Gli strani incendi di Caronia, Giuseppe Pezzino ammette le responsabilità ma non per tutti gli episodi

Nel corso dell'ultima udienza al processo sui roghi del 2004 nel comune dei Nebrodi il ventisettenne non si è fatto carico di tutte le azioni incendiarie. Imputato con il ragazzo anche il padre Antonino

I vigili del fuoco impegnati a domare le fiamme a Caronia

Entra nel vivo, davanti al giudice monocratico del Tribunale di Patti, il processo per i misteri dei fuochi di Canneto di Caronia, che vede imputati, entrambi a piede libero, Giuseppe Pezzino, 27 anni ed il padre Antonino, 56 anni, accusati di svariati episodi di incendio, danneggiamento seguito da incendio, concorso in truffa aggravata e procurato allarme sociale.

Nel corso dell’ultima udienza  ha avuto luogo l’escussione del maresciallo dei carabinieri Antonio Bucci e la visione dei filmati delle telecamere piazzate dai militari per fare luce sulla vicenda. Secondo l’accusa si vedrebbe Giuseppe Pezzino nelle vicinanze dei mezzi e delle abitazioni, oggetto dei misteriosi incendi. “Dal canto suo- afferma l’avvocato Domenico Magistro, difensore del ventisettenne: “ Ha ammesso la propria responsabilità in relazione a tre o quattro episodi incendiari, negando però ogni altro addebito a suo carico”. Il processo è stato poi aggiornato al prossimo dicembre.  La vicenda risale al 2004, quando la frazione di Canneto di Caronia, fu teatro di numerosi episodi incendiari, rimbalzando agli onori della cronaca nazionale, ai quali inizialmente non si seppe fornire una spiegazione scientifica. I fenomeni avevano costituito oggetto di un procedimento iscritto a carico di ignoti presso l’allora procura di Mistretta ed erano stati studiati da un gruppo interistituzionale d’osservazione, coordinato dal professore Francesco Venerando Mantegna. Per i danni provocati dagli incendi alcuni abitanti avevano ottenuto dagli enti preposti cospicue somme di denaro a titolo di risarcimento. Ma questi fatti non costituiscono oggetto del processo dato che gli episodi incendiari subirono un arresto nel 2008. I roghi tornarono a manifestarsi nella frazione di Canneto nel 2014, i nuovi fatti generarono allarme e preoccupazione  fra la popolazione residente ed un' indagine certosina fu avviata dai carabinieri della compagnia di Santo Stefano di Camastra.

Gli inquirenti decisero di perimetrare l’area con una serie di telecamere occultate in grado di fornire spunti per individuare come si sviluppassero i fenomeni. I servizi di osservazione, integrati da altre indagini tecniche e tradizionali,  garantirono l’osservazione sulle cinque abitazioni , oggetto dei roghi, che dal 14 luglio fino all’8 ottobre 2014, si svilupparono in abitazioni a schiera in via Del Mare. A immortalare Pezzino alcuni video che avrebbero provato i sospetti degli investigatori e che avrebbe agito con la complicità del padre. Il 3 maggio 2015 il pm Alessandro Lia, dopo la conclusione delle indagini preliminari, chiese il rinvio a giudizio per i due congiunti. Il 5 marzo, sempre di due anni fa, l’attività investigativa aveva portato all’arresto ai domiciliari di Giuseppe Pezzino e alla emissione di un avviso di garanzia nei confronti del padre Antonino, per anni portavoce dei residenti di Canneto. Da allora, dopo l’operazione dei carabinieri, a Canneto di Caronia non si verificarono più gli strani fenomeni. Gli imputati sono difesi dagli avvocati Francesco Pizzuto, Domenico Magistro e Daniele Osnato ed il Comune di Caronia si è costituito parte civile.

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