Ragazzi più sicuri nelle discoteche, ecco i quattro comandamenti del protocollo “Non mi bevo il cervello”

Niente accesso ai minori nelle feste con alcolici e uno spazio per sensibilizzare sui rischi delle droghe i due principi cardine del Codice che potrà essere esposto da chi aderisce al progetto. Uno strumento in soccorso ai genitore. Per scegliere i luoghi del ballo. Senza lo sballo

Non sarà ammessa, da parte dei gestori, l’accesso dei minori di 18 anni agli eventi danzanti che prevedono somministrazione di bevande alcoliche. Nel caso in cui le feste siano destinati a minori o ne è prevista la presenza, non saranno somministrati alcolici neanche agli adulti e questo dovrà essere specificato al momento dell’organizzazione dell’evento e contemplata nel contratto.

Sono due dei “comandamenti” previsti dal protocollo “Non mi bevo il cervello”, un patto sottoscritto dal Comune di Messina con Confesercenti, Concommercio e Confartigianato Messina che prevede un codice di autoregolamentazione per contrastare il fenomeno dell’alcolismo soprattutto fra i giovani.

Ogni esercente munito di licenza per intrattenimento danzante potrà sottoscrivere il codice ed esibire la propria partecipazione al progetto che rivendica una forte valenza sociale. Chi aderirà, dovrà comunicare un referente ed un recapito telefonico che sarà inserito in una chat amministrata da un rappresentante dell’amministrazione comunale che dovrà comunicare eventuali violazioni da chiunque segnalate. Alla terza comunicazione, l’esercente sarà espulso dalla lista degli aderenti.

Oltre le regole già citate, i titolari delle discoteche si impegnano anche ad allestire uno spazio all’interno del locale durante le serate danzanti con persone qualificate del terzo settore che avranno il compito di sensibilizzare gli avventori sui rischi dell’abuso di alcol e di sostanze stupefacenti.

E’ previsto anche l’obbligo per il personale addetto alla sicurezza e alla direzione dei locali di effettuare un corso di quattro ore, a cur e spese del gestore e concordato con le organizzazioni del Terzo settore, al fine di “addestrarli” a riconoscere i sintomi dell’abuso di alcol o di sostaze stupefacenti tra gli avventori, con particolare riguardo ai minori.

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Il protocollo nasce dopo una serie di blitz in città che hanno portato anche alla chiusura di alcune discoteche e hanno messo in evidenza una gestione allegra nella somministrazione di bevande alcoliche.  E’ sentita la necessità, da parte delle famiglie, di garantire ai ragazzi la legittima voglia di divertirsi e socializzare senza per questo dover temere per la loro incolumità. L'obiettivo è dare uno strumento per scegliere con maggiore consapevolezza i luoghi del ballo. Evitando che diventino anche quelli dello sballo.

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