Scuola, i 736 bambini della Verona Trento restano a casa: ritardo nei lavori di adeguamento

Il dirigente scolastico oggi al Comune per chiedere un cronoprogramma che consenta di programmare l'inizio delle attività. Alla San Francesco di Paola si sta in classe senza banchi per evitare il “reso” fra i piccoli studenti

Verona Trento

Settecentotrentasei ragazzini dell’istituto Verona Trento non sono potuti andare a scuola e non sanno se potranno andarci il 24 settembre, già in ritardo di dieci giorni rispetto alla data d'inizio comunicata dalla Regione. 

La causa? Il comune ha evidentemente inviato gli operai in ritardo per alcuni lavori d'edilizia e non si sa quando finiranno. Lo ha detto a chiare lettere ieri il dirigente scolastico Santi Longo che ha convocato il consiglio di istituto per comunicare le difficoltà a programmare l’inizio delle attività. Una notizia che è trapelata anche fra i genitori che con pazienza speravano di poter accompagnare i figli alla prima campanella almeno per la prossima settimana.

La notizia di ritardi negli interventi – in particolare per quanto riguarda modifiche agli infissi fondamentali per consentire un'adeguata aereazione - era già nota, ma le rassicurazioni arrivate dal fronte politico avevano fatto sperare in una svolta.

Ieri la doccia fredda: la ditta già impegnata nell’istituto e alla quale sembra l'amministrazione comunale voglia affidare la prosecuzione per l’adeguamento delle finestre, ha fatto sapere che occorrerebbero almeno trenta giorni dalla data di inizio non ancora fissata.

Ad oggi siamo dunque letteralmente senza un edificio scolastico accessibile.

Inimmaginabile la rabbia e la frustrazione di famiglie e bambini. Ragion per cui il dirigente scolastico sarà oggi al Comune per chiedere tempi certi e un cronoprogramma che consenta di organizzare l’avvio dell’anno scolastico.

“Le informazioni e le rassicurazioni che mi arrivano – spiega Longo – sono frammentarie e contraddittorie. Non posso affidare a messaggini sulle chat il futuro di tanti ragazzi”.

Ma quali sono le alternative in questo momento per la Verona Trento? Due, una peggiore dell’altra: “Didattica a distanza o lezioni pomeridiane alla Boer - spiega il dirigente - con una impegnativa organizzazione anche dal punto di vista della sanificazione, dal momento che la scuola è frequentata la mattina dai piccoli della materna e della primaria”.

Ipotesi che destabilizzano non poco le famiglie, compresa quella delle lezioni pomeridiane che penalizzano anche chi fra i ragazzi ha attività extrascolastiche, tanti anche di tipo agonistico, che nessuno ha il diritto di negare.

L’unica soluzione sarebbe trovare presto nuovi locali - palacultura? istituti privati? – che garantiscano diritto allo studio, sicurezza e serenità. Dopo tanti mesi di assenza forzata dalle aule, se lo meritano.

La battaglia delle mamme contro il "reso"

Il Verona Trento diventa dunque un caso simbolo dei problemi legati alla ripresa. Ma anche dove gli studenti hanno fatto ingresso come da previsioni, si registrano i primi problemi e malumori. Sott'accusa la mancata dotazione dei famigerati banchi che servono a nascondere la vera criticità delle scuole: la mancanza di spazi. In attesa che arrivino, dunque, quasi tutti gli istituti sono costretti a togliere dal gruppo quelli in sovrannumero. Li chiamano, con una espressione aberrante, "resi”. Ma ieri alla San Francesco di Paola, contro la logica dei resi, si è rischiato il primo sciopero. I genitori hanno protestato contro le procedure di rotazione dei bambini che avrebbero dovuto “girovagare” a turno in altre classi - senza i loro compagni e con altri docenti - fino all'arrivo dei nuovi banchi, che difficilmente saranno consegnati prima di dicembre. 

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I genitori hanno rifiutando di fare entrare i figli a scuola e scritto una lettera alla dirigente scolastica che ha dunque dovuto accettare di far rimanere i bambini nelle rispettive aule, ma senza banco, solo con la sedia, per non ingombrare e rispettare le misure di distanziamento. 

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