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Cronaca

Rifiuti e libraio multato, Saitta: “Vicenda inquietante che ricorda la delazione nelle società nazi-fasciste”

Il sociologo interviene sul filmato postato dal sindaco e mette in guardia “dall'uso terrificante dei social media, trasformati in strumenti rieducativi”. La richiesta di intervento a prefetto e questore del consigliere Alessandro Russo

Indignazione e pioggia di solidarietà al libraio dell’associazione culturale Pickwick finito in un post del sindaco De Luca, additato come zozzone, per aver buttato dei rifiuti in un mastello di piazza Dante.

Una multa già contestata dall’interessato che ha spiegato come si sia trattato solo di due piccole scatole di cartone e nastro adesivo, non differenziabili, raccolte per strada, vicino casa sua, dove – come accade nella maggior parte della città – non esistono contenitori per i passanti e dove spesso si ritrova a pulire perchè il servizio di spazzamento è stato sospeso.

Sulla vicenda pesa soprattutto lo scontro dei giorni scorsi con gli animatori del circolo Pickwick che nelle ultime due settimane è stato al centro della mobilitazione a favore delle bancarelle di libri in piazza del Popolo oggetto di denunce incrociate con sindaco e vigili urbani.

Un “precedente” che ha spinto tanti a temere tentativi di delazione e hanno denunciato la ripresa fatta a mano anziché con telecamera fissa. Il consigliere del Pd Alessandro Russo ha già annunciato una denuncia in Questura e la richiesta di intervento al ministro degli Interni e al prefetto “contro il clima di odio e volenza contro persone indifese”. Russo ha chiesto “che non venga lasciato solo un cittadino la sera, vittima di riprese vigliacche di chi da dietro lo segue” e di sapere chi ha fatto quelle riprese.

Sulla vicenda, anche il sociologo Pietro Saitta con un intervento per MessinaToday. Che pubblichiamo:

Saitta: “Il sindaco si preoccupi di quello che sta facendo alla società che governa”

Da cittadino impegnato, oltre che da osservatore della società italiana e messinese, non posso fare a meno di osservare che la vicenda che ha al centro Renato Ciraolo ha dell’inquietante. In generale vedo un uso terrificante dei social media, trasformati in strumenti “rieducativi”. Ossia trasformati in una gogna e in uno strumento di ortopedia morale atto a produrre stigmi, depoliticizzando le questioni e gettando le responsabilità sui cittadini anziché sulle politiche. In questo caso le politiche sui rifiuti; ma non solo queste. Se ciò è problematico in generale, a essere inquietante per la tenuta democratica è che le telecamere vengano impiegate per stigmatizzare un oppositore politico della giunta, lo stesso giorno peraltro in cui si è consumata una manifestazione di dissenso.

È inquietante, inoltre, che non ci si limiti a mostrare la sagoma del supposto violatore, ma la sua abitazione, rendendolo così riconoscibile e violandone i diritti elementari. Ancora più inquietante è che, apparentemente, le riprese non siano fatte da una telecamera fissa, ma da una telecamera a mano. E, per giunta, in momenti completamente differenti della giornata, a testimoniare un impegno e una sorta di soddisfazione a punire mediaticamente l’uomo. Un uomo, per giunta, che è un ecologista e che cura da anni le compostiere di Villa Dante; la qual cosa rende ancora più problematica la ricostruzione del Sindaco. Insomma se pensare male si  fa peccato, non ci si può esimere dal notare che, almeno idealmente, e a prescindere dalla natura reali dei fatti, queste cose richiamano automaticamente pagine oscure della vita politica italiana: per esempio i dossieraggi degli anni di Berlusconi e gli scandali da rotocalco su testate gestite dai servizi segreti (ora il rotocalco è la pagina Facebook di un sindaco). Ma richiama alla memoria anche esperienze storiche più classicamente drammatiche: la delazione nelle società nazi-fasciste o in quella della Germania comunista. Ecco, a partire da questa ultima osservazione, se fossi un Sindaco mi preoccuperei di quello che sto facendo alla società che governo. Peraltro una società già debole in termini di fiducia istituzionale e di cooperazione tra pari. Mi chiederei, per esempio, cosa hanno fatto la Stasi, la polizia politica e i delatori alla società tedesca. E cosa rischio di fare io alla società locale con questi metodi. Tutto questo a prescindere da quale sia la verità e se Renato Ciraolo sia – e viene da ridere solo a pensarlo – uno zozzone.

Pietro Saitta

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