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Domenica, 29 Maggio 2022
Cronaca

Tir fermi in Sicilia, primi scaffali vuoti e merce in deperimento: "Si rischiano danni incalcolabili"

Dalle zone agricole dell'Isola appello agli autotrasportatori affinché facciano ripartire consegne ed esportazioni. "I blocchi vanno a tutto vantaggio dei nostri competitor". Regione in pressing sul governo Draghi: "Serve un intervento risolutivo, sì ad aiuti economici nel decreto Energia". Nell'ultimo anno rincari del 20,7% sul gasolio

Cominciano a vedersi i primi effetti della protesta degli autotrasportatori che in Sicilia e nel Sud Italia stanno effettuando blocchi per protestare contro l'aumento del carburante. Con l’85% delle merci che viaggia sui strada, lo sciopero dei tir - denuncia Coldirettii - rischia di provocare danni incalcolabili, dal campo alla tavola, con i prodotti deperibili come frutta, verdura, funghi e fiori fermi nei magazzini che marciscono e il rischio concreto di scaffali vuoti anche per la mancanza di forniture all’industria alimentare costretta a fermare gli impianti di lavorazione.

"Pur condividendo le preoccupazioni e le ragioni degli autotrasportatori, strozzati come noi dal caro benzina, dobbiamo evitare che al danno dell’aumento spropositato delle tariffe energetiche si aggiunga la beffa della perdita di ingenti quantitativi di frutta e verdura già pronta per essere immessa sui mercati italiani ed esteri". Lo affermano, in una lettera spedita oggi al prefetto di Catania, i rappresentanti provinciali delle organizzazioni di categoria Cia, Confagricoltura, Consorzio Arancia Rossa di Sicilia Igp, Fruitimprese.

VIDEO | Caro gasolio, bloccato il porto di Tremestieri

"Riteniamo che la risposta all’aumento dei costi per il trasporto e per la produzione - si legge nella missiva - non sia il blocco totale dell’economia che rischia di affossare l’intero comparto agricolo siciliano a tutto vantaggio dei nostri competitor italiani ed europei. Per questo motivo chiediamo un gesto di buonsenso agli autotrasportatori e una mediazione che porti allo sblocco della situazione in tempi brevi. Non possiamo permetterci di far marcire tonnellate di merce coltivata a costo di grandi sacrifici e non possiamo sostenere altri costi che darebbero un colpo mortale alle aziende agricole siciliane"

Stamattina l’assessore regionale ai Trasporti, a margine del tavolo convocato al PalaRegione di Catania con le rappresentanze degli autotrasportatori siciliani, entrati in sciopero da due giorni, ha ribadito "l'urgenza di un intervento risolutivo del governo Draghi riguardo la vertenza degli autotrasportatori siciliani. La Regione rimane al loro fianco, sposando anche le istanze di tutta la filiera dei produttori e dei committenti, piegati dall’aumento dei prezzi e dai disagi dovuti ai blocchi che si stanno estendendo a tutto il Sud Italia. Abbiamo riunito la categoria a Catania per approfondirne ancora le ragioni e per formulare un ulteriore appello per una scelta di responsabilità che possa mitigare la protesta".

"E' vitale, per tutti, non gravare di ulteriori costi i cittadini, le famiglie, le imprese. Ben venga l’ipotesi, emersa nel corso delle nostre interlocuzioni con il viceministro Teresa Bellanova, su cui confidiamo il governo dia seguito, di un aiuto economico per gli autotrasportatori da inserire nel decreto Energia. Il governo Musumeci, per altro verso, conferma i 10 milioni di contributo che verranno erogati a imprese e lavoratori autonomi, a partire da aprile, per contenere le spese di attraversamento dello Stretto di Messina".

Proseguirà a oltranza la trattativa con il governo per trovare soluzioni concrete al rincaro dei carburanti che sta mettendo in ginocchio il settore dell’autotrasporto. Dopo l’incontro di ieri al ministero delle Infrastrutture che si è concluso senza i risultati sperati, Confartigianato insiste sul dialogo e "no" a proteste estreme. "Continueremo a cercare, anche con la nostra categoria nazionale - dice Salvatore Di Piazza, presidente regionale dell’Autotrasporto di Confartigianato Sicilia - un confronto con le istituzioni, tenendo aperto il dialogo con le imprese per trovare le soluzioni necessarie. Le imprese dell’autotrasporto sono state investite negli ultimi tempi da un ciclone spaventoso. Dall’aumento dei carburanti in testa su tutto, all’aumento dell’ad-blue, al costo dei pneumatici. Senza considerare le pesanti ricadute dovute al caro energia, ai costi delle autostrade e degli imbarchi”.

In Sicilia sono quasi 6.500 le imprese del trasporto merci, di cui il 43% sono artigiane. Il maggior numero si trovano nella provincia di Catania (con 1.926 aziende) e Palermo (con 1.124). Nell’arco dell’ultimo anno, il prezzo alla pompa del gasolio per autotrazione è rincarato del 20,7%, con un impatto di maggiori costi, a livello nazionale, pari a 535 milioni di euro per le micro e piccole imprese dell’autotrasporto merci. Una batosta che si scarica interamente sui margini di profitto e sul valore aggiunto aziendale, considerato che i prezzi alla produzione nel trasporto merci, al terzo trimestre 2021, sono in calo dell’1,2% rispetto ad un anno prima. "Non escludiamo che potrà essere necessario spegnere i motori piuttosto che continuare a lavorare in perdita", aggiunge Di Piazza.

Sulla protesta degli autotrasportatori interviene anche Assoutenti: "Il caro benzina - spiega il presidente Furio Truzzi - è un dramma che riguarda tutti, a partire dai consumatori che pagano due volte i rincari dei listini alla pompa, prima attraverso i costi di rifornimento di carburante, poi con i prezzi al dettaglio che salgono per effetto dei maggiori costi di trasporto. La protesta degli autotrasportatori, giusta nelle intenzioni, finisce tuttavia per danneggiare sia i produttori, sia i consumatori, portando ad un ulteriore incremento dei prezzi a causa della riduzione dei prodotti che non arriveranno in questi giorni nei negozi e nei supermercati".

"Non è il momento di forme di lotta divisive e dannose, ma è il momento di unirsi per spingere il Governo a non rimanere a guardare e a intervenire per risolvere una emergenza, quella del caro-benzina, che costa 400 euro annui a famiglia solo per i maggiori costi di rifornimento", conclude Truzzi.

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