rotate-mobile
Martedì, 7 Febbraio 2023
Cronaca

Vent'anni del tram a Messina, l'ex sindaco Leonardi: "Ecco le mie proposte sul restyling"

Un lungo documento in cui l'allora cittadino spiega la sua visione per la Messina dei prossimi anni e interpella l'attuale amministrazione

A vent'anni dall'attivazione del tram la notizia del suo futuro restyling ha suscitato la riflessione dell'allora sindaco di Messina, Salvatore Leonardi, che nel 1998 ne ha progettato la realizzazione avvenuta in 4 anni e 8 mesi. "Una fase intensa e difficile della vita amministrativa della  Città che, finalmente, veniva affrancata dalla nomea di “città delle incompiute”, scrive Leonardi in una lunga nota destinata all'attuale amministrazione, con uno sguardo al passato e delle proposte per il futuro. 

Il tram e la Metro-ferrovia 

"Le due opere (tram e Metro--ferrovia) - costate tra Comunità Europea, Comune e F.S. quasi 220 miliardi di lire - se gestite razionalmente avrebbe potuto (e potrebbero tuttavia) dotare la Città di un eccezionale sistema di trasporto rapido di massa, veloce ed ecologico,  alleggerendo notevolmente  il carico del traffico gommato cittadino, come propugna da tempo l’Amministrazione Comunale", prosegue Leonardi. 

"La Metro-ferrovia, pur riammodernata nelle stazioni dotate di opportuni spazi per gli interscambi, avrebbe, tuttavia, dovuto essere supportata da un diverso impegno da parte di RFI nonché integrata dalla rimodulazione c.d. “a pettine” del sistema di trasporto comunale, (non a caso riconosciuta dal Consulente dell’Amministrazione “struttura a pettine da manuale”).  La Tranvia, invece, per anni, è stata gestita in maniera disastrosa se è vero che, a quanto si dice, delle 16+1 vetture in dotazione, si è arrivati a farne funzionare meno della metà, trascurando, perfino, la indispensabile sincronizzazione del sistema semaforico, malgrado esistesse agli atti specifico progetto e finanziamento. La situazione è opportunamente migliorata recentemente grazie agli interventi delle ultime amministrazioni", prosegue. 

"Non ho difficoltà, tuttavia, ad ammettere che la struttura ha palesato, subito e nel tempo, vari errori (anche nel percorso, in particolare sul verso di Corso V. Emanuele) ed incompletezze, alcuni rilevati già in sede di costruzione ma non corretti per l’impossibilità di ricorrere a frequenti “varianti” che avrebbero comportato lo sforamento dei tempi assegnati dalla Comunità Europea per il completamento dell’opera e per le violente polemiche che ogni ipotesi di modifica scatenava.  Ci siamo limitati a spostare i binari di meno di 50 metri verso mare a salvaguardia dell’unica più grande e popolare tradizione della nostra Città: il percorso della Vara. Ora sono trascorsi quasi venti anni e la Travia, pur con i suoi attuali limiti, è stata “digerita” e ha dimostrato di essere gradita da gran parte dei cittadini, soprattutto dai giovani. Apprezzo, pertanto, l’intervento di ammodernamento e razionalizzazione volto a ridare la dovuta efficienza al sistema", scrive ancora. 

Le due zone controverse

"Nella zona di provinciale, perché non stimolare l’uso del mezzo pubblico disincentivando quello privato?  Se l’obbiettivo fosse questo, come fortemente sostenuto dall’attuale Amministrazione e perfettamente condiviso, si potrebbe mantenere l’attuale assetto", prosegue la nota. "Ma tale soluzione, tuttavia, forse danneggia le attività commerciali? Allora, l’eliminazione di un binario, con tutte le molteplici conseguenze (di carattere trasportistico, di sicurezza etc. potrebbe essere conseguente. Ma, perché non recuperare nuovi spazi con parcheggi di interscambio, rivitalizzare significativamente quel territorio  e, contestualmente, dare adeguate risposte a tutte le istanze? In tal caso, sarebbe necessario  riprendere con le RFI (a ciò forse dovute) il  progetto della demolizione, almeno  fino alle carceri, della “muraglia cinese” del vecchio percorso ferroviario che non credo sia altrimenti utilizzabile, atteso l’immenso costo del suo risanamento e della rimessa in sicurezza delle varie Gallerie (dell’Angelo, Petrazza, Gonzaga, Peloritana… etc,)", scrive. 

"Rebus sic stantibus, ogni soluzione appare opinabile per cui, intanto, si potrebbe intervenire con provvedimenti più amministrativi che strutturali come utilizzazione promiscua, disattivazione temporanea di un binario etc..Le restanti innovazioni, ripeto per quel che so, mi sembrano di buon senso ed accettabili (nessuno piangerà per la eliminazione del “catafalco” di Piazza Cairoli o per la eliminazione del giro attorno alla Fontana della Stazione. Spero solo che sia stata prevista la reintegrazione delle palme ammalorate e un ottimale ripristino della Fontana a getti di Piazza Cairoli", prosegue Leonardi. 

"Il punto più controverso restta Corso Vittorio Emanuele", per l'ex sindaco. "Ho convenuto in passato, e ne sono tuttavia convinto, che in quel sito è stato compiuto il più grosso errore nella realizzazione della tranvia con negative conseguenze a danno della complessiva mobilità cittadina e, forse, a danno di qualche attività commerciale, seppur limitato in considerazione del fatto che sull’arteria sporgono vari edifici pubblici – una banca, il Palazzo del Catasto, quello dell’INPS e un albergo - mentre le piazzette c.d. “tematiche” hanno fortemente attenuato i disagi di molti esercizi pubblici", spiega. 

"In questo caso, le soluzioni erano due: fare scorrere la tranvia lungo il confine con l’area portuale, evitando l’attuale insensata “gimkana” tra la Dogana ed il Circolo Thalatta, oppure lungo il marciapiede, lato monte. Si scelse questa seconda ipotesi su richiesta delle Autorità portuali in ragione che le linee aere del tram avrebbero potuto ostacolare l’accesso dei mezzi pesanti a servizio delle attività commerciali all’epoca ancora attive nel Porto, Oggi, questi condizionamenti non esistono più, in quanto il Porto, ormai recintato, si è qualificato come approdo croceristico, destinando al costruendo secondo Porto di Tremestieri le attività commerciali", aggiunge. 

La proposta di Leonardi

"Sconosco le soluzioni immaginate dalla Amministrazione e le subordinate ragioni, ma, allo stato delle mie conoscenze, riterrei opportuno (ove l’Autorità Portuale non opponesse ostacoli) ritornare alla prima soluzione (linea rasente il confine del territorio portuale) a suo tempo pretermessa, mantenendo, così, il doppio binario. E ciò per almeno tre essenziali motivi: l’eliminazione di un binario sarebbe dannosa, come sostengono anche le OO.SS., alla efficienza di una infrastruttura ideata come asse portante ed ecologico del sistema di trasporto veloce di massa tra nord e sud città; affidarsi alla efficienza di meccanismi sempre suscettibili di guasti sarebbe pericoloso alla sicurezza del sistema, (succede anche nei sistemi ferroviari).. Storicamente, dall’inizio del secolo scorso fino al 1951, le tranvie messinesi hanno sempre mantenuto (nella tratta Gazzi – Annunziata) il doppio binario tranne, e per breve tempo, nello scavalcamento del greto del Torrente Giostra; ultimo, ma non per importanza, la soluzione suggerita, oltre a restituire ai cittadini una più accettabile fruizione del Corso, consentirebbe, cosa importantissima, il riassetto del nodo automobilistico attorno alla Prefettura ripristinando la continuità viabile dal Viale della Libertà e, quindi, con la parte bassa della città, estremamente funzionale alla realizzazione completa di via Don Blasco", spiega Leonardi. 

"Tanto ho sentito di proporre, da sindaco “veterano” e uno dei protagonisti della realizzazione dell’attuale tranvia, per doveroso, autentico spirito di collaborazione. Immagino che l’obbiezione di fondo che ne renderà problematico l’accoglimento sia che i lavori sono appaltati e forse consegnati all’impresa appaltatrice - ma l’attuale Assessore ai Lavori Pubblici è apprezzato ingegnere e sa bene come districarsi nei fastidiosi meandri delle procedure delle varianti in corso d’opera", conclude. 

Si parla di
Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Vent'anni del tram a Messina, l'ex sindaco Leonardi: "Ecco le mie proposte sul restyling"

MessinaToday è in caricamento