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Cronaca

Over65 nel Messinese, l'amaro report della Cgil: "Una provincia di anziani e di anziani poveri"

Rappresentano il 24.8% dell’intera popolazione, quasi un quarto. L’indice di dipendenza è 57,7%, che significa che ogni 100 individui in età attiva (dai 15 ai 64 anni) ce ne sono quasi 58 in età non attiva (0-14 e 65 e oltre)

“Il report Openpolis segnala che il tasso di natalità è in caduta libera, e su questo le amministrazioni pubbliche a partire dalla Città metropolitana e dai comuni dovrebbero interrogarsi sulla loro capacità di fornire servizi e misure per trattenere i giovani che fuggono alla ricerca di opportunità di vita e di lavoro migliori o anche per includere fette crescenti di popolazione intrappolate in dinamiche di disoccupazione, precarietà e inattività che si traducono in esclusione sociale. Ma l’altra faccia della medaglia della denatalità è l’invecchiamento della popolazione”, osservano il segretario generale della Cgil Messina Pietro Patti e la segretaria confederale Stefania Radici.

La Cgil Messina si sofferma su alcuni dati elaborati: nel 2022 si registrano 207,7 anziani over 65 ogni 100 giovani dai 0-14 anni. A Messina città ci sono 54.309 anziani; nei comuni della prima cintura dell’area metropolitana 6.541 anziani; nei comuni della seconda cintura 7.695 anziani; negli altri comuni 80.069 anziani per un totale di 148.614 over 65, di cui oltre la metà, 82.767, sono donne. Rappresentano il 24.8% dell’intera popolazione, quasi un quarto. L’indice di dipendenza è 57,7%, che significa che ogni 100 individui in età attiva (dai 15 ai 64 anni) ce ne sono quasi 58 in età non attiva (0-14 e 65 e oltre); l’indice di dipendenza anziani è 38,8%, 6 punti in più rispetto alla media regionale, ad indicare che ogni 10 persone in età attiva (15-64 anni) ce ne sono 4 over 65.

La Cgil Messina, unitamente al sindacato dei pensionati, affronta il tema dei redditi da pensione e la condizione della popolazione anziana nel territorio. Dei 148.614 over 65 ci sono 67.352 che erano dipendenti privati e prendono una pensione media di 1.071 euro; 9.182 prendono una pensione di invalidità che in media è 723 euro; 30.292 superstiti che prendono una pensione di 646 euro. Il totale è 106.048 con un assegno medio di 813 euro. Le pensioni delle donne per vecchiaia/anzianità sono circa 500 euro in meno; quelle per invalidità circa 200 euro in meno. I dipendenti pubblici over 65 in pensione sono 17.753 per anzianità; 8.564 per vecchiaia; 1.966 per inabilità; 8.370 superstiti per un totale di 36.653. L’importo medio mensile è 2.049 euro, con una differenza di 648 euro tra gli uomini che prendono 2.414 euro e le donne che prendono 1.766 euro (elaborazione Cgil su dati INPS). Inoltre ci sono 2.167 persone che percepiscono la pensione di cittadinanza con un importo medio di 329,74 euro. Altri ancora ricevono prestazioni assistenziali con importi evidentemente bassi.

“Messina è dunque una provincia di anziani e di anziani poveri. Fondamentali dunque sono i servizi per gli anziani per fornire risposte adeguate ai bisogni specifici di questa fascia di popolazione, sia quelli che servono a prevenire l’ospedalizzazione e promuovere l’assistenza di prossimità, che quelli necessari a consentire una vita attiva nella comunità”, dichiarano il segretario generale Patti, la segretaria confederale Radici e la segretaria generale dello Spi-Cgil di Messina Pina Teresa Lontri.

“Salute, Partecipazione e Sicurezza delle persone anziane” sono i tre pilastri dell’Active Ageing, affermati dall’OMS, evidenziano la Cgil Messina e lo Spi che proseguono: dal report ISTAT sugli anziani nelle città metropolitane emerge che a Messina nel 2020 solo lo 0,3% degli anziani ha usufruito di servizi socio-assistenziali e solo lo 0,2% degli anziani non autosufficienti ha usufruito del servizio ADI (Assistenza domiciliare integrata con i servizi sanitari). 

“Questi dati ci danno la cifra di quanti siano gli anziani che non vanno raggiunti dai servizi, pur avendone estremo bisogno”, è il commento di analisi e denuncia degli esponenti della Cgil e dello Spi.

La Cgil Messina, con lo Spi e la categoria Fp, affronta la questione dei servizi da garantire e le risorse da impiegare per fare fronte ai reali bisogni sociali: come emerge dalle riunioni coi Distretti socio-sanitari della provincia, le risorse che pur vengono destinate a categorie fragili come agli anziani non vengono impegnate e dunque spese e rendicontate per criticità inerenti i profili professionali necessari e la capacità tecnico-amministrativa dei comuni coinvolti. Le risorse non mancano, né quelle a valere sul PNRR, né quelle ordinarie stanziate per le politiche sociali.

La Cgil Messina, lo Spi, e la Fp, si soffermano su alcune misure che riguardano sia il Comune di Messina che la realtà territoriale come distretto: come emerge dalla relazione annuale dell’assessora Calafiore, per il rafforzamento dei servizi sociali domiciliari per garantire la dimissione anticipata assistita e prevenire l’ospedalizzazione (PNRR Missione 5 Componente 2 Investimento 1.1. Sub investimento 1.1.3) ci sono € 330.000,00; per l’autonomia degli anziani non autosufficienti (PNRR M5C2 - Investimento 1.1.2 Autonomia degli anziani non autosufficienti) ci sono € 2.460.000,00; per il centro aggregativo diurno Gerusia a valere sui PAO ci sono € 582.609,39; per il servizio di assistenza domiciliare socio-assistenziale per anziani autosufficiente non ADI (PNSCIA - PAC Anziani - SADA- ADI) ci sono € 5.441.346,66; sul Fondo per la prevenzione e il contrasto delle truffe agli anziani Progetto: nonraggi@ME annualità 2022 ci sono € 19.500,00. 

“Sarebbe utile sapere – dicono il segretario della Cgil Pietro Patti, la componente della segreteria Radici, la segretaria dello Spi Lontri, il segretario generale della Fp di Messina Francesco Fucile e la segretaria Fp Elena De Pasquale - quanti sono i potenziali utenti e quanti sono quelli effettivamente intercettati, nonché il fabbisogno effettivo di risorse umane necessarie ad erogare il servizio nei confronti dei potenziali utenti”.

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