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Cronaca

Processo Montante, corsa contro il tempo per evitare la prescrizione: fissate 4 udienze al mese

La decisione del presidente del tribunale di Caltanissetta. Alla sbarra politici, imprenditori, rappresentanti delle forze dell'ordine, ma soprattutto l'ex presidente degli industriali siciliani, già condannato in un altro procedimento per corruzione

E'corsa contro il tempo nel processo di Caltanissetta sul così detto "Sistema Montante" che vede alla sbarra politici, imprenditori, rappresentanti forze dell'ordine, ma soprattutto l'ex presidente degli industriali siciliani Antonello Montante, già condannato in un altro processo per corruzione. Il presidente del tribunale di Caltanissetta Francesco D'Arrigo oggi, nel corso dell'udienza, ha annunciato che "da ora in poi" si terranno "quattro udienze al mese, tutte concentrate di lunedì". Ma la prossima è stata fissata comunque per venerdì, mentre le altre si terranno il 15 e il 29. Un modo per riuscire ad evitare la prescrizione che incombe su alcuni imputati. Sempre oggi è stato ascoltato un teste, il luogotenente della Dia Angelo Bonaffino, che ha parlato di una strana richiesta pervenuta nel 2012 dall'allora capocentro Dia di Palermo Giuseppe D'Agata, imputato, che gli chiese di eseguire delle verifiche su un imprenditore, Giuseppe Moncada, morto un anno fa a 59 anni per un infarto.

Inizialmente, i processi sul "cerchio magico" di Montante, oggi assente in aula, erano due. Un processo Montante bis e quello ordinario, che vedeva alla sbarra 17 imputati. Nel processo bis erano imputati, oltre all’ex paladino dell’antimafia Montante, ex presidente di Confindustria Sicilia, l’ex presidente della Regione Rosario Crocetta, gli ex assessori Linda Vancheri e Mariella Lo Bello, l’ex commissario Irsap Maria Grazia Brandara, gli imprenditori Giuseppe Catanzaro, Rosario Amarù e Carmelo Turco, Vincenzo Savastano vicequestore aggiunto all’epoca dei fatti della polizia dell’ufficio di frontiera di Fiumicino, Gaetano Scillia capocentro Dia di Caltanissetta dal 2010 al 2014, Arturo De Felice, direttore della Dia dal 2012 al 2014, Giuseppe D’Agata, colonnello dei carabinieri, e Diego Di Simone Perricone, ex capo della security di Confindustria.

Mentre nell'ordinario, erano imputati l'ex presidente del Senato Renato Schifani, oggi presidente della Regione, accusato di concorso in associazione a delinquere semplice e rivelazione di notizie riservate. Sotto processo anche l’ex direttore dell’Aisi Arturo Esposito, il caporeparto dell’Aisi Andrea Cavacece, il “re dei supermercati” Massimo Romano, il tributarista Massimo Cuva, il colonnello dei carabinieri Giuseppe D’Agata, il sindacalista Maurizio Bernava, gli imprenditori del settore sicurezza Andrea e Salvatore Calì, Rosetta Cangialosi, Carmela Giardina e Vincenzo Mistretta (tre dipendenti di Montante), il poliziotto Salvatore Graceffa, il dirigente di Confindustria Carlo La Rotonda, il maggiore della guardia di finanza Ettore Orfanello, il luogotenente Mario Sanfilippo e il colonnello dei carabinieri Letterio Romeo.

L'ex paladino dell'antimafia, secondo gli inquirenti, avrebbe messo in piedi un sistema di potere, ideato e attuato "grazie a una ramificata rete di relazioni e complicità intessuta con vari personaggi inseriti ai vertici dei vari settori delle istituzioni". Inoltre sarebbe stato al centro di una attività di dossieraggio realizzata, anche grazie a complicità eccellenti, attraverso l'accesso alla banca dati delle forze dell'ordine e finalizzata a ricattare "nemici", condizionare attività politiche e amministrative e acquisire informazioni su indagini a suo carico.

Grazie ai suoi contatti e all'influenza che esercitava in alcuni ambienti istituzionali, l'imprenditore avrebbe creato una sorta di rete spionistica: in cambio di favori, esponenti delle forze dell'ordine gli avrebbero dato informazioni su inchieste a suo carico, dritte sui "nemici", consentito di avere pile di dossier su personaggi influenti. Secondo gli inquirenti, Montante sarebbe stato la testa di una sorta di "governo parallelo" in Sicilia, e avrebbe "diretto" la vita politica e amministrativa dell'Isola, piazzando suoi uomini in posti strategici. "E' stato accertato con sufficiente chiarezza - aveva scritto la Procura nissena nella richiesta di arresto - che Montante, oltre a promettere e a far ottenere occupazioni lavorative, si prodigasse per soddisfare aspettative di carriera o trasferimenti di sede".

Nel processo abbreviato, lo scorso 8 luglio, la Corte d'appello di Caltanissetta dopo 8 ore di Camera di consiglio aveva condannato l'ex presidente di Confindustria Sicilia a 8 anni di carcere per associazione a delinquere finalizzata alla corruzione e accesso abusivo al sistema informatico. La Corte d’appello di Caltanissetta presieduta da Andreina Occhipinti (a latere Giovanbattista Tona e Alessandra Giunta) aveva condannato a luglio anche i componenti del “cerchio magico”: 5 anni per Diego Di Simone, l’ex ispettore della squadra mobile di Palermo diventato il capo della security di Confindustria. In primo grado aveva avuto 6 anni e 4 mesi. Un’altra condanna anche per Marco De Angelis, sostituto commissario della questura di Palermo: 3 anni e 3 mesi anni, mentre in primo grado ne aveva avuto 4. Anche lui avrebbe avuto un ruolo determinante nell’attività di spionaggio.

Fonte: Adnkronos

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