Cronaca

De Luca a processo per diffamazione: “Il procuratore Barbaro ha bruciato dieci anni della mia vita”

L’intervento del sindaco che ha parlato di “veleno” nelle dichiarazioni del procuratore che ha chiesto il suo primo arresto. “All’udienza di ottobre parleremo dei vantaggi che il suo ruolo gli ha portato”

“Io ve l’ho detto che c’è movimento, vedremo come andrà a finire. Io vado avanti, non appartengo a certe consorterie e ne sono orgoglioso. Non utilizzo la mia influenza per sistemarmi la settima generazione”.

Ha concluso così un lungo intervento nella sua pagina social il sindaco di Messina Cateno De Luca che stamani ha commentato gli esiti dell’udienza del processo a Reggio Calabria in cui il primo cittadino è imputato per diffamazione ai danni del procuratore Barbaro a seguito della pubblicazione del libro “Lupara giudiziaria”.

Duro l’intervento del sindaco che ha parlato del “veleno” colto nelle dichiarazioni del procuratore che ha chiesto il suo primo arresto “da cui sono scaturiti poi gli altri procedimenti”.

“Ha bruciato dieci anni della mia vita e mi ha fatto spendere oltre un milione di euro in avvocati e consulenti – è lo sfogo del sindaco -  perchè l’ho attaccato su vari fronti. Mi ha chiesto 500 mila euro di risarcimento danni, nonostante quando uscì la sentenza di assoluzione nei miei confronti mi sono scusato dei toni utilizzati. Ma mettetevi al mio posto, una persona innocente che sa di essere tale… Arrestato in consiglio comunale con modalità squallide, in pieno svolgimento delle mie attività. Mi dicono i miei avvocati che tra le tante cavolate che avrebbe detto il procuratore generale anche che lo dovrei ringraziare perchè se sono sindaco di Messina è grazie a lui. Aspetto di leggere i verbali, ma questa è una affermazione di una gravità unica. Se ha detto questo siamo di fronte a un soggetto che ha qualche turbamento. Quando un procuratore della Repubblica, sotto giuramento, continua a insinuare su vicende per il quale sono stato assolto con formula piena e li continua a mistificare in un’aula di tribunale vuol dire che siamo di fronte a un personaggio che non ha equilibrio rispetto al sindaco della città.  C’è chi ci scherza sul fatto che ora mi arrestano per la terza volta – ironizza De Luca - così divento presidente della Regione”.

Dichiarazioni che riaprono conflitti che avevano avuto un exploit già a febbraio, quando il nome del procuratore Barbaro fu associato all’inchiesta di Perugia sul caso Palamara-Calafiore-Amara. In quell’occasione il procuratore mise in evidenza la strana coincidenza della divulgazione della notizia proprio il giorno prima dell’inizio del processo penale a Reggio Calabria scatenando l’ira del primo cittadino.

“All’udienza di ottobre – ha detto il sindaco – parleremo dei vantaggi che il suo ruolo gli ha portato”.

Uno scontro destinato dunque a crescere proprio mentre filtrano nuove indiscrezioni sul caso Amara, l’avvocato siracusano di cui si stanno occupando le procure di mezza Italia.

Secondo l’Espresso la procura di Messina guidata da Maurizio De Lucia si dovrà ora occupare delle nuove rivelazioni di Piero Amara che aprono l’ennesimo squarcio sul mondo giudiziario.

In quasi cento pagine di verbale che l’Espresso ha ricostruito, Amara – che ha chiesto il terzo patteggiamento per bancarotta - riferisce di legami con alcuni magistrati che reggevano la procura di Siracusa, oppure avevano ruoli chiave a Catania, come l’allora aggiunto Giuseppe Toscano e l’allora capo della procura generale Giovanni Tinebra.  Adombrando ancora una volta lo spettro di “sistemi”.

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