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Lunedì, 26 Settembre 2022
Cronaca Gaggi

Caso D'Agostino, richiesta di "oblio" ma il processo per omicidio è ancora in corso: la famiglia insorge

I genitori denunciano il tentativo di "cancellare" dai giornali la vicenda del 15enne rimasto folgorato nel piazzale della Chiesa Madre di Gaggi. Per quell'incidente sott'accusa la presidente della impresa berica Gemmo, incaricata del servizio di illuminazione municipale

"Invocano il diritto all’oblio per il procedimento penale a loro carico per omicidio colposo, peccato però che il processo sia ancora in corso".

Non ci sta la famiglia  di Salvatore D’Agostino, 15enne di Gaggi, deceduto dopo essere rimasto folgorato nell'agosto del 2016 e annunciano tramite il proprio legale che non permetteranno  che si “dimentichi” tutto prima ancora che sia emessa la sentenza.

I genitori del ragazzo scomparso si sono rivolti direttamente all'opinione pubblica denunciando il caso tramite il team legale che li assiste. 

«Susanna Gemmo e Gemmo impianti spa - si legge nella nota - chiedono l'oblio per il procedimento penale a loro carico per omicidio colposo per la morte di un ragazzino, peccato che il processo sia ancora in corso. I genitori della vittima hanno affatto gradito che si voglia dimenticare tutto prima ancora che sia emessa la sentenza».

Il fatto

Era il 2 agosto 2016, nella piazza antistante la Chiesa Madre della frazione di Cavallaro, un luogo pubblico accessibile a tutti. Il ragazzo giocava a calcio con gli amici, per recuperare un pallone ha toccato un faretto: la scarica elettrica che l'ha investito non gli ha lasciato scampo fulminandolo. Dopo 18 giorni di coma, la sua luce si è spenta per sempre, gettando nella disperazione i suoi cari e tutto il paese.

Nel volgere d'un baleno il caso passa in mano agli avvocati. I genitori, si legge, assistiti pool di avvocati che ancora oggi li patrocina, hanno deciso di impegnarsi per fare piena luce sui fatti e per fare piena luce sulle responsabilità al fine di ottenere giustizia. I legali dello studio 3A di Mestre, si legge ancora nella nota, si sono quindi attivati con il supporto «dell'avvocato Filippo Pagano del foro messinese».

L'esposto

A quel punto è stato presentato un esposto alla procura di Messina, che aveva già aperto un fascicolo contro ignoti. In quell'esposto si chiedeva «di individuare il proprietario dell'area, il titolare dell'utenza che alimentava il faretto», di individuare «il fornitore dell'energia», di individuare «chi l'avesse collocato collegando i cavi e mettendolo in esercizio» anche per comprendere «a chi competesse la manutenzione». Nello stesso frangente è stato altresì chiesto «che si accertasse se l'installazione fosse a norma viste la mancanza di griglie di protezione e cartelli di pericolo e la presenza di nastro adesivo ormai consunto che attestava un datato e maldestro intervento sui cavi; si è poi chiesto che si documentasse lo stato dei luoghi e l'accessibilità a tutti».

Le indagini

Secondo il racconto fatto dai legali sul piano delle indagini le novità non si sono fatte attendere. «Nell'estate 2017 è arrivata la svolta: la procura ha iscritto nel registro degli indagati la dottoressa Susanna Gemmo, oggi 59enne e l'ingegnere Francesco Trimarchi, di quarantun'anni, rispettivamente presidente del consiglio di amministrazione di Gemmo impianti e responsabile dell'ufficio tecnico e gare d'appalto, con particolare riferimento a quelle per la Sicilia, della Gemmo spa, colosso del settore delle grandi infrastrutture, impianti tecnologici e servizi, con sede ad Arcugnano nel Vicentino, 142 milioni di fatturato nel 2020 e tante grandi opere all'attivo in Italia e all'estero». È proprio alla società berica, questo emerge dalla ricostruzione degli avvocati dei D'Agostino, «che il Comune di Gaggi aveva affidato la gestione del suo impianto di pubblica illuminazione tramite l'adesione alla convenzione per il servizio luce e servizi connessi per le pubbliche amministrazioni mediante la piattaforma pubblica Consip, la centrale acquisti della pubblica amministrazione. Gemmo si era aggiudicata il lotto numero 8 della procedura di gara bandita da Consip per il Ministero dell'economia, quello per la Sicilia, che comprendeva la gestione dell'illuminazione di tante altre città dell'isola, vedi Catania».

Le accuse

Il pubblico ministero Antonella Fradà, con provvedimento del 9 maggio 2018, ha chiesto il rinvio a giudizio dei due indagati, cui ha contestato il reato di cui agli articoli 113 e 589 del codice penale ossia rispettivamente omicidio colposo in concorso, perché recita testualmente l'atto, in cooperazione tra loro, Gemmo Susanna in qualità di legale rappresentante della società Gemmo spa affidataria del servizio luce e dei servizi connessi, e segnatamente del servizio di gestione dell'impianto di pubblica illuminazione del Comune di Gaggi e del servizio di manutenzione ordinaria e straordinaria dello stesso, e Trimarchi Francesco, in qualità di dipendente della società Gemmo Spa responsabile della gestione della suddetta commessa, cagionavano il decesso di D'Agostino Salvatore».

Secondo il magistrato,  riportano i legali della famiglia D'Agostino, si parla di "colpa consistita in negligenza, imprudenza, imperizia e nel non aver rilevato che i fari installati presso la piazza della Chiesa Madre di Gaggi, ancorché in disuso da anni e privi di lampade, fossero alimentati dall'impianto di illuminazione pubblica attraverso l'aggancio al quadro Q001 collocato in via tenente Turrisi di Gaggi». Detto in altri termini un gruppo di fari, benché dismesso e facilmente accessibile al pubblico risultava ancora allacciato al quadro elettrico. Queste in estrema sintesi sarebbero le premesse che hanno portato al decesso del giovane.

Il Gup Eugenio Fiorentino, ha poi disposto il rinvio a giudizio di entrambi gli indagati innanzi il Tribunale monocratico di Messina, seconda sezione penale», ammettendo anche la costituzione di parte civile dei genitori e della sorella di Salvatore: per inciso, «l'azienda non ha mai riscontrato le richieste di risarcimento presentate» dai genitori.

Responsabilità civile

Ancora, nella udienza del 24 maggio 2019 il giudice monocratico di Messina, dottoressa Alessandra di Fresco, accogliendo l'istanza del legale delle parti civili, ha autorizzato e ordinato, si menziona testualmente, «la citazione, in qualità di responsabile civile, della società Gemmo spa per rispondere, eventualmente in solido con gli imputati, del risarcimento dei danni patiti dalle parti civili». Quindi, sottolineano i legali dei D'Agostino, «anche l'azienda è pienamente parte in causa del processo. Il procedimento poi ha inevitabilmente scontato la pandemia, ha visto diversi rinvii, ma è tuttora pendente, si sono svolte già alcune udienze dedicate all'attività istruttoria e all'esame dei testi e la prossima è in programma il 23 novembre 2022 per sentire gli ultimi testimoni della parte civile». Nonostante questo i legali di Susanna Gemmo e della società, negli ultimi tempi, avrebbero chiesto a più giornali la rimozione dei link riferibili ai loro siti web «che rimandavano alle notizie sul processo, ritenute lesive dell'immagine e della reputazione dei loro assistiti e ormai non più attuali e di interesse per i lettori" appellandosi al diritto all'oblio. Ma al di là della singolarità dell'istanza, precisa la nota redatta dai professionisti che assistono i D'Agostino «trattandosi di un fatto risalente non a decenni fa ma al 2016», gli avvocati della presidente e della società "si sono ben guardati dallo specificare che il procedimento penale è ancora in corso e che i loro assistiti sono tuttora sotto processo".

Il silenzio delle controparti

Ma come la pensa al riguardo l'avvocato Antonini? Come la pensano Susanna Gemmo e la società con base ad Arcugnano nel Vicentino da lei presieduta? VicenzaToday ha contattato tutti e tre per conoscere il punto di vista. Dalla Antonini, così come presidente e dalla Gemmo spa come impresa coinvolti, non è giunto alcun commento.

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