Giovedì, 18 Luglio 2024
Cronaca

L'indagine sulle tangenti a Messinambiente per la gestione rifiuti, una condanna e tre prescrizioni

Inflitti quattro anni e mezzo per peculato a Antonino Inferrera, ex responsabile amministrativo e contabile

Una condanna e tre prescrizioni. Si chiude così, dopo nove anni, il processo scaturito dall’inchiesta sulle presunte tangenti a MessinAmbiente, la partecipata che si occupava della gestione rifiuti.

La seconda sezione penale del tribunale presieduto dalla giudice Maria Eugenia Grimaldi ha inflitto quattro anni e sei mesi di reclusione per peculato sono stati inflitti a Antonino Inferrera, ex responsabile amministrativo e contabile, interdetto anche dai pubblici uffici, una confisca per 4.965,68 euro e risarcimento danni alle parti civili.

Prescritta invece la corruzione sia per lo stesso Inferrera, difeso dall'avvocato Giuseppe Carrabba, che per gli altri tre imputati: gli imprenditori Marcello De Vincenzo e Francesco Gentiluomo (assistito dagli avvocati Carlo e Tommaso Autru Ryolo) nonché il broker assicurativo di Milazzo Antonino Buttino. Entro 90 giorni le motivazioni.

L’accusa contestava affidamenti e acquisti in cambio di somme di denaro per consulenze fittizie. Le indagini erano scattate nel 2013 quando la società era accentrata nelle mani di Armando Di Maria, commissario liquidatore nel frattempo deceduto. Secondo l'accusa non aveva alcuna competenza manageriale e si affidava a privati per gestire buona parte dei servizi: dalla raccolta Rsu assegnata alla ditta Seap di Agrigento alla manutenzione di mezzi e cassonetti interamente demandata a ditte esterne, tra cui la Mediterranea di Marcello De Vincenzo e la Gentiluomo s.r.l. di proprietà di Francesco Gentiluomo. Dalle carte dell’inchiesta emergeva proprio il ruolo apicale del dirigente amministrativo della società, in forza all’area contabile, Antonino Inferrera, che era braccio destro di Di Maria e riusciva ad influire sulla scelta dei partners privati, sull’ordine preferenziale e sull’entità dei pagamenti ai fornitori.

A fronte di affidamenti di servizi e consulenze a imprenditori “amici”, scelti in modo discrezionale, spesso non c’era una contropartita in termini di qualità ed economicità del servizio reso. Mentre Inferrera intascava somme dell’ordine di diverse migliaia di euro dai privati, sotto forma di servizi e consulenze fittizie conferiti a due società dallo stesso gestite: la Finconsulting e la Fin.service s.r.l.. A fronte di appalti e acquisti per oltre 3 milioni di euro affidati da Messinambiente alle ditte Mediterranea e Gentiluomo e dell’assegnazione del servizio di copertura assicurativa dei mezzi della partecipata al broker barcellonese Antonino Buttino, le società che facevano capo a Nino Inferrera ricevevano dagli stessi imprenditori incarichi di consulenza, che le indagini dimostrano essere fittizi. Dal 2011 al 2014 Inferrera aveva ricevuto diverse somme dal broker Buttino, da De Vincenzo e da Gentiluomo. Per questi ultimi tre l'accusa rappresentata da Giulia Falchi aveva chiesto 4 anni.

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