Cronaca

Inchieste sulla sanità privata, Calapai e Nava all'assessore Razza: “Carenze di personale, il sistema va riformato”

Lettera aperta della Uil-Fpl sulle case di cura che non rispettano gli standard di assistenza previsti. Si punta il dito su una legge ormai desueta. “Gli imprenditori debbono finire di fare solo business sulla pelle dei lavoratori e a discapito dei cittadini utenti”

“Finalmente si sta facendo luce sulla gestione delle risorse umane delle Cliniche Private. Infatti, da un’intercettazione pubblicata da alcuni organi di informazione e stampa, si ha ormai la certezza che molte Case di Cura Private non rispettano gli standard di assistenza previsti dalla legge n° 39/88. La scrivente organizzazione sindacale, in più occasioni ha denunziato ai vari ‘Imprenditori della salute’ le gravi carenze di personale che, oltre ad appesantire i carichi di lavoro degli addetti, mettono sicuramente a rischio l’assistenza al paziente”.

Lo scrivono in una lettera aperta indirizzata all’assessore regionale alla Salute, Ruggero Razza, il segretario generale della Uil-Fpl, Pippo Calapai, e Giuseppe Nava, responsabile provinciale della Sanità Privata, dopo l'indagine sulla maxi truffa per i rimborsi gonfiati alle case di cura di Messina che ha portato a 25 avvisi di garanzia e sequestro di tre milioni di euro a sette cliniche. Al centro dell'inchiesta, Mariagiuliana Fazio, 65 anni, ex dirigente dell'Asp oggi in pensione, che, secondo gli inquirenti “nella materiale concretizzazione degli illeciti” si è servita  “di ben 14 consapevoli addetti al suo ufficio”, tutti indagati.

Ma agli atti dell'inchiesta non si sono solo le prestazioni sanitarie “gonfiate” per avere più soldi dalla Regione ma anche la chiusura di un occhio e a volte tutte e due sulle carenze di personale. Un intero capitolo è dedicato ad esempio alle verifiche ispettive del personale sanitario alla Cappellani Giomi con rilevate carenze nella fascia di turnazione notturna che secondo gli inquirenti sono state artatamente omesse “recependo le sollecitazioni provenienti da Emmanuel Miraglia, rappresentante legale della Cappellani”. Disagi che sarebbero stati barattati per agevolare la carriera del figlio, dipendenze della Giomi spa. L’assunzione risale al 2005, quando la madre era già dirigente medico con incarico di direzione della struttura complessa denominata “Servizio spedalità privata” all’Asp.

Le intercettazioni hanno documentato “il costante interessamento della madre in ordine all’attività lavorativa svolta dal figlio, tradottasi in una ripetuta azione di promozione della stessa”, al punto da spingersi a sollecitare l’affidamento di progetti al figlio. Secondo gli inquirenti è “processualmente acclarato che Mariagiuliana Fazio, si sia adoperata al fine di edulcorare gli esiti dell’ispezione condotta presso la casa di cura Cappellani Giomi il 9 luglio 2019, “inducendo i funzionari preposti alla verbalizzazione ad omettere di segnalare la rilevata carenza di personale ausiliario in orario notturno in violazione di quanto disposto a tal riguardo nello schema dei requisiti delle case di cura private”.

Ma, aldilà delle vicende giudiziarie, c'è un dato politico che oggi i sindacalisti mettono in evidenza.  “Signor assessore - scrive la Uil-Fpl - le rammentiamo che la legge n° 39/88 è ormai desueta e pertanto nella qualità di massimo rappresentante dell’organo di governo regionale, non può fare a meno di intervenire attraverso iniziative legislative per il superamento della stessa, che ormai non rispetta per nulla i livelli assistenziali previsti per la Sanità Pubblica. Occorre ad avviso della scrivente organizzazione, avviare un grande processo di riforma della Sanità Privata, affinché le Case di Cura, convenzionate con il pubblico, devono garantire gli stessi livelli di assistenza della sanità pubblica ed utilizzare personale con i medesimi profili professionali. Infatti, la figura di OSS indispensabile per garantire l’assistenza tecnico alberghiera ed evitare il demansionamento del personale infermieristico, ad oggi è utilizzata in maniera molto marginale. Le chiediamo inoltre, di avviare indagini ispettive presso le strutture private convenzionate ricadenti sul territorio della Provincia di Messina, coinvolgendo anche le organizzazioni sindacali, al fine di verificare la puntuale osservanza della legge 39/88. Si rammenta che le imprese della Sanità Privata convenzionata, debbono finire di fare solo business sulla pelle dei lavoratori a discapito dei cittadini utenti, le stesse debbono dimostrare, per chi non lo ha ancora capito, che la gestione della Salute deve rappresentare non solo profitti ma garantire i diritti dei lavoratori e la salvaguardia della salute dei cittadini utenti”, concludono i dirigenti della Uil-Fpl Messina.

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