Fenomeno degli “appoggi” all'ospedale di Milazzo, Coas: “Un rischio per medici e pazienti”

Diffida del sindacato che teme un “peggioramento delle condizioni lavorative possibili errori professionali del personale medico, giunto al limite di sopportazione”

Lo scenario è ormai sempre più frequente e fotografa una situazione delle degenze ospedaliere al collasso. Stiamo parlando dei malati “in appoggio”, o “fuori reparto”. Sono quei pazienti che una volta ottenuto il posto letto possono aspettare anche giorni prima di “approdare” nel reparto di appartenenza. Un fenomeno che secondo il sindacato Coas sta prendendo piede all’ospedale di Milazzo.

Lo denunciano con una nota ai responsabili dell’ospedale, nonché al direttore sanitario e a quello generale dell’Asp e all’assessore regionale alla Salute, il coordinatore provinciale Mario Macrì e il vice segretario aziendale del Coas Emilio Cortese.

Secondo i due sindacalisti non è più tollerabile accettare una sistemazione dei pazienti non dettata dai bisogni assistenziali ma dalla carenza del sistema. Il malato “in appoggio” rischia di diventare un malato della “terra di mezzo”, senza contare che questa situazione ha notevoli ripercussioni anche nell’ambito del rischio clinico.

“Accade sempre più frequentemente che il personale medico del Pronto Soccorso – si legge nella protesta -  quando ricorre la necessità di ricovero per un paziente e i posti letto del reparto di Medicina sono tutti occupati, disponga “motu proprio” il cosiddetto ricovero “fuori reparto”, senza prendere in considerazione la possibilità di trasferire il paziente a Patti, Sant’Agata di Militello e Taormina o di altre aziende ospedaliere pubbliche o convenzionate. Questo, comporta che la gestione clinica resta in carico ai medici del reparto già saturo di Medicina e invece l’assistenza infermieristica spetta al reparto di accoglienza”.

Secondo il Coas ancora più grave è il fatto che il medico che si deve occupare di questi pazienti, si trovi a dover gestire un numero (spesso 4 o 5) di pazienti aggiuntivo superiore al previsto. “Tutto ciò – scrivono - espone il medico al rischio di “burnout syndrome” egli, infatti, è sottoposto a un chiaro peggioramento delle condizioni lavorative oltre a fare lievitare il rischio clinico”. Il sindacato ha presentato dunque una diffida condannando “la sovraesposizione a ingiustificabili fattori stressogeni e possibili errori professionali del personale medico, giunto al limite di sopportazione”.

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