Sacco di Fiumedinisi, la sentenza d'appello rinviata all'11 settembre

Resta appeso ad un filo il futuro del sindaco De Luca a due mesi dalla decisione. Oggi l'arringa difensiva dell'avvocato Carlo Taormina, durata 4 ore, sul caso dell'espansione edilizia nel centro collinare

Cateno De Luca

L'undici settembre la decisione sul "Sacco di Fiumedinisi". Se ci sia stato o meno, in Secondo grado, bisognerà attendere poco meno di due mesi. La procura aveva presentato ricorso contro l'assoluzione in Primo grado, i legali del sindaco Cateno De Luca hanno chiesto ai giudici di Appello di pronunciarsi sui reati prescritti. Oggi in tribunale la difesa di Carlo Taormina che assiste l'ex sindaco di Fiumedinisi sull'espasione edilizia nel comune collinare ionico. Un'arringa difensiva da record durata ben quattro ore con una pausa di soli dieci minuti.

De Luca, nel 2011, era anche stato arrestato per l'inchiesta condotta dalla procura di Messina e dai carabinieri. 

Assoluzione e prescrizione in primo grado 

Lo hanno chiamato "Sacco di Fiumedinisi" ricordando quanto avvenne a Palermo con Vito Ciancimino negli anni Sessanta. L'imputato principale, oggi in Appello, è Cateno De Luca che nel novembre 2017, pochi giorni dopo il secondo arresto per evasione fiscale, aveva strappato l'assoluzione in Primo grado dalle accuse di abuso di ufficio e falso sull'espansione edilizia a Fiumedinisi, comune collinare ionico dove l'attuale sindaco metropolitano ha iniziato la carriera politica lì dov'è nato. La tentata concussione era invece stata prescritta. La decisione del tribunale presieduto da Mario Samperi aveva salvato De Luca, difeso tra gli altri, ieri come oggi, dall'avvocato Carlo Taormina, dalla legge Severino che lo avrebbe fatto decadere dalle cariche elettive pubbliche. L'ex sindaco di Santa Teresa Riva, nel 2017, era stato eletto per la terza volta deputato regionale.

Assoluzione e prescrizione erano stati accolti dai festeggiamenti dei sostenitori del sindaco che si erano raccolti a Palazzo Piacentini in attesa del pronunciamento di Samperi. De Luca, cravatta rossa di Sicilia Vera in vista, dopo aver assistito ai festeggiamenti, era tornato ai domiciliari, accompagnato dai carabinieri nella sua casa di Fiumedinisi, accusato di evasione fiscale sulla gestione contabile della Fenapi, la federazione nazionale piccoli imprenditori creata dal sindaco di Messina e dall'imprenditore Carmelo Satta.

De Luca venne arrestato la prima volta nel giugno 2011 per l'inchiesta sul Sacco di Fiumedinisi e sottoposto a giudizio aveva richiesto senza riuscirci il trasferimento del processo a Reggio Calabria. In Primo grado l'accusa, sostenuta dal pubblico ministero Liliana Todaro, aveva chiesto la condanna a 5 anni di reclusione per Cateno De Luca, 4 anni per il fratello Tindaro, 2 anni per il funzionario comunale di Fiumedinisi, Pietro D’Anna, un anno e 7 mesi per Gregorio Natale Coppolino, 1 anno e 4 mesi per il vice sindaco Grazia Rasconà, 1 anno e 2 mesi per Giuseppe Bertino, Paolo Crocè, Carmelo Crocetta, Giuseppe Giardina, Antonino Cascio e Salvatore Piccolo.

Nell'aprile scorso, processo approdato in Appello, il sostituto procuratore generale Adriana Costabile ha richiesto quattro anni e quattro mesi per l'allora sindaco di Fiumedinisi; per Tindaro De Luca 3 anni e 8 mesi di reclusione, e la condanna a 2 anni e 8 mesi per l'allora presidente della Commissione edilizia del comune collinare Benedetto Parisi.

L'indagine

L'arresto nel 2011 di De Luca richiesto dalla procura aveva coinvolto il fratello Tindaro Eugenio De Luca, Pietro DʼAnna (funzionario del comune di Fiumedinisi), e il presidente della commissione edilizia del Comune collinare Benedetto Parisi.

Daria Orlando, giudice per le indagini preliminari che aveva firmato il provvedimento di custodia cautelare, aveva contestato a Cateno De Luca l'iter del Contratto di quartiere “Vivi Fiumedinisi”, piano che nel piccolo comune aveva portato investimenti pari a  due milioni e mezzo di euro. Secondo l'accusa quel programma aveva modificato le previsioni del piano regolatore su contrada Vecchio; doveva essere una riqualificazione urbanistica e di occupazione e invece sulle zone agricole nacquero un albergo con centro benessere (progetto presentato dalla Dioniso srl del sindaco De Luca) e alloggi della cooperativa Mabel. Il tentativo di concussione, prescritto in primo grado, sarebbe stato commesso nei confronti dei proprietari di alcune delle aree da cedere alla coop Mabel. Lʼapprovazione del progetto in variante delle costruzioni della “Dionisio srl” e le difese spondali del torrente Nisi videro opporsi con tanto di denunce di Wwf e Fare verde, le due associazioni ambientaliste contrarie a quei progetti che avrebbero imbrigliato la difesa spondale del torrente. Gli ambientalisti si chiedevano come mai se il progetto originario prevedeva la messa a dimora degli argini con cassoni di pietra in maniera che le acque potessero drenare nei terreni circostanti venne realizzato un muro di cemento armato lungo settecento metri e alto fino a dieci, contestato da ambientalisti e Genio civile; la Regione aveva “sanato” la questione ma sanzionato in maniera salata.

I terreni a monte del corso dʼacqua, in contrada Vecchio, e classificati come terreni agricoli dal piano regolatore avevano invece visto il Centro alberghiero e gli alloggi della Mabel grazie al Contratto di Quartiere. Nel 2001 contrada Vecchio era zona agricola ma nel 2003, anno di approvazione del prg e di elezione di Cateno De Luca a sindaco di Fiumedinisi, con il Contratto di Quartiere i progetti di costruzione avevano avuto il via libera. Il progetto originario di “difese spondali” prevedeva la pulitura e risagomatura del torrente, con gabbioni filtranti per favorire il riequilibrio idraulico del corso dʼacqua. Ma non è quello secondo il Wwf che è stato realizzato.  

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