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Cronaca

Coronavirus, a Messina 7 morti in 24 ore

Il dato dell'Ufficio Covid dell'Asp conferma il preoccupante andamento della pandemia nei primi giorni del 2022. Cresce intanto il numero di prime dose, ma la variante Omicron contagia anche i vaccinati: ecco perchè

Sono sette i morti per coronavirus registrati a Messina nelle ultime 24. Questo il dato reso noto dall'Ufficio Covid dell'Asp che però al momento non fornisce altri dettagli su età e ospedali in cui le vittime erano ricoverati. Un numero che conferma il preoccupante aumento della pandemia in tutta la Sicilia. Messina non fa differenza. Insieme a Caltanissetta, Enna e Ragusa, è nelle prime tre posizioni per tasso di nuovi positivi più elevato rispetto alla media regionale con un indice di 1795 ogni 100.000 abitanti. Incrociando con i dati dell'Asp, la città dello Stretto conta al momento 5783 casi con un incremento di 504 contagi, registrato nell'ultimo bollettino di ieri. Nell'intera provincia gli attuali positivi sono invece 14369 (+1396 registrato ieri).

Intanto, complice anche l'effetto super greenpass, continua il trend in crescita delle prime dosi. Nella settimana dal 5 all’11 gennaio, prendendo in considerazione il target over 12 l’incremento delle prime dosi è stato del +106,83% rispetto alla settimana precedente. L’incremento maggiore si è registrato tra gli over 50 con un picco del 172,82% nella fascia di età 60-69 anni.

L'85% dei morti covid al Policlinico non era vaccinato

Come riporta Today.it, vale la pena precisare che i contagi di per sé oggi hanno un valore e un peso diversi rispetto al passato, quando non c'erano i vaccini, erano prevalenti varianti meno contagiose rispetto alla Omicron e venivano fatti meno tamponi. Di Covid-19 continuano comunque a morire centinaia di persone, e alcuni ospedali cominciano ad essere in affanno per i ricoveri in crescita, soprattutto di persone non vaccinate. La rapida diffusione di Omicron, però, oggi è accompagnata da una capacità minore di causare sintomi gravi, principalmente nella popolazione vaccinata.

Tra le persone che si sono infettate di recente ce ne sono alcune, tuttavia, che avevano completato il cosiddetto ciclo vaccinale primario, avendo cioè ricevuto due dosi o una nel caso del vaccino di Johnson&Johnson, e altre che avevano ricevuto anche il richiamo (o booster). Cosa sta succedendo? Perché Omicron contagia anche i vaccinati con due e tre dosi, ma non gravemente?

Perché Omicron contagia anche i vaccinati

Gli scienziati stanno ancora cercando di capire con esattezza come e perché Omicron riesce ad infettare anche le persone vaccinate. Secondo il centro di ricerca sui virus dell'università di Glasgow, la nuova mutazione riesce ad aggirare i livelli di protezione immunitaria forniti da due dosi di vaccino anti covid, mentre una terza dose riuscirebbe a ripristinarli parzialmente. A un risultato simile è arrivata anche una ricerca condotta dal professor Ravi Gupta presso l'università di Cambridge. Dallo studio emerge la capacità di Omicron di sfuggire al potenziale neutralizzante dei vaccini, che cala comunque nel tempo. Da qui la necessità di intervenire con una nuova dose.

Una risposta simile la dà anche l'Istituto superiore di sanità (Iss), riferendosi alla Gran Bretagna, dove i dati indicano una riduzione significativa nell'efficacia vaccinale contro la malattia sintomatica da Omicron, rispetto a quella da Delta dopo due dosi di vaccino Pfizer o AstraZeneca. È emersa, tuttavia, un'efficacia maggiore verso la malattia sintomatica due settimane dopo il booster, comparabile o leggermente inferiore a quella verso Delta, argomenta l'Iss.

Le tre possibili cause

In questi ultimi giorni si stanno verificando numerosi casi di contagi da variante Omicron anche tra chi ha già ricevuto tre dosi del vaccino anti covid. Tra le possibili cause c'è la diminuzione dell'efficacia dei vaccini contro la nuova variante del virus, ma anche le tempistiche legate alla somministrazione delle terze dosi e la minor attenzione nel rispetto delle regole di distanziamento sociale e dell'uso delle mascherine.

Andiamo con ordine. La variante Omicron presenta numerose mutazioni nella proteina Spike, il principale meccanismo che il virus utilizza per infettare le cellule bersaglio, un vero e proprio "uncino" usato dal virus per agganciarsi alle cellule del tratto respiratorio, entrare dentro di queste e replicarsi. Questo fattore ha acuito un aspetto: l'efficacia dei vaccini rispetto all'infezione diminuisce con il trascorrere del tempo. Per questo motivo occorre ricorrere ad una dose booster, così da stimolare ancora il sistema immunitario e garantire un ulteriore, seppur parziale, ripristino della difesa dal virus.

I primi dati emersi relativi ai vaccini attualmente in uso hanno dimostrato l'aumento degli anticorpi dopo la terza dose, così da garantire una protezione più alta nel caso di infezione. E questo accade anche nei casi di malattia grave indotta proprio dalla variante Omicron. Ma le infezioni in chi ha fatto la seconda dose cinque o più mesi fa si sono rivelate più probabili proprio perché, come detto, la stessa variante scoperta di recente in Sudafrica ha fatto abbassare le percentuali di protezione dal contagio. Alcuni studi, poi, hanno segnalato che persino coloro che hanno ottenuto le tre dosi abbiano una difesa minore rispetto al contagio, perché la variante Omicron tenderebbe a "bucare" in parte la copertura garantita dai vaccini. La dose booster, quindi, aumenterebbe la protezione, ma non garantirebbe una copertura totale dal rischio di infezione.

Ribadendo che i vaccini funzionano e ottimamente contro le forme di malattia grave, il crescente numero di infezioni tra i vaccinati anche con tre dosi può essere dunque riferito a più cause, tra cui appunto il calo dell'efficacia dei vaccini con Omicron e degli stessi nel tempo. Senza dimenticare, comunque, che più casi si verificano e più salgono in numero assoluto anche quelli fra coloro che sono già vaccinati, anche in virtù della più alta contagiosità di Omicron, che ha sostanzialmente moltiplicato le occasioni di esposizione al contagio.

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