Sabato, 13 Luglio 2024
Cronaca

Cancellare o non cancellare Mussolini? La soprintendente su Palazzo Magaudda: "Al mio rientro sopralluogo e decisione"

Nuove valutazioni in vista da parte della dirigente ai Beni Culturali dopo le polemiche per la scritte fasciste. Un primo incontro si è tenuto tra impresa, direzione lavori e restauratori ma si aspetta il suo ritorno per le valutazioni finali

La Soprindendenza ai Beni culturali di Messina pronta a rivedere la propria posizione sul restauro di Palazzo Magaudda di via Garibaldi dove gli interventi hanno riportato alla luce la scritta “Mussolini”.

Dopo l’articolo di MessinaToday, che ha scatenato una serie di reazioni nel mondo politico e sindacale, negli uffici di viale Boccetta si attende il ritorno della soprintendente Mirella Vinci - la prossima settimana - per fare il punto della situazione. Anche perché il nome del dittatore italiano - che nulla ha a che vedere con l'idea originaria del progetto che portò alla costruzione del Palazzo rivisto nella struttura esterna dal celebre architetto Coppedè – non è l’unica scritta nel pregevole palazzo. Altre, più grandi, sempre di epoca fascista, sono destinate a riemergere quando saranno ultimati i lavori di restauro – completi attualmente solo in una porzione - curato dalla dottoressa Rosaria Catania sotto il controllo della Soprintendenza. 

"Ho chiesto ai miei funzionari di incontrarsi con direzione lavori, impresa e restauratori per fare il punto della situazione ma si rinvia al mio rientro qualsiasi decisione - dichiara la soprintendente - e faremo un sopralluogo, dopo comunicheremo le nostre intenzioni". Poche parole ma di apertura dunque da parte della soprintendente in attesa della sintesi con i tecnici.

Pd, Cgil e Anpi  hanno richiesto l'immediata cancellazione della scritta Mussolini trasmettendo il caso anche al prefetto.

L'architetto Carmelo Celona ospite di MessinaToday per le riflessioni di stampo urbanistico ha fornito all'opinione pubblica le sue idee sul destino dei "marchi" del Ventennio ampliando le valutazioni pure sulla sopraelevazione realizzata in era repubblicana dal Pci che aveva sede proprio a Palazzo Magaudda: "Se i timbri propagandistici del fascismo possono raccontarci una vicenda specifica, quella della propaganda di un regime che faceva apologia del suo dittatore in tutte le realtà italiche, non si tratta comunque di una vicenda unica, seppur negativa, ma di qualcosa di diffuso e forse meglio testimoniato altrove. Si tratta di scritte che si trovano in tutti palazzi esistenti nell’era fascista, in tutte le città d’Italia. Riproporli come elemento che marca l’identità storica di un edificio come quello in questione sarebbe un’ulteriore sottolineatura di una vicenda umana fin troppo narrata nelle architetture senza qualità o senza carattere, che andrebbe a discapito della qualità artistica portata alla luce. Un atteggiamento ripropositivo che configgerebbe con qualsiasi opera d’arte o di pregio artistico turbando oggi, esattamente come lo fece a suo tempo, il significato estetico e culturale dell’opera stessa".

Palazzo Magaudda, l'analisi d Celona

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