Martedì, 27 Luglio 2021
Cronaca

Ponte sullo Stretto, gli industriali danno i numeri: “Infrastruttura indispensabile per 650 mila imprese”

Il dossier preparato in maniera corale dagli industriali di Calabria e Sicili: “Non si farà mai è una formula senza visione di chi non vuole progettare un modello di sviluppo del Meridione slegato da dipendenze politiche ed economiche”

Antonello Biriaco, Diego Bivona, Natale Mazzucca, Alessandro Albanese

Sono passati 65 anni, spesi 960 milioni di euro, coinvolti circa 300 progettisti, 100 tra società, enti, atenei. Ma ancora da Messina a Villa San Giovanni ci vuole il traghetto.

A raccogliere tutte quelle che definiscono "scandalose" cifre del ponte sullo Stretto è un dossier preparato in maniera corale dagli industriali di Calabria e Sicilia che provano a ribaltare e ragioni di chi ritiene l'opera monumentale inutile in un contesto in cui non si riesce a risolvere e a realizzare insfruttuture basilari e di minore portata.

"Non si può parlare di futuro e non si può parlare di Italia senza ponte - affermano Unindustria Calabria, Sicindustria, Confindustria Catania e Confindustria Siracusa - Siamo nel 2020, usciamo da una pandemia: non c'è spazio e non c'è tempo per battaglie ideologiche. Sicilia e Calabria sono distanti 3 miglia. Un trasportatore può impiegare (dipende dal traffico) fino a 3 ore per varcare lo Stretto. Questo è inaccettabile in un'epoca in cui il mondo viaggia con l'alta velocità. Scandaloso in un Paese in cui un progetto di rilancio e unità del Paese diventa terreno di scontri politici e merce di scambio nella becera partita delle logiche spartitorie". 

"Occorre programmare la ripresa dell'Italia e questa passa dall'alta velocità, Calabria e Sicilia comprese. Cioè dal ponte sullo Stretto - affermano il vicepresidente di Confindustria Natale Mazzuca, il vicepresidente vicario di Sicindustria Alessandro Albanese, il presidente di Confindustria Catania Antonello Biriaco, il presidente di Confindustria Siracusa Diego Bivona - Occorre scardinare il falso paradigma secondo cui costruire il ponte significa non realizzare e/o completare le altre infrastrutture necessarie. 'Non si farà mai', è una formula senza visione. E il pretesto per chi non vuole progettare un modello di sviluppo del Meridione slegato da dipendenze politiche ed economiche. E un alibi per chi preferisce guardare al Sud con lo specchietto retrovisore".  La richiesta degli industriali della Calabria e della Sicilia ha il peso specifico di una rappresentanza diffusa e articolata: in Sicilia ci sono quasi 470 mila imprese, per un totale di ricavi che sfiora i 40 miliardi e circa 500mila lavoratori occupati. In Calabria sono poco più di 187 mila imprese per un totale di 400 mila addetti circa e ricavi per oltre 20 miliardi di euro. Insieme si tratta di oltre 650 mila imprese che, unite, sostengono l'improrogabilità del ponte. "Per realizzarlo - affermano - è necessaria una gestione commissariale, con tempi e costi certi. Per far sì che non ci sia più un Paese diviso a metà".

Secondo gli industriali la Sicilia paga lo scotto dell'insularità. “La Sicilia è la penultima regione italiana per accessibilità autostradale e ferroviaria davanti alla Sardegna ed è penultima per accessibilità all'alta velocità davanti alla Val d’Aosta - legge nel report - Che l'insularità sia un fattore penalizzante è riconosciuto dalla Commissione Europea che considera le regioni interessate meritevoli di azioni politiche capaci di far superare il gap rispetto alle aree continentali. Il deficit infrastrutturale nel settore dei trasporti rappresenta un ostacolo alla crescita. La decisione di realizzare un attraversamento stabile nello Stretto di Messina è vitale per l’economia, strategica per gli investimenti, pubblici e privati, che sono alla base della crescita economica e dell'occupazione”. 

Il numeri del report

Secondo il report nell'analisi costi-benefici emerge inequivocabilmente che i costi dell'investimento saranno ammortizzati dai ricavi derivanti dal pagamento dei pedaggi e del canone di concessione di transito della rete ferroviaria, oltre che dall'aumento delle entrate fiscali. Dalla stima della redditività è risultato un tasso di rendimento economico intorno al 9%. Inoltre è previsto per la fase di costruzione un aumento dell'occupazione, sia direttamente nei cantieri che nell'indotto, che si stima complessivamente in 100.000 posti di lavoro all’anno e un aumento della produzione di beni e servizi intermedi da parte delle imprese locali e nazionali, stimato in sei miliardi di euro, e il relativo aumento di occupazione.

I NUMERI DEL PROGETTO. 3.300 metri campata centrale; 3.666 metri lunghezza complessiva con le campate laterali; 60,4 metri larghezza dell' impalcato; 6 corsie stradali, 3 per ciascun senso di marcia (veloce, normale, emergenza); 2 corsie stradali di servizio; 2 binari; 6.000 veicoli/ora capacità; 200 treni/giorno capacità; 382,60 metri altezza torri; 2 coppie di cavi sistema di sospensione; 5.300 metri lunghezza complessiva dei cavi; 1,24 metri diametro dei cavi di sospensione; 44.352 fili di acciaio per cavo; 65 metri di altezza per 600 di larghezza di canale navigabile centrale; 50 metri di altezza per 1.000 di larghezza per ciascuno dei canali navigabili laterali.

I COLLEGAMENTI - 20,3 km raccordi stradali complessivi; 19,8 km raccordi ferroviari complessivi; 10,5 km di raccordi stradali lato Sicilia (di cui il 66% circa in galleria); 15,2 km di raccordi ferroviari lato Sicilia (di cui il 91% circa in galleria); 9,8 km di raccordi stradali lato Calabria (di cui il 64% circa in galleria); 4,6 km di raccordi ferroviari lato Calabria (di cui il 96% circa in galleria).

I TEMPI - 6 anni per la costruzione; 200 anni la vita utile.

RISPARMIO TEMPO DI PERCORRENZA CON IL PONTE 2 ore per i treni; 1 ora per il traffico su gomma.

COSTO COMPLESSIVO – La stima aggiornata dell’investimento complessivo è di 8,5 miliardi di euro, ma la cifra è lievitata di 2,2 miliardi rispetto alle precedenti stime del progetto preliminare (6,3 miliardi) soprattutto per le varianti richieste dagli enti locali.

INVESTIMENTI SOSTENUTI FINORA - Il Ponte finora è costato quasi un miliardo.

La Corte dei Conti ha calcolato che la Società Stretto di Messina SPA ha speso dal 1981, anno della sua costituzione, al 2013, anno della decisione di liquidarla, 958.292 milioni di euro. A questi vanno sommati altri sei milioni dal 2013 al 2016.

Nel dettaglio: dal 1981 al 2001 ha speso 74,443 milioni per studi di fattibilità, ricerca e progetto di massima. Negli anni (2002-2003) ne ha spesi altri 91,246 per il progetto preliminare e gli atti di convenzione, per poi spenderne 146,999 nel 2004-2006 per la gara di appalto, il piano finanziario, i sistemi informativi e gestionali.
La sospensione delle attività nel biennio 2007-2008 è costata, paradossalmente, 160,612 milioni. Nel 2008 sono iniziate le attività per gli accordi con i contraenti, l'aggiornamento delle convenzioni e il piano finanziario terminate l'anno successivo, che hanno comportato un esborso di 172,637 milioni. Tra il 2010 e il 2013 la Stretto di Messina ha speso 312,355 milioni: le causali sono la stesura del progetto definitivo, il monitoraggio ambientale, l'aggiornamento del piano finanziario e la stipula dell'atto aggiuntivo. Nel 2013 è stata decisa la liquidazione della società, che è costata quasi due milioni l'anno nel 2014 e 2015 e 1,5 milioni per il 2016. Ancora oggi la società è attaccata al respiratore artificiale di un commissario liquidatore che percepisce un compenso annuo di 160 mila euro oltre alle spese legali di un contenzioso giudiziario con l’affidataria dei lavori Eurolink. La causa è ancora in corso.

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