Venerdì, 22 Ottobre 2021
Cronaca

Sentenza Corsi d'Oro, quando Genovese disse ad Albert: “Saremo costretti ad attaccarla a 360 gradi”

La tentata estorsione al dirigente generale della Regione, sarà al centro della prossima partita nelle aule di giustizia. La ricostruzione di quell'incontro nel libro “My name is Francantonio”

Tra i capi di imputazione confermati a Francantonio Genovese dalla Corte di Appello presieduta dal giudice Alfredo Sicuro per il processo “Corsi d'Oro2”, c’è il reato di tentata estorsione a carico dell’ex direttore generale dell’assessorato alla Formazione professionale, Ludovico Albert.

E’ l’aspetto più rognoso della condanna, come commenta anche il legale dell’ex deputato, Nino Favazzo: “In attesa del deposito della motivazione – si legge in una nota -  il dato più evidente della sentenza, anche per le ricadute sul trattamento sanzionatorio, è la assoluzione di Francantonio Genovese da tutte le contestazioni per riciclaggio, che avevano fatto registrare in primo grado pene a dir poco severe. Tra assoluzioni e prescrizioni, dunque, restano in piedi la associazione a base politico-familiare, due contestazioni per truffa e due per fatturazioni a fronte di  prestazioni ritenute inesistenti, oltre alla tentata estorsione nei confronti di Ludovico Albert. Sono certo – conclude l’avvocato -  che, rispetto a ciascuna delle ipotesi per cui oggi è stata confermata la condanna, vi saranno ampi margini per poter fondatamente chiedere ed ottenere una ulteriore modifica nel giudizio di cassazione. Acquisito un importante risultato, insomma, ritengo la partita tutt’altro che chiusa”.

Sulla vicenda di Albert – a cui Genovese dovrà pagare anche le spese di giudizio - si giocherà dunque la prossima importante partita in cassazione. Il dirigente venuto dal Piemonte era stato convocato nella sede della segreteria del parlamentare messinese, all’epoca in quota al Pd, in presenza dell’allora capo di gabinetto dell’assessore Salvatore La Macchia, per alcuni chiarimenti sugli Avvisi avviati dal Dipartimento che, dopo l’adozione del costo-standard a 129 euro l’ora, avevano ridimensionato o escluso alcuni degli enti di formazione della Galassia Genovese.  

Una storia ricostruita passo dopo passo nel libro di Enzo, Basso My name is Francantonio, da poco alle stampe e già alla seconda edizione, che si può trovare nelle principali edicole del centro e nelle maggiori librerie di Messina. Ecco un paragrafo chiave della ricostruzione di quell’incontro per il quale è stato contestato a Genovese la tentata estorsione.

“Saremo costretti ad attaccarla a 360 gradi”

Appena sbarcato a Palermo, il dirigente generale fresco di nomina Ludovico Albert riceve l’invito dell’assessore alla Formazione professionale Mario Centorrino per un incontro in albergo con i due deputati, Francantonio Genovese e Franco Rinaldi. “Avevo capito da subito”, racconterà poi ai giudici di Messina, “che quello era quasi un rito per capire chi comandava nel settore, in Sicilia”. Ma dopo le iniziali cordialità, i rapporti tra il dirigente generale venuto dal Piemonte e il politico di riferimento, Francantonio Genovese, cominciano a farsi tesi. Genovese, oltre che Centorrino, la cui nomina è stata concordata nel corso di una cena a Messina con il governatore Raffaele Lombardo, indica come capo di gabinetto, il fido Salvatore La Macchia.

L’ex sindaco di San Piero Patti nei suoi giorni di trasferta a Palermo apprezza la metodologia di lavoro del nuovo dirigente. Che, come prima indicazione, a seguito della lettera di diffida arrivata dall’Unione europea nella quale si contestavano rendicontazioni per una cifra vicina ai quattrocento milioni di euro, decide di mettere ordine nel disordine degli accrediti degli enti e delle liquidazioni svolte in anticipazione, fino all’80% degli importi finanziati sui quali spesso mancava poi la rendicontazione finale. Di qui le tremila pratiche trovate alla sanfasò negli scantinati.

Un caos, nel quale hanno guazzato per anni decine e decine di enti. E che ha portato la Corte dei Conti regionale a bocciare due importanti Avvisi,  il numero 7, per un importo di 140 milioni, e il numero 8, per ben 170 milioni di euro. Il settore è andato così in tilt. Una confusione di carte sulla quale Ludovico Albert decide, in vista della pubblicazione dell’Avviso 20, un maxi importo di 400 milioni di euro, di imporre che le richieste e i budget di spesa, classificati voce per voce, vengano informatizzate.

Per la prima  volta gli enti accreditati sentono sul collo il fiato dei controlli che incombono: previsioni da rispettare, monte ore da conteggiare, profili professionali da indicare secondo le aspettative e le evoluzioni previste dal mercato del lavoro. Un gruppo di informatici vengono messi al lavoro per scegliere le griglie di valutazione.

 I manager della formazione, da anni abituati al sistema delle compensazioni per gli sforamenti non giustificati nella spesa, cominciano a correre ai ripari. Giganti del settore, come lo Ial Cisl, si trovano impreparati di fronte alle nuove  procedure.

Le proteste degli enti fioccano. “Ma noi abbiamo sempre fatto così…”.  Sale la tensione. Il servizio informatizzato comporta un protocollo elettronico e l’ indicazione di una serie di coefficienti. Ogni intervento postumo alla registrazione, per aggiustare le carte, come fino ad allora si è stati abituati a fare, viene tracciato.

E’ questo quello che un turbato Lodovico Albert, racconterà ai giudici, è costretto a spiegare a Francantonio Genovese mesi dopo il suo insediamento quando, a seguito di un ennesimo invito dell’assessore Mario Centorrino, che già si è sentito in forte contrasto con Genovese sul tema del dimensionamento scolastico, viene convocato a Messina per un incontro nella segreteria con i tappeti rossi di via Primo Settembre, presente il capo di gabinetto, Salvatore La Macchia.

Sono un paio le cose che Genovese chiede al dirigente generale Ludovico Albert. Rivedere la pratica del Consorzio Sociale di Barcellona, che fa capo a Michele Cappadona, animatore delle cooperative Agci, la rete del partito repubblicano, per il quale il sindacalista ha chiesto aiuto all’ex presidente dell’Ordine degli Ingegneri Arturo Alonci: il progetto è stato escluso dalla graduatoria dell’Avviso 20. E soprattutto rivedere il monte ore assegnato alla Training Service, ente da poco entrato nell’ orbita di Genovese, finanziato solo per 4800 ore, per un importo totale di 400mila euro, anziché i 660mila che erano stati richiesti dall’ente.

Albert fa presente che le nuove disposizioni, che classificano gli importi finanziati secondo la media riportata negli enti negli ultimi tre anni, imporrebbero un intervento sulle graduatorie già stilate e che di tutti gli interventi sul sistema informatico, resta traccia. Lui non se la sente di forzare il sistema, tantomeno tollererà che altri lo forzino.

“Lei sappia che qui non è un problema di soldi, non ho bisogno dei soldi di quell’avviso” replica infastidito Francantonio Genovese. “Qui è un problema di promesse. E le promesse vanno mantenute”.

Scende il gelo nella stanza. Salvatore la Macchia è imbarazzato. Ma Francantonio Genovese mostra di essere molto deciso: “Se lei comunque è della sua opinione”, conclude, “saremo costretti ad attaccarla a 360 gradi”. Per lui, il problema è politico. Il viaggio di ritorno per Ludovico Albert verso Palermo è fonte di grande tensione. Si è insediato da pochi mesi, il 22 febbraio del 2011, e rassegnare le dimissioni subito  sarebbe certificare una sconfitta. Decide così di stare fermo sulle sue posizioni, fino alla pubblicazione dell’Avviso 20, sul quale “ci sono aspettative non solo della Corte dei Conti”, dalla quale in audizione è stato già rimbrottato quando per dovere di ufficio è stato costretto a difendere i due precedenti Avvisi già bocciati dai giudici contabili, ma anche  dei funzionari Ue, che hanno copiosamente finanziato i progetti di formazione in Sicilia e sono molto delusi dall’andamento che finora gli interventi hanno sortito in termini di occupazione.

Albert tiene duro, Genovese solleva il problema politico a Lombardo, ma l’Avviso 20, che per i tre anni successivi vale ottocento milioni di euro, è pubblicato così com’è. Il Tar, il tribunale amministrativo regionale, è investito da una pioggia di ventotto ricorsi, di cui ventisette rigettati. Per Albert è una vittoria, cui segue anche una intesa di collaborazione con la Ue per le nuove linee-guida. Ma è a questo punto che Albert annuncia le dimissioni. Sente che “il clima politico gli è apertamente contro”.

Il dirigente della Formazione, che smentisce qualsiasi rapporto con Piero Fassino, dice si dimetterà, ma quasi istantaneamente arriva alla Regione una lettera di chiarimenti a firma del ministro della Coesione sociale Fabrizio Barca, che mostra sorpresa per le dimissioni annunciate e rileva  “di avere apprezzato il lavoro svolto da Albert, anche alla luce dei nuovi accordi intercorsi tra il  governatore Lombardo e il presidente del consiglio Mario Monti, sul tema delle intese Stato Regione”.

A licenziare in tronco Ludovico Albert, ci penserà, in nome dello spoil system, il governatore Rosario Crocetta. Il 22 novembre 2012 il contratto del dirigente, che ha una durata triennale, vien rescisso d’ufficio.  “Lo statuto… Albertino è superato” ironizza Crocetta. Albert impugna il licenziamento di fronte al giudice del lavoro.  E la Regione, due anni dopo, sarà costretta a soccombere e pagare al dirigente l’intero importo contrattuale, così come è succederà per tutti gli altri direttori di assessorato, silurati anzitempo da Crocetta che aveva esigenza di fare spazio ad altri.

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