Cronaca

Anche Messina verso lo stop del food delivery il 26 marzo: "Per un giorno non ordinate tramite app"

Un lavoro che si è potenziato durante la pandemia e che ha consentito al sistema economico di non collassare definitivamente. Oggi la categorie chiede maggiori tutele. Per questo motivo la serrata delle consegne a domicilio investirà tutta la nazione, da nord a sud, compresa la città dello Stretto

Pagamenti a cottimo decisi da una piattaforma online, uso di mezzi di trasporto di proprietà privata, nessuna possibilità di congedo retribuito, nessun tfr. Questa la condizione dei riders che soprattutto durante la pandemia hanno continuato a lavorare consentendo alle attività di ristorazione soprattutto di poter lavorare tramite il domicilio. Una realtà sempre più in espansione, che adesso si è affermata arrivavndo a comprende lavoratori di tutte le età. La categoria di fattorini a domicilio adesso vuole un riconoscimento come categoria e un contratto adeguato alla mansione svolta. 

Parteciperà anche Messina al #nodeliberyday la manifestazione lanciata in tutta Italia dai riders per chiedere alle grandi piattaforme online e via app di consegna a domicilio un trattamento dignitoso. Durante la giornata di sciopero, indetto per venerdì, la richiesta è di non ordinare a domicilio attraverso le applicazioni. 

"Chi siamo? Siamo Rider, ovvero fattorini. Cosa facciamo? Portiamo il cibo a casa di chi ha fame, a cena e a pranzo, tutti i giorni. Perché si parla di noi? Siamo uno dei pochi soggetti che si possono muovere durante la pandemia ma esistiamo già da prima e esisteremo anche dopo.Siamo chiamati attraverso le varie piattaforme che si trovano in ogni smartphone: sono Deliveroo, Glovo, Just Eat, Uber Eats. Andiamo in giro per la città con i nostri mezzi, in bici, in motorino, in macchina e qualcuno in monopattino. C’è chi lo fa da molto tempo, e chi ha iniziato soprattutto in questo periodo in cui le richieste sono aumentate. E probabilmente resteranno a farlo in molti, visto la situazione di crisi economica che si prospetta ma che a Messina esiste già da tempo", scrivono i sindacati Cgil, UilTuCS e Riders Union Messina

"Se non lo sapessi, siamo pagati a cottimo, ovvero, per il prezzo della consegna, che viene però deciso dalla piattaforma, che decide anche come e quando consegnare. Insomma come se fossimo dipendenti dell’azienda, ma senza avere i diritti e le tutele di dipendenti: non abbiamo ferie, riposo in caso di malattia, non abbiamo un piano che preveda il nostro impiego certo e a lungo termine, continuano. 

"Chiediamo di essere trattati come ogni lavoratore. Tra di noi ci sono padri e madri di famiglia, studenti e non, ognuno con la nostra dignità. Chiediamo di essere rappresentati giustamente, di poter esprimere le nostre esigenze come gruppo e come individui. Chiediamo che ogni tipo di lavoro emerga e venga rappresentato e rispettato degnamente. Vogliamo che sia riconosciuta l'importanza che abbiamo avuto nei giorni di pandemia e l’importanza che possiamo continuare ad avere in futuro", spiegano ancora. 

"Lo scorso 25 febbraio una partecipatissima assemblea delle lavoratrici e dei lavoratori della rete RiderXiDiritti, che ha coinvolto centinaia di rider da più di 30 città italiane , ha proclamato per il 26 marzo il blocco del servizio di food delivery in tutto il paese", si legge ancora. 

Da qui la richiesta di rinunciare alle consegne a domicilio per un giorno. "L’invito è esteso alla condivisione degli hashtag del blocco del consumo, e promuoverne la diffusione attraverso i social, affinché i messaggi del #NODELIVERYDAY possano diffondersi facilmente nelle case di tutti gli italiani. #rights4riders #peoplebeforeprofits #il26nonordino #boycottapp", concludono. 

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