Mercoledì, 27 Ottobre 2021
Cronaca

Decine di boss con il reddito di cittadinanza, denunce e sequestri per una frode da 300 mila euro

Oltre 20 condannati definitivamente per mafia o loro familiari avrebbero illegittimamente intascato il sussidio. La scoperta della Finanza che ha denunciato 25 persone. L'indagine in sinergia con l'Inps

Decine di boss con il reddito di cittadina. E' quanto scoperto dai finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Messina che hanno dato esecuzione al decreto di sequestro preventivo delle somme indebitamente percepite da diversi soggetti non aventi diritto al beneficio del reddito di cittadinanza, in quanto condannati a titolo definitivo nell’ultimo decennio per reati di mafia, ovvero familiari di soggetti condannati per medesimi reati.

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La scoperta a seguito di un'attenta attività di analisi giuridico-normativa, orientata ad intercettare l'indebita percezione di sussidi pubblici e in collaborazione e sinergia info-operativa con l’Inps.

Il Reddito di Cittadinanza è riconosciuto ai nuclei familiari che, al momento della presentazione della domanda e per tutta la durata dell’erogazione del beneficio, siano in possesso dei requisiti di cittadinanza, residenza e soggiorno, reddituali e patrimoniali, oltre che, tra l'altro, non essere stati condannati, nell'ultimo decennio, con sentenza passata in giudicato, per reati di mafia.

VIDEO | Mafiosi col reddito di cittadinanza, l'inchiesta della Guardia di Finanza

A seguito della verifica di tali presupposti, soggettivi ed oggettivi, quindi, l'attività svolta ha portato alla denuncia di 25 soggetti, sventando così una frode di circa 330.000 €, perpetrata da soggetti condannati per reati di mafia e/o loro familiari che avevano fraudolentemente omesso di dichiarare il proprio status nell’istanza per ottenere il beneficio.

I soggetti condannati per reati di tipo mafioso fanno parte, a vario titolo, dei clan di maggiore spicco di Messina e provincia, quali: Santapaola-Romeo, Sparacio, Spartà, Galli, Batanesi-Bontempo Scavo, De Luca, Mangialupi, Camaro, Tortoriciani, Ventura, Ferrante e Cintorino.   

Tra le principali attività illecite, per le quali i soggetti coinvolti nell’indagine risultano essere condannati, spiccano le estorsioni, l’usura, il traffico di sostanze stupefacenti, il voto di scambio, il maltrattamento e l’organizzazione di competizioni non autorizzate di animali. 

All’esito delle analisi condotte, il Giudice delle Indagini Preliminari del Tribunale di Messina, accogliendo la proposta della locale Procura della Repubblica, ha pertanto disposto il sequestro delle somme indebitamente percepite, per l’ipotesi di reato prevista dall’art. 7 del decreto-legge 28 gennaio 2019, n. 4, per l’illegittima percezione del Reddito di Cittadinanza che, nei casi più gravi, prevede la reclusione da 2 a 6 anni.

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