Sabato, 13 Luglio 2024
Cronaca

La mafia a Messina, Giostra "indipendente" mentre il resto della città è cellula del clan Romeo-Santapaola

La mappa della criminalità organizzata tracciata dalla relazione semestrale della Dia. Il territorio peloritano si conferma crocevia di traffici illeciti, in provincia il punto d'incontro tra cosa nostra e 'ndrangheta

Giostra è un caso a sé soprattutto se si parla di criminalità organizzata. Leggendo la relazione semestrale della Direzione Investigativa Antimafia balza agli occhi l'unicità dello storico quartiere che è come un vero e proprio "fortino", estraneo alla restante parte della città. E non è un caso se è proprio la Dia a parlare di eccezione quando aggiorna la mappa criminale del territorio peloritano. "Nella città di Messina, ad eccezione del rione Giostra, risulterebbe attiva, secondo una suddivisione dei quartieri e sovraordinata ai gruppi autoctoni, una “cellula” di cosa nostra catanese riconducibile ai Romeo-Santapaola". Tra via Palermo e la circonvallazione, invece, lo scenario è diverso. A Giostra "risulterebbe storicamente egemone il clan Galli-Tibia, dedito all’organizzazione di corse clandestine di cavalli, al narcotraffico in collaborazione con consorterie catanesi e calabresi, alle scommesse illegali, nonché alla gestione di attività commerciali. Nel territorio continuano a manifestarsi fenomeni criminali legati a reati predatori e al traffico di stupefacenti come confermato da recenti indagini".

La geografia criminale quartiere per quartiere

Nel centro cittadino - spiega la Dia -  continuerebbero ad operare diverse entità criminali. "Dagli esiti dell’operazione Provinciale' del 2021, infatti, emergono forme di collaborazione tra tre distinti gruppi criminali per la spartizione dei proventi derivanti dalle tipiche attività illecite. Al clan Lo Duca, invero, sarebbe stata affiancata l’operatività di una consorteria attiva nel rione “Maregrosso” e di un’altra operante nella zona denominata “Fondo Pugliatti”.

Nel quartiere “Camaro-Bisconte” ridimensionata risulterebbe l’operatività del clan Ventura-Ferrante, così come il clan “Mangialupi”, rappresentato dalle ormai storiche famiglie e anch’esso indebolito da pregresse indagini, continuerebbe ad esercitare il controllo criminale dell’omonimo rione.

Nelle vicinanze del centro cittadino, nel rione “Gravitelli”, opererebbe il clan Mancuso come emerso dalle risultanze dell’operazione “Montagna Fantasma” conclusa lo scorso semestre. In tale contesto territoriale, il 28 marzo 2023, la Dia di Messina ha eseguito l’arresto in flagranza di reato di un soggetto legato da vincoli di parentela ad un elemento di spicco del clan Mancuso, già sottoposto a misura cautelare nell’ambito della citata operazione “Montagna Fantasma”.

A sud del capoluogo e, in particolare, nel quartiere “Santa Lucia sopra Contesse” - si legge nella relazione - si conferma l’operatività del clan Spartà, capace di mantenere stabili contatti con sodalizi calabresi finalizzati all’approvvigionamento di stupefacenti da destinare alle locali piazze di spaccio, come emerge dagli esiti dell’inchiesta conclusa lo scorso luglio 2022 dai Carabinieri di Messina, che ha evidenziato un fiorente traffico di droga sulla rotta Calabria-Sicilia. A conferma della tendenza del clan ad interagire con le confinanti cosche calabresi nello specifico settore, nel periodo in esame intervengono gli esiti dell’operazione “Chanel”, conclusa il 3 marzo 2023 dalla Polizia di Stato di Messina. Le indagini, avviate nel corso del 2021 anche grazie alle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia, hanno rivelato l’esistenza di un sodalizio, dedito a un ingente traffico di cocaina, marijuana e hashish proveniente principalmente dalla Calabria e dalla provincia di Catania, con sede operativa nel quartiere Santa Lucia sopra Contesse. Gli ingenti quantitativi di droga venivano smerciati nelle piazze di spaccio cittadine, localizzate, soprattutto, nei quartieri posti nella zona sud e centrale di Messina, laddove risiedevano gli esponenti di vertice del clan.

Dilaga la corruzione

"Non va sottaciuto, inoltre, il fenomeno delle corruttele che spesso si concretizzano nel settore degli appalti pubblici e nelle procedure di accesso a fondi pubblici che vede coinvolti imprenditori, funzionari pubblici e, a volte, esponenti della criminalità organizzata. Nel semestre, un’indagine condotta dalla Dia di Messina si è conclusa con l’arresto di 4 soggetti ritenuti responsabili in concorso di turbata libertà degli incanti nell’ambito di una gara d’appalto riguardante il Consorzio per le Autostrade Siciliane. In particolare, nel corso del 2020, gli indagati hanno posto in essere condotte finalizzate a turbare il procedimento di formazione del bando di gara riguardante l’espletamento del '…servizio di presidio antincendio...nelle gallerie della rete” autostradale “A18 Messina-Catania e A20 Messina-Palermo”.

Tra gli indagati, un funzionario pubblico ed un imprenditore con precedenti giudiziari in rapporti personali, acclarati da pregresse risultanze investigative, con esponenti di spicco del panorama mafioso della provincia di Messina. L’illecito conseguimento di erogazioni pubbliche è un fenomeno diffuso anche al di fuori di contesti mafiosi.

Già nel semestre precedente un’indagine306 della Guardia di finanza di Messina aveva consentito di disarticolare un “sistema criminale” concepito da un amministratore del Comune Montagnareale  e da nove componenti della sua famiglia per il compimento di numerosi reati economico-finanziari. Il “sistema” “estremamente sofisticato,”, oltre alla bancarotta e al reimpiego dei patrimoni fraudolentemente distratti, era finalizzato ad intercettare, tra gli altri, finanziamenti pubblici concessi dai Comuni di Montagnareale e di Librizzi. Nel senso, il 26 gennaio 2023, la Dia ha eseguito un provvedimento di sequestro beni per un valore pari a circa 12 milioni di euro, nei confronti di un noto commercialista di Mistretta.

Le attività d’indagine hanno documentato il reimpiego delle risorse finanziarie illecitamente accumulate dal soggetto all’esito di plurime condotte criminali finalizzate alla truffa ed all’indebita percezione di erogazioni pubbliche. Il professionista, seppur radicato nel territorio nebroideo, nel tempo, aveva esteso la sua capacità d’azione non solo in ambito regionale ma anche su scala nazionale ed estera, confermando così una pericolosità sociale già emersa in molteplici provvedimenti cautelari e patrimoniali, nonché in talune sentenze di condanna a suo carico. A riguardo, si segnala inoltre che il 12 aprile 2023 i carabinieri hanno eseguito un provvedimento cautelare nei confronti di 2 imprenditori dell’area nebroidea della provincia peloritana ritenuti responsabili di truffa aggravata finalizzata al conseguimento illecito di contributi pubblici destinati al comparto agricolo ed erogati dall’Agea. La condotta illecita si è sviluppata attraverso la presentazione di domande uniche di pagamento in cui veniva dichiarata la conduzione di 120 ettari di terreno in realtà appartenenti al demanio della Regione Siciliana.

In provincia il punto d'incontro tra cosa nostra e 'ndrangheta

mafia mappa provinciaIl territorio della provincia, secondo la Dia, si pone quale crocevia di traffici illeciti in cui, nel tempo, è stata riscontrata la presenza oltre che dei sodalizi locali anche di altre matrici mafiose, quali cosa nostra palermitana, catanese e le cosche ‘ndranghetiste. Tale aspetto, che da un lato consente di intessere alleanze, dall’altro fa assumere alla mafia messinese caratteristiche mutevoli in base ai differenti territori della provincia in cui agisce. Di conseguenza, nelle zone a nord-ovest, le peculiarità delle consorterie risultano avere modus operandi assimilabili a cosa nostra palermitana, mentre nel capoluogo, nella fascia ionica e in quella a sud della provincia i sodalizi messinesi risentono dell’influenza dei gruppi criminali etnei. Costanti nel territorio messinese risultano, inoltre, le convergenze criminali con le confinanti ‘ndrine calabresi, principale riferimento per l’approvvigionamento di stupefacenti.

Le differenze geografiche, tuttavia, non influiscono sulla visione criminale dei gruppi, i quali manifestano interessi sia nei tradizionali reati di criminalità mafiosa264, sia nell’ingerenza nei settori nevralgici dell’economia265 e della finanza grazie, anche, a taluni comportamenti collusivi di imprenditori, professionisti e locali funzionari pubblici.

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