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Lo chef Pasquale Caliri

Lo chef Pasquale Caliri

Covid e riaperture, lo chef Caliri: “Provvedimenti di facciata: aprire col coprifuoco significa restare chiusi”

La reazione dopo l’ultima disposizione governativa che ha stabilito nuove modalità anche per i locali. “ Non si sottovaluti l’emergenza sanitaria ma scaricare tutto su alcune categorie lasciandole tra l’altro con briciole di indennizzi è illogico, antidemocratico e a questo punto rasenta il  doloso”

“Aprire i ristoranti lasciando il coprifuoco alle ventidue è solo un tentativo di facciata per allentare la tensione fingendo di intervenire” questa la reazione a caldo dello chef Pasquale Caliri dopo l’ultima disposizione governativa che ha stabilito nuove modalità di riapertura dei ristoranti.

“Lo scorso anno, ed eravamo  in piena emergenza - continua Caliri - ci una levata di scudi sulla chiusura alle ventitre, stavolta per stanchezza sono tutti impegnati a prenderla con euforia. Coprifuoco alle ventidue significa che il cliente deve essere a casa a quell’ora e nessuno va a cenare alle sette del pomeriggio. Probabilmente hanno voluto scopiazzare l’estero dove si va a cena molto presto, per non parlare della Sicilia dove siamo abituati a tirarla per le lunghe. 

“Ancora una volta - continua - si perde il senso dell’essenza del nostro lavoro: andare al ristorante significa ritagliarsi uno spazio di tranquillità dove rilassarsi in santa pace senza le pressioni del tempo, coniugarlo con un ulteriore impegno significa tradirlo”.

Chef Caliri da sempre in polemica con gli interventi anche del precedente Governo anche stavolta reagisce fermamente: “ E’ solo un intervento di facciata, ancor più se pretendi che aprano la sera solo i locali all’aperto.  In sostanza si dovrebbe cenare con sciarpa e cappotto. È mancata l’onesta di chiamare le cose col proprio nome e quello che chiamano programmazione suona sempre più spesso come improvvisazione. Il settore resta alla sbarra visto che è chiaro in tutte le salse che il business della ristorazione è legato alla sera.

“Nessuno nega l’esigenza di regole e limitazioni per l’emergenza sanitaria - conclude lo chef - ma scaricarle tutte su alcune categorie lasciandole tra l’altro con briciole di indennizzi è illogico, antidemocratico e a questo punto rasenta il  doloso”.

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