Giovedì, 21 Ottobre 2021
Cronaca

Corsi contro la dispersione scolastica al palo, 5mila studenti aspettano ancora la prima campanella

A Palermo e Agrigento monta la protesta delle famiglie ma il problema investe anche Messina. Bloccate seconde, terze e quarte annualità dei Iefp che garantiscono la frequenza fino all'età dell'obbligo oltre la formazione professionale

L'assessore regionale all'Istruzione, Robero Lagalla, si era scusato. I corsi contro la dispersione scolastica? Cominceranno un po' in ritardo, a metà ottobre, ma cominceranno. Siamo a metà novembre ed i corsi restano al palo.

Un caso che rischia di esplodere anche per la protesta dei rappresentanti degli enti di formazione che hanno deciso di far sentire la propria voce. La campanella è suonata il 12 settembre scorso infatti ma soltanto per i primi anni ordinari. I secondi, i terzi e i quarti anni dei corsi sono ancora fermi al palo e gli iscritti a casa ad aspettare,  fra preoccupazione, timori e proteste dei genitori.

Eppure i corsi sono stati concepiti per contrastare un fenomeno che vede l'Italia indossare la maglia nera a livello mondiale, come documentato anche nell'ultimo rapporto Svimez. La Sicilia è ultima fra le regioni, tanto che la Colombini della Cisl ha chiesto con forza qualche giorno fa “risorse aggiuntive nella legge di bilancio per il 2020 per investire nel sistema nazionale di istruzione e formazione dallo 0-6 fino al livello terziario, a partire dalla valorizzazione dei lavoratori del comparto, per rafforzare il raccordo tra scuola e lavoro potenziando l’alternanza scuola lavoro e l’apprendistato di primo e terzo livello, sostenere gli Its ed attuare un sistema nazionale di apprendimento permanente che aiuti giovani ed adulti a valorizzare, elevare e perfezionare le proprie competenze lungo tutto il corso della loro vita".

Il fermo dei corsi Iefp - che portano ad una formazione professionale - riguardano anche Messina e sono quelli che garantiscono la frequenza scolastica fino all'età dell'obbligo.Servono dunque per garantire il diritto allo studio ai ragazzi ma anche per dare certezza lavorativa per gli impiegati degli enti.

Non è escluso, fermo restando allo stato attuale delle cose, che le famiglie, assieme ai docenti degli enti, possano decidere di scendere in piazza. Ad Agrigento o a Palermo si stanno già organizzando. Ma la protesta monta anche in città e provincia: sono più di 5 mila gli studenti "posteggiati", in attesa di tornare a formarsi. 

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