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Cronaca

Il giro di droga a cavallo di tre province, prosciolto il messinese sotto processo

Si tratta del 37enne Daniele Manuguerra, il procedimento scaturito dall'operazione "Home made",

Le ipotesi della pubblica accusa, secondo il giudice, a conclusione del dibattimento, sono rimaste "semplici congetture prive di riscontro". Il tempo trascorso - 8 anni dai fatti -, tuttavia, non consente una decisione nel merito. Il giudice monocratico Nicoletta Sciarratta, quindi, ha emesso una sentenza di non doversi procedere per intervenuta prescrizione dei reati per tutti i dieci imputati del troncone ordinario.

Il processo è quello scaturito dall'operazione "Home made", che ha sgominato un presunto giro di droga che gravitava attorno a Licata e nel quale era coinvolto un sottufficiale della Guardia costiera. 

Si tratta di: Marco Cavaleri, 38 anni, di Licata; Agostino Curella, 42 anni, di Licata; Mustapha Fakran, 42 anni, originario del Marocco e residente a Licata; Tommaso Massimiliano Ritrovato, 36 anni, di Licata; Angelo Manganello, 48 anni, di Licata; Domenico Pennisi, 47 anni, di Catania; Daniele Manuguerra, 37 anni, di Messina; Angelo Curella, 37 anni, di Licata; Antonio Caruso, 52 anni, di Vittoria (Ragusa) e Mohamed Matar Hassan Omar, 37 anni.

L’operazione dei carabinieri è scattata il 5 dicembre del 2017. Intercettazioni e pedinamenti, durante le indagini, hanno consentito di documentare - sostiene la Procura - le modalità di approvvigionamento della marijuana, prodotta spesso in casa, a Licata, e la successiva, capillare, cessione al dettaglio tra i giovanissimi fra le piazze della movida di Licata, Messina e Catania. 

Il pubblico ministero Elenia Manno, a conclusione, della requisitoria aveva chiesto al giudice di emettere una sentenza di prescrizione. I difensori (fra gli altri gli avvocati Calogero Meli, Santo Lucia e Antonio Montana) si erano associati sottolineando l'estraneità alle accuse dei propri assistiti.

Il giudice, che contestualmente al dispositivo, ha depositato le motivazioni ha sottolineato la debolezza del quadro accusatorio e la mancanza di riscontri alle intercettazioni.

Fonte Agrigentonotizie

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