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Cronaca

Gli affari del clan Giostra, sette condanne da rivedere: escono dal processo Gugliotta e Morgante

La sentenza della Cassazione sull’operazione della Dda che nel 2016 ha svelato la gestione di imprese confiscate alla mafia, il controllo delle scommesse clandestine e l'investimento nell'acquisto di locali, pizzerie e discoteche da parte della cosca. Pena da ricalcolare per Tibia, Aloisio, Molonia, Smiraglia, Schepis, De Leo e Musolino

Regge in Cassazione con alcuni rinvi e parziali annullamenti, la sentenza d’appello sull’operazione Totem della Dda sugli affari del clan di Luigi Tibia a Giostra.

Sette le pene da ricalcolare mentre escono dal processo definitivamente il commercialista Pietro Gugliotta ed Edoardo Morgante.

E’ quanto deciso dalla VI sezione sull’operazione della Dda che nel 2016 ha svelato la gestione di imprese confiscate alla mafia, il controllo delle scommesse clandestine e l'investimento nell'acquisto di locali, pizzerie e discoteche da parte della cosca. 

I giudici hanno formalmente cancellato dunque le condanne per Gugliotta e Morgante mentre hanno annullato con rinvio per il reato associativo (unico reato per cui era stato condannato alla pena di anni 12 di reclusione) Vincenzo Misa. Annullato con rinvio limitatamente alla determinazione del trattamento sanzionatorio per verificare se può applicarsi la modifica in pejus per il reato associativo per tutti gli altri imputati (Luigi Tibia, Luigi Aloisio Paolo, Giuseppe Molonia, Calogero Smiraglia, Giuseppe Schepis, Luciano De Leo e Antonio Musolino), nei confronti dei quali diventa irrevocabile l’accertamento di responsabilità per tutti i reati loro ascritti.

Infine annulla senza rinvio la confisca dell’esercizio commerciale I Sapori del Mattino disposta nei confronti di Luigi Tibia.

I legali impegnati nella difesa Salvatore Silvestro, Carlo Autru Ryolo, Nico D’Ascola Nico,  Giuseppe Donato, Alessandro Billè, Giuseppe Serafino e Pietro Luccisano.

L'operazione Totem scattò nel 2016. Carabinieri e Direzione distrettuale antimafia di Messina monitorano a lungo Tibia, scoprendo che nonostante procedimenti giudiziari e sequestri continuava a gestire diverse attività soprattutto nel settore del divertimento. Nel mirino finirono anche i “totem” che secondo l'accusa - che contestavano l'aggravante di aver commesso il tutto per agevolare l'associazione mafiosa - erano piazzati in bar e negozi da loro controllati senza autorizzazione dell'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, per agevolare il gioco d'azzardo. Da qui il nome dell’operazione.

Nel 2022 il processo di appello con tante assoluzioni e sconti di pena rispetto alla sentenza di primo grado.

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