Dpcm, lo sfogo di docenti e titolari di scuole danza: "Ci siamo fidati del governo, ci ha ricambiato con l'indifferenza"

Dopo la lettera a prefetto e sindaco, Bonanno, Tedesco, Gemelli, Cubeta e Freni spiegano a MessinaToday le difficoltà del settore. “Né il ministro che siede al Mibact, né quello che siede al Miur hanno compreso che non siamo una pratica sportiva ma l'avamposto della formazione artistica e culturale”

Mariangela Bonanno, Giovanna Tedesco, Gaia Gemelli, Mimma Cubeta, Milena Freni: sono le titolari di scuole di danza della città di Messina che hanno già scritto al prefetto e al sindaco Cateno De Luca per manifestare il proprio dissenso contro le misure che prevedono la chiusura delle scuole di danza. A MessinaToday spiegano le ragioni della protesta che penalizza un settore neanche citato nel Dpcm.

Un errore confonderci con le palestre

Il governo, col Dpcm 24/10/2020,  ha mostrato di sconoscere e si è totalmente disinteressato delle scuole di danza che rappresentano un caposaldo per la formazione coreutica di base, luoghi di sana aggregazione sociale, di educazione al movimento teso al benessere psico-fisico soprattutto delle fasce giovanili, avamposti di formazione artistica e culturale. Nella sua articolazione il governo, col suo dispositivo, ha pensato di riunire sotto il nome di “palestre” chiunque si muove in luogo chiuso e per il sol fatto di muoversi deve essere bloccato, fermato quasi classificato “untore”. 

Né il ministro che siede al Mibact, né quello che siede al Miur, si sono ricordati di sottolineare che la Danza non è una disciplina sportiva; è cosa ben diversa dalle palestre e centri sportivi in genere. Le Scuole di Danza, quelle vere, si caratterizzano come delle vere e proprie strutture educative ove il movimento è parte di un percorso formativo molto più complesso ed articolato, non sono luoghi deputati al dimagrimento o alla formazione di muscolature strabilianti. In questo Dpcm ci si è colpevolmente dimenticati che lo stato prevede un percorso di studi che si conclude col rilascio di un diploma di laurea di I e II livello che abilita all’insegnamento coreutico e che tale titolo è conseguito presso un’Accademia di Danza rientrante fra gli “Istituti di Alta Formazione Artistica, Musicale Coreutica” che permette di insegnare nei licei coreutici di recente istituzione. Ebbene, nonostante tali dimenticanze, noi Insegnanti di Danza siamo stati sempre rispettosi delle regole perché ciò rientra nel nostro carattere e nella nostra formazione. In silenzio e senza clamori esagitati, abbiamo chiuso l’otto marzo di quest’anno, sapendo di contribuire  alla salvaguardia della vita umana. Anche a distanza abbiamo cercato di supportare i nostri allievi e di aiutarli a superare le conseguenze fisiche e psichiche di una chiusura che la loro mente si rifiutava di accettare.

Manca una legge organica che regolamenti il settore

Abbiamo riaperto come tutte le istituzioni scolastiche, e non palestre, a settembre nel più rigoroso rispetto di tutte le prescrizioni previste dai protocolli anti covid; abbiamo accolto i nostri allievi come le mamme attendono i loro figli che ritornano da un lungo viaggio, li abbiamo abituati al rispetto delle nuove regole ed a coltivare la speranza che presto ci saremmo riabbracciati. Abbiamo fatto tutto questo in silenzio senza clamori, confidando in un governo amico che riuscisse a capire la nostra mission e finalmente ci differenziasse dalla pura pratica sportiva, includendoci nel più consono settore della formazione artistica e coreutica. Ci siamo fidati e siamo stati ricambiati con l’indifferenza. Abbiamo capito che è inutile snocciolare numeri e statistiche che mettono in rilievo come le nostre strutture non hanno prodotto contagi, forse per la prima volta, abbiamo preso coscienza del nostro ruolo, ci siamo resi conto che il non avere un vero e proprio status giuridico, conduce alla babele che regna nel mondo dell’insegnamento della danza. In definitiva abbiamo toccato con mano come le “vere” Scuole di Danza scontano la mancanza di una legge organica che regolamenti il settore. Tutto ciò ci spinge a chiedere con forza e determinazione un deciso intervento dello Stato. Non possiamo più accettare l’inerzia ed il menefreghismo di uno Stato sordo alle esigenze che promanano dal settore coreutico.

Il “riordino” che giace nel cassetti

A tal proposito basti pensare che sono trascorsi quasi tre anni da quando  nella Gazzetta Ufficiale n. 289 del 12/12/2017 è stata pubblicata la legge 22 novembre 2017 n. 175 contenente “Disposizioni in materia di spettacolo e deleghe al Governo per il riordino della materia”.  In base a tale legge si sarebbero dovuti emanare appositi decreti di riordino dei vari settori fra cui quello della danza e dell’attività delle relative scuole, attraverso una regolamentazione dell’insegnamento tramite la definizione di percorsi formativi e professionalizzanti validi su tutto il territorio nazionale: in particolare, si stabiliva che l’insegnamento della danza ad allievi che non avessero compiuto il quattordicesimo anno di età, dovesse essere riservato esclusivamente a chi fosse in possesso di specifico titolo di studio o adeguato titolo professionale, con l’istituzione di un elenco professionale degli insegnanti di danza presso l’ispettorato per l’istruzione artistica del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca. Si prevedeva inoltre che, l’abilitazione all’insegnamento della danza dovesse essere certificata su scala nazionale, certificazione che ad oggi nel nostro Paese può essere conseguita al termine del percorso di studi presso l’Accademia Nazionale di Danza. Naturalmente, e sarebbe stato strano il contrario, niente di quanto detto si è tramutato in precise disposizioni normative. Come al solito il tutto giace in qualche remoto file, che chissà quando sarà aperto. Ma il nostro è uno Stato che dimentica anche i seri disegni di legge. A tal proposito basti pensare che già nel 2002 nella 14^ legislatura è stato presentato al Senato della Repubblica il disegno di legge 1655 sul riordino del settore “Danza”, che a distanza di ben 17 anni è attualissimo  e che dedicava il Capo IV, dall’art. 12 all’art. 16, al riordino delle Scuole di Danza Private con una regolamentazione scrupolosa che mirava essenzialmente ad assicurare la tutela dei minori, specie sotto l’aspetto sanitario e della crescita, riservando l’insegnamento a soggetti appositamente abilitati.

Dopo quanto detto è giunto il tempo di affiancare all’atteggiamento rispettoso anche quello rivendicativo del nostro ruolo e della nostra professionalità, acquisita con tanti sacrifici e rinunce. Questo periodo di chiusura, ma anche di riflessione, deve farci raggiungere quella coesione ed unità di intenti, sinora mancate, che daranno forza alle nostre giuste rivendicazioni, con una legge che stabilisca, una volta per tutte, regole certe con tutte le connesse implicazioni giuridiche.

Mimma Cubeta  - BallettodelloStretto
Milena Freni - Centro Formazione Danza 
Mariangela Bonanno - StudioDanza 
Gaia Gemelli e Giovanna Tedesco - Danzarte

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