"Non si è fermato perché è di colore", Faburama e il viaggio in pullman negato

Il ragazzo gambiano che abita con la moglie a Venetico doveva raggiungere il posto di lavoro ma il conducente dell'autobus ha tirato dritto senza dare spiegazioni lasciando Faburama a piedi e costringendolo ad arrivare a lavoro in ritardo

Non una parola, nemmeno uno sguardo per spiegare a Faburama Ceesay il "no" secco, con un freddo movimento della testa, per negargli di salire sul pullman. Non siamo negli anni sessanta in America, ma siamo nel 2020 e a pochi chilometri da Messina, a Venetico dove sabato mattina un conducente del pullman che collega i paesi della riviera tirrenica con Barcellona Pozzo di Gotto ha negato a un ragazzo gambiano che doveva raggiungere il posto di lavoro di salire alla fermata. A denunciare l'accaduto è la moglie, Marica D'Amico, che ha raccontato tutta la vicenda denunciandola anche alla dirigenza dell'azienda di trasporti e all'assessorato regionale.

"Faburama viaggia tutti i giorni in treno ma il sabato arriva troppo tardi, quindi ha decido di raggiungere la sua azienda con il pullman dell'Ast - spiega - La fermata storica è quella accanto alla Chiesa della Madonna delle Grazie, dove tutti i giorni anche gli studenti prendono il bus per andare a scuola. Ieri mattina il bus è passato e non si è nemmeno fermato". Vana è stata la rincorsa di Faburama per cercare di prenderlo poco più avanti. "Si capisce il gesto di razzismo e di grande maleducazione proprio quando mio marito ha rincorso l'autobus, che si era fermato poco dopo la fermata, al semaforo. Dopo aver bussato per chiedere di salire, senza nemmeno essere stato guardato in faccia ha ricevuto un "no" secco dal conducente", sottolinea ancora Marica. 

Il risultato? Faburama ha dovuto, comunque, prendere il treno delle 10.30 arrivando a lavoro con grandissimo ritardo. "Abbiamo già inviato una pec alla dirigenza dell'azienda e presentato la questione alla regione - aggiunge Marica - Abito da 38 anni a Venetico, non si dica che è stato lui a sbagliare la fermata perché non è così. E anche fosse questo il caso bastava umanamente rispondere alla richiesta di salire spiegando l'errore. Queste forme di razzismo reiterate non possiamo più tollerarle". 

Dagli utenti a bordo fino ai social sono tantissime le dimostrazioni di solidarietà nei confronti di una famiglia stimata in paese e attiva sul fronte sociale da diversi anni. "Grazie a tutti coloro che hanno deciso di esserci, per condannare un comportamento e rivendicare un diritto", commenta Marica. 

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