Cronaca

Coronavirus e boss scarcerati, Siracusano: “Il ministro aggira il problema, le procure non possono decidere in libertà”

Resta alta la polemica su chi lascia il 41 bis grazie al virus, come Angelo Porcino,  elemento di spicco del clan di Barcellona. La protesta della deputata di Forza Italia dopo l'annuncio del ministro Bonafede sul via libera ad un nuovo decreto legge

"Bonafede ha anticipato, con una circolare fatta in fretta e furia con il presidente della Commissione Antimafia Morra, che nel prossimo decreto del governo i procuratori saranno coinvolti nelle decisioni in merito alle scarcerazioni".

Lo sottolinea Matilde Siracusano, deputata di Forza Italia e membro della Commissione Giustizia di Montecitorio dopo che ieri il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede ha annunciato il via libera ad un decreto legge che prevede alcune misure, tra le quali l’introduzione del parere della Procura Nazionale Antimafia al Tribunale di Sorveglianza, prima dell’emissione del decreto. Un annuncio che arriva dopo le polemiche sulle scarcerazioni facili a causa dell’emergenza Coronavirus anche di esponenti mafiosi. A Palermo il giudice di sorveglianza ha concesso gli arresti domiciliari, sostenendo i motivi di salute, al capomafia di Palermo Francesco Bonura. A Messina, lascia il carcere di Voghera per tornare a casa, Angelo Porcino, 63 anni, elemento di spicco del clan di Barcellona. Porcino, già carcere duro, ha ottenuto gli arresti domiciliari per motivi di salute.

"Dopo il clamore di questi giorni, con numerosi casi di mafiosi, camorristi e 'ndranghetisti usciti dalle prigioni a causa dell'emergenza Coronavirus e di un'evidente falla legislativa - il Guardasigilli corre ai ripari. Ma, come spesso capita, la toppa è peggiore del buco – spiega Siracusano -  Il ministro della Giustizia vuole dare poteri non previsti dalla Costituzione ai pm, esautorando così il ruolo degli avvocati difensori e dei giudici. Le Procure non possono decidere sulla libertà o meno dei detenuti, non possono inserirsi in relazione a scelte giurisdizionali e non è accettabile commissariare i giudici di Sorveglianza".

Per la Siracusano, "Bonafede si conferma assolutamente inadeguato al ruolo che indegnamente ricopre. Pensi a risolvere i problemi del sistema giustizia in Italia, senza scaricare le sue responsabilità e senza snaturale le linee guida date della nostra Carta. C'è un problema di sicurezza nelle carceri del Paese? Si intervenga per attrezzare tutti i penitenziari ad affrontare l'emergenza Covid-19, con sezioni dedicate per l'isolamento dei detenuti e con reparti clinici per trattare eventuali casi positivi. I problemi si risolvono, non si aggirano con norme incostituzionali".

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Uno scontro politico aspro anche all’interno della stessa maggioranza. Ma c'è anche chi parla di qualunquismo e disinformazione. “Sul tema delle scarcerazioni non può assolutamente passare il messaggio che il Governo faccia uscire i boss dalle carceri sulla base dei suoi decreti -  dice il deputato questore del MoVimento 5 Stelle Francesco D’Uva. - Ribadisco che non c’è assolutamente alcuna norma varata dal Governo che impone ai giudici di scarcerare i mafiosi. Apprezzo l’impegno del ministro Bonafede nell’affrontare la questione sia in Consiglio dei Ministri che interloquendo con il presidente della Commissione parlamentare Antimafia Nicola Morra”.

"È sbagliato mentire, sostenendo che sono usciti con leggi di questo governo, che invece ha risposto con un segnale molto forte", dice lo stesso ministro della Giustizia in un'intervista al 'Fatto Quotidiano', spiegando che il decreto ieri approvato in consiglio dei ministri "va a rafforzare ulteriormente il contrasto alle mafie nel pieno rispetto dell'autonomia della magistratura". Sul fatto che i magistrati debbano chiedere il parere non vincolante delle Procure antimafia prima di scarcerare un detenuto sottoposto al 41 bis, Bonafede afferma che in tal modo non si svilisce il ruolo dei magistrati: "Io rispetto profondamente il lavoro dei giudici. L'ulteriore passaggio con le procure distrettuali e la Procura nazionale antimafia è solo un modo per acquisire ulteriori informazioni su casi specifici". Sulla scarcerazione di alcuni boss, Bonafede non si sente corresponsabile: "Assolutamente no. Basta leggere la Costituzione per capire che i magistrati decidono nella piena autonomia".

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