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Cronaca

Sciopero benzinai, perché restare a secco è impossibile: tutte le cose da sapere

Fare il pieno di benzina e diesel dalle 19 di oggi 24 gennaio fino a giovedì 26 gennaio alle 19 sarà solo un po' più complicato rispetto al solito in Italia. Tutte le informazioni utili, gli impianti che resteranno aperti come sempre e le ragioni alla base della mobilitazione

Idistributori chiudono per 48 ore (la durata iniziale della mobilitazione era di 60 ore, è stata ridotta per adeguarsi alla richiesta del garante). Da stasera è sciopero. Già da ieri mattina si segnalano lunghe code in molte aree di servizio per fare rifornimento. Il timore di restare "a piedi" è diffuso ma, come vedremo, di fatto quasi infondato. La serrrata riguarda anche gli impianti self-service: i distributori saranno chiusi sulla rete ordinaria dalla 19 di oggi alle 19 di giovedì, mentre in autostrada la serrata inizia alle 22. Lo sciopero sarà quindi dalle 19 del 24 gennaio alle 19 del 26 gennaio (ore 22 sulla viabilità autostradale).

Dove fare il pieno durante lo sciopero dei benzinai

Con lo sciopero scattano però le procedure di salvaguardia per garantire il funzionamento in autostrada di un numero essenziale di impianti "in misura non inferiore ad una ogni cento chilometri". La chiusura prevede nche lo stop dei distributori self service, saranno però garantiti in tutta Italia dei servizi minimi essenziali con un determinato numero di stazioni di servizio in funzione sia nelle città sia sulle reti autostradali.

Fare il pieno di benzina e diesel fino a giovedì sera sarà un po' complicato, ma certamente non impossibile. Sì, è vero che alle tre sigle che protestano fanno riferimento il 70% dei 21 mila impianti di distribuzione dei carburanti attivi in Italia, ma ci sono regole sui servizi minimi impongono da un lato di mantenere aperti nelle città un certo numero di distributori: è previsto che nelle aree urbane ed extraurbane sia assicurato il servizio di un numero di impianti pari alla metà di quelli previsti nei giorni festivi. Poi ci sono gli impianti gestiti direttamente dalle compagnie, che restano aperti. Inoltre, i distributori autonomi associati a due altre sigle (Angac e Asnali) non aderiscono allo sciopero. Infine, sulle autostrade prefetti e Regioni devono invece assicurare che resti aperto un impianto ogni 100 chilometri: la lista diffusa ieri dalla Conferenza delle Regioni ne conta ben 175 su un totale di 477.

L'elenco dei benzinai aperti è nelle mani delle varie prefetture che possono decidere di renderlo pubblico. Tendenzialmente a rimanere aperti sono gli impianti totalmente automatizzati. In autostrada invece è la Regione a comunicare gli impianti aperti e la legge impone un distributore aperto ogni 100 chilometri. Insomma, come ha rilevato Paolo Uniti, segretario Figisc Confcommercio, non esiste il pericolo che qualcuno resti senza benzina, a meno di clamorose disattenzioni del singolo automobilista: "Non c’è il rischio di rimanere senza benzina, non è nostra intenzione certo arrecare danni agli utenti. Con i servizi minimi garantiti e considerando l’aumento delle erogazioni medie di carburanti che stiamo registrando in questi giorni, visto che i veicoli attuali sono molto più efficienti, il pericolo di restare a secco non esiste".

Le ragioni dello sciopero e quanto guadagnano i benzinai

I gestori degli impianti non hanno gradito le accuse, nemmeno troppo velate, di speculazione. L'obbligo della cartellonistica previsto con l'esposizione del prezzo medio previsto dal revente decreto trasparenza "penalizza i benzinai" ed è "inutile per far abbassare i prezzi", sostengono Faib, Fegica, Figisc-Anisa, le associazioni che hanno proclamato lo sciopero, le quali si sentono diffamate e penalizzate dai nuovi provvedimenti del governo e tengono il punto. Ritengono che la categoria sia stata coperta "di fango a seguito degli aumenti decisi dal governo" e spiegano che lo sciopero è stato proclamato "per ricordare a tutti che le politiche di prezzo al pubblico non sono imputabili ai gestori, il cui margine medio di guadagno (3 centesimi al litro) rimane invariato a prescindere dal prezzo finale al consumatore. Si sentono traditi da un governo che, costretto a riscuotere nuovamente le accise, li avrebbe additati ai cittadini come i responsabili dei rialzi dei prezzi alla pompa. Dicono con forza "no" ai nuovi, inutili, obblighi di legge a carico dei gestori, per impedire che il prezzo dei carburanti torni a salire in assenza di politiche di riforma e razionalizzazione del settore" e infine si scagliano  "contro il rischio di una nuova campagna di criminalizzazione dei gestori che nascondano le vere inefficienze e lo spazio debordante della criminalità".

Su 20 euro di benzina erogata, al benzinaio vanno più o meno 38 centesimi lordi, pari al 2% del prezzo totale, circa 3,5 centesimi al litro. Non sono i benzinai a stabilire il prezzo e gli aumenti dei carburanti, ma le compagnie petrolifere. Inoltre, il margine dei benzinai non cresce all'aumentare del prezzo di benzina e gasolio, ma rimane fisso. "Non c'è alcuna volontà di colpire la categoria e mi dispiace se qualcuno l'ha interpretato così. C'era semplicemente la necessità di fare ordine per evitare comportamenti sbagliati", ha commentato dal canto suo la presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

fonte Today.it

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