Cronaca

Vilipendio allo Stato, chiesta l'autorizzazione a procedere per il sindaco

La richiesta al ministro della Giustizia a carico di De Luca per il reato previsto dall'articolo 290 del codice penale. Era stato iscritto nel registro degli indagati dopo la denuncia del ministro dell'Interno Luciana Lamorgese

Cateno De Luca

Può cominciare a fare la colletta, così come provocatoriamente aveva dichiarato in una delle sue dirette su fb, ormai un appuntamento del tardo pomeriggio con la città. “Qualche amico ce l'abbiamo...”, aveva sbottato guardandosi attorno. “Quant'è il massimo della pena?”.

La Procura di Messina ha chiesto infatti l'autorizzazione a procedere al ministro della Giustizia a carico del sindaco della Città dello Stretto, Cateno De Luca, per il reato di vilipendio previsto dall'articolo 290 del codice penale. De Luca era stato iscritto nel registro degli indagati dopo la denuncia del ministro dell'Interno Luciana Lamorgese, più volte attaccata dal sindaco per i provvedimenti legati soprattutto alla sicurezza nell'attraversamento dello Stretto.

VIDEO | Dal decreto porcheria alla “Repubblica delle banane”, gli insulti on line di De Luca

Per questo genere di reati, perchè si possa poi esercitare l'azione penale attraverso la richiesta di rinvio a giudizio o di emissione di decreto penale di condanna, è necessaria l'autorizzazione del Guardasigilli. Il reato previsto dall'articolo 290 codice penale punisce, con la multa da 1.000 a 5.000 euro, chiunque pubblicamente vilipende la Repubblica, le Assemblee legislative o una di queste, ovvero il Governo o la Corte costituzionale o l'ordine giudiziario.

Anche oggi il sindaco non ha mancato di entrare in polemica con il governo anche in relazione ad un servizio di Rai1 che non avrebbe dato reale contezza dei disagi nell'attraversamento dello Stretto da parte di chi non è autorizzato. De Luca, che ha già annunciato per domani l'occupazione della rada San Francesco, ha parlato di “informazione di Stato deviata” ed ha scritto una lunga lettera al direttore e caporedattore del TG1 dichiarandosi “sconcertato e fortemente rammaricato per il servizio andato in onda ieri sul TG1 delle 13,30 dove viene fornita una rappresentazione distorta della realtà in merito alla situazione dell’attraversamento dello Stretto, in questo momento particolare di diffusione del Covid 19; questo perché l’immagine che è stata data nel servizio è che non arrivano molte auto e passeggeri a Messina, mentre è esattamente il contrario e possiamo tranquillamente dimostrarlo documentandolo con dati, foto e video”.

Quella dell'attraversamento è diventata una disputa destinata a durare anche con il presidente della Regione, Nello Musumeci, che nei giorni scorsi ha inviato una nota per ribadire che le corse sullo Stretto di Messina non vanno incrementate.

“Invito il Ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, ad autorizzare la Procura a procedere nei miei confronti. Questo è un processo che desidero affrontare, in considerazione di ciò che definisco, per quello che si è generato in Italia, un crimine di Stato - è la replica del sindaco Dr Luca - A supporto di tali affermazioni, in tribunale porteremo tutta la documentazione, per dimostrare che ciò con cui dobbiamo fare i conti, non è solo contro il Coronavirus, ma anche le nefaste conseguenze della malaburocrazia e della politica dei principianti allo sbaraglio”. Così afferma il Sindaco di Messina, on. Cateno De Luca, circa la richiesta a procedere della Procura di Messina fatta al Guardasigilli, per il reato di Vilipendio. Si ricorda - continua in una nota - che l’iniziale denuncia da parte del Ministro dell’Interno è scattata a seguito delle affermazioni del Primo cittadino durante l’occupazione del Porto di Messina del 23 marzo scorso, durante la quale ha mandato “a quel paese” il Viminale, denunciando un “depistaggio di Stato”. Parole giunte a seguito delle contestazione – da parte del Ministero – dei dati sul flusso incontrollato di soggetti che affollavano lo Stretto, in attesa di imbarcarsi per la Sicilia. Dati comprovati da immagini e video, che secondo il ministro Lamorgese erano mendaci. A smentire ciò che per il sindaco De Luca era una “sottostima dei numeri per nascondere la realtà dei fatti e giustificare attacchi e omissioni di un sistema di controllo farlocco”, sono i verbali delle forze dell’ordine a supporto di quanto affermato dal sindaco peloritano - conclude -  nel corso dei controlli durante il suo contestato presidio lungo la zona portuale di Rada San Francesco a Messina, che si sottolinea, ha causato la denuncia di 10 soggetti per irregolarità delle dichiarazioni, a seguito della constatazione delle forze dell’ordine e della polizia di stato”.

articolo modificato il 3 aprile alle 17.40 //  inserita dichiarazione del sindaco De Luca

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