoccupazione"

Sui trenta marittimi di Rfi l'incertezza di essere nuovamente chiamati a lavorare a bordo dei traghetti nonostante i pensionamenti e la carenza di organico. Negata ancora una volta la conversione del contratto

L'assemblea dei precari

Hanno quasi tutti fra i trenta e i cinquant'anni. Prestano servizio come lavoratori a turno da oltre vent'anni al servizio della società di traghettamento ferroviario RFI. Oggi, mentre il Ministero dei Trasporti proroga di un anno le concessioni alle società di navigazione private erogando in loro favore centinaia di milioni di euro, rischiano la disoccupazione.

All'orizzonte, per loro, nonostante i numerosi pensionamenti e i ricambi in seno all'organico delle ferrovie, nessuna possibilità di essere convertiti in personale a tempo indeterminato con un contratto da ferrovieri. Tante le proteste che, nel corso degli anni, hanno portato risultati importanti, come la stabilizzazione degli ex precari di Blujet, che oggi diventa però l'arma a doppio taglio per il personale navigante con contratto da ferroviari firmato con Fs, cui rischio è la disoccupazione. 

"Noi non ci sentiamo assolutamente occasionali, perché siamo chiamati a lavorare ogni anno per almeno due turni da 78 giorni, dunque per circa sei mesi dopo i quali inseguiamo la naspi o altri lavori occasionali senza certezze né per noi né per la nostra famiglia", spiega Vincenzo Grasso durante l'assemblea organizzata venerdì pomeriggio alla Stazione ferroviaria. "Appena avranno problemi di organico ci continueranno a chiamare secondo un criterio che non è mai cambiato e che oggi è sempre più incerto", spiega.

Una modalità di reclutamento che è cominciata nel 1994 e che non è mai cambiato nel corso del tempo. "Dopo vent'anni di precariato siamo arrivati ad avere una esperienza specifica ciascuno nel suo settore ma abbiamo oltre 50 anni d'età adesso, quindi non troveremo mai un altro lavoro - aggiunge Grasso - con il rischio di essere superati anche dai più giovani o da chi ha avuto la possibilità di una conversione del contratto".

L'esito delle diverse cause presentate dagli stessi lavoratori è stato negativo. "Oltre il danno anche la beffa - spiega il dipendente Antonio Cannarozzo - Perché nonostante i contratti delle ferrovie prevedano che dopo tre anni di servizio si debba essere assunti a tempo indeterminato per noi questa clausola non è alsa. Oggi lo spettro della disoccupazione per noi è sconforto morale e offesa. Abbiamo tutti figli e famiglia e nonostante le richieste all'azienda di una assunzione senza riconoscimenti dei contributi versati in precedenza non abbiamo stretto altro che un pugno di mosche". "Quando non siamo chiamati ci si arrangia come si può. Chi pesca, chi lavora in nero, ognuno fa ciò che può per poter andare avanti", sottolinea il marittimo Francesco Iaria. 

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A farsi portavoce delle richieste dei lavoratori i capigruppo del Movimento 5 Stelle al consiglio comunale Paolo Mangano, alla regione, Valentina Zafarana e Antonio De Luca, alla camera, Angela Raffa, intervenuti nel corso dell'assemblea e confrontarsi con tutti i dipendenti. Con loro anche il sindacalista dell'Orsa, Mariano Massaro. 

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