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Cronaca

Processo Montante, Musumeci depone e tira in ballo nel "cerchio magico" Antoci e Lumia

Le affermazioni come testimone del ministro ed ex presidente della Regione destinate a scatenare polemiche. La replica: "Fantasiose ricostruzioni"

Sono destinate a scatenare polemiche le dichiarazioni che il ministro Nello Musumeci, ex presidente della Regione, ha rilasciato nell'aula bunker di Caltanissetta al processo sull'ex presidente di Confindustria Antonello Montante. Affermazioni che tirano in ballo, tra gli altri, l'ex presidente del Parco dei Nebrodi Giuseppe Antoci e l'ex senatore Giuseppe Lumia. "Il cerchio magico" dell'ex presidente degli industriali siciliani Antonello Montante "era una sorta di loggia" - ha affermato il ministro durante la deposizione come teste - del cerchio magico faceva parte anche Giuseppe Antoci", l'ex presidente del Parco dei Nebrodi che vive sotto scorta. "Ho proceduto poi a rimuovere il dottor Antoci dal Parco dei Nebrodi" - ha continuato Musumeci - che con Montante, era uno degli apostoli dell'Antimafia in Sicilia".

Adnkronos riporta altre dichiarazioni del ministro: "Io sono intervenuto per rimuoverlo dalla carica di presidente dell'Ente Parco dei Nebrodi. Intervenni non per un pregiudizio personale o politico, pur trattandosi di un esponente della Sinistra, già candidato. Ma intervenni perché lo spoilsystem doveva essere generalizzato".

Antoci che ancora oggi vive sotto scorta fu vittima nel maggio 2016 di un attentato di stampo mafioso nella strada tra Cesarò e San Fratello, a lui si deve il protocollo contro la mafia dei Nebrodi per fermare le truffe comunitarie. Nel luglio 2020 il Gip di Messina aveva archiviato la seconda inchiesta sull'attentato nata su richiesta dell'ex commissione regionale antimafia presieduta da Claudio Fava che aveva chiesto che s'indagasse esprimendo nella relazione finale "tre ipotesi", tra cui una che ipotizzava una "messinscena" sul tentativo di uccidere l'allora amministratore pubblico. Il gip accolse la richiesta del magistrato della Direzione distrettuale antimafia Fabrizio Monaco. 

“E’ incredibile –  ha replicato Antoci – come Musumeci, invece di spiegare i reali motivi della mia rimozione, mi citi in un contesto per me estraneo considerato che non ho mai conosciuto, incontrato, neanche per caso, né mai sentito il tono della voce di Antonello Montante, persona, ripeto, che non ho mai conosciuto e del quale ho commentato favorevolmente, con un apposito comunicato stampa del 10 maggio 2019, la sentenza di condanna”. “Dov’era Musumeci – continua Antoci – quando, ancora dopo l’attentato, in questi ultimi mesi la mafia dal 41 bis mi continuava a condannare a morte? Dov’era Musumeci quando venivo urgentemente spostato dall’Hotel di Bologna per il ritrovamento di bossoli davanti alla porta? Tutta la politica italiana e tutti i partiti mi sono stati vicino. Anche i suoi colleghi di partito – ancora Antoci – da La Russa in poi, mi hanno manifestato grande vicinanza e solidarietà. Ma sempre gli altri esponenti politici, di lui neanche traccia, casualmente; di lui si ricorda solo la mia rimozione che è stata commentata nei modi che conosciamo in Italia e all’Estero”.

“Ecco- continua Antoci – a proposito di Apostoli, così mi ha appellato, per tutto ciò Musumeci sarà sicuramente ricordato dalla storia. Spieghi le reali motivazioni di tanto astio nei miei confronti, invece che uscire dal cilindro fantasiose e pretestuose ricostruzioni come nella migliore tradizione di tanti, che in questi anni, hanno provato a delegittimarmi e che sono regolarmente finiti condannati in Trubunale”. 

A difendere Antoci il vicepresidente della commissione regionale antimafia Ismaele Lavardera: “Ho appreso con stupore le parole di Musumeci che davanti ai Pm dice Nel “cerchio magico” c'era anche Antoci, io l'ho rimosso dal Parco dei Nebrodi”. La storia di Antoci è nota a tutti, tranne che a Musumeci, che cerca di mascariare la storia di Antoci che fino a qualche giorno fa grazie al suo protocollo ha permesso arresti clamorosi sulla mafia dei Nebrodi. Un uomo che vive una vita blindata, che da anni lotta e si batte per la legalità non può essere strumentalizzato e vilipeso da un ministro della Repubblica italiana. La Meloni intervenga e lo rimuova subito”. 

“Evidentemente lo sport preferito di Musumeci è quello di parlare a sproposito. Lo ha fatto spesso da presidente della Regione, lo ha fatto da ministro, continua a farlo ora da teste nel corso processo Montante, screditando un uomo, come Antoci, la cui dirittura morale è testimoniata dai fatti. E si tratta di fatti che l'ex presidente del Parco dei Nebrodi ha scontato sulla sua pelle per stare dalla parte della legalità”: è il commento del coordinatore regionale del M5S, Nuccio Di Paola.

“Musumeci – continua Di Paola - dovrebbe solo ringraziare Antoci per il suo protocollo della legalità, diventato legge dello Stato, che ha contribuito ad assestare pesanti colpi contro la cosiddetta mafia dei pascoli”

Nel corso della deposizione Musumeci ha lanciato accuse anche contro l'ex senatore Giuseppe Lumia che nel Messinese, negli anni di governo del centrosinistra, aveva un importante seguito elettorale: "L'ex Presidente della Regione siciliana, Rosario Crocetta "era l'esecutore" dell'ex senatore "Giuseppe Lumia" - ha dichiarato Musumeci - ribadendo che il "cerchio magico" di Montante era "una sorta di loggia" dove "ognuno aveva un ruolo e tutti si lavorava per mantenere saldo il controllo del potere". "Potere politico ed economico - ha spiegato - nel governo Crocetta il potere politico era curato dal senatore Lumia, perché Crocetta era una sorta di esecutore e il potere economico era curato da Antonello Montante".

Il processo - che ormai è diventato un maxiprocesso - era nato dall'inchiesta della squadra mobile di Caltanissetta "Double Face" del 2018: secondo gli investigatori, Montante avrebbe messo su un sistema di potere "grazie ad una ramificata rete di relazioni e complicità intessuta con vari personaggi inseriti ai vertici dei vari settori delle istituzioni".


 

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