Martedì, 19 Ottobre 2021
Cronaca

Immobiliare Cappellani, condannato solo Dino Cuzzocrea

Cadono le accuse per il fratello Aldo, il medico Di Prima e il commercialista Zaccone. L'indagine sui dieci milioni di euro sospetti rientrati in Italia attraverso lo scudo fiscale del 2009

Due anni e sei mesi a Dino Cuzzocrea, assolti perché il fatto non sussiste Aldo Cuzzocrea e Antonio Di Prima. Prescrizione per il commercialista Dario Zaccone.  Si chiede così il processo davanti la prima sezione penale del Tribunale di Messina sull’inchiesta che nel 2017 ha portato al sequestro di una porzione dell’immobile della clinica “Villa Cappellani”di Messina, proprietà della “Immobiliare Cappellani” di Dino Cuzzocrea.

Il capo della Direzione investigativa antimafia della Sicilia Orientale, Renato Panvini, l’aveva definita “una operazione da manuale”. E per questo, oltre che ringraziare in conferenza stampa, il procuratore aggiunto di Messina Sebastiano Ardita, che aveva coordinato l’indagine insieme al sostituto procuratore Fabrizio Monaco, aveva avuto parole di elogio per il minuzioso lavoro “tecnico” svolto dagli agenti della Guardia di Finanza di Messina. Oggi su quelle che erano state definite dagli inquirenti “opache operazioni societarie” si mette il primo punto. 

I giudici hanno escluso la provenienza illecita delle somme e restano in piedi solo le accuse mosse a Dino Cuzzocrea per trasferimento di valori (quote societarie) alla moglie. Si aspettano le motivazioni della sentenza per presentare eventuale ricorso in appello anche perché – spiega l’avvocato Alberto Gullino – sul trasferimento di quote alla moglie, la Cassazione non aveva rilevato nulla di illecito.

Quando scatta l’indagine, la clinica è proprietà della “Immobiliare Cappellani” di Dino Cuzzocrea, che ha intestato il 58% delle quote, prima in capo alla società anonima di diritto lussemburghese “Aughi”, alla moglie Maria Amelia Andrini. 

Il complesso passaggio di mano della struttura di Viale Regina Elena - rilevata nel 2002 da Maria Luisa Ferretti e dalla famiglia Verzera - era stato ricostruito dagli inquirenti a seguito di una segnalazione di Bankitalia sui fondi “anomali” che vengono “scudati” per rientrare in Italia, 1.099.990,00 euro in capo a Dino Cuzzocrea e 733.153.00,00 in capo al medico della Asl di Messina Antonio Di Prima.

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