Cronaca

Investigatori privati o talpe? Perde pezzi l'inchiesta della Procura di Messina

La Corte di Appello di Reggio assolve Molonia e Brigandì perché “il fatto non costituisce reato”. Inizialmente indagati dodici persone. Restano le condanne per tre agenti di polizia giudiziaria

Perde qualche pezzo la delicata inchiesta della procura di Messina sulla rete di collaboratori “istituzionali” utilizzati dagli investigatori privati Matteo Molonia e Antonino Brigandì. La Corte d’appello di Reggio Calabria, dopo il rinvio della Cassazione nell’ottobre 2018,  ha assolto i due perché il fatto non costituisce reato, rispetto all’unica accusa che era rimasta a carico: accesso abusivo allo Sdi.

L’indagine era stata avviata dopo una segnalazione alla Guardia di Finanza del 30 luglio 2012 alla Finanza che puntava l’attenzione su una serie di rapporti personali che, tramite scambi di favore,  travalicavano i limiti della riservatezza. 

Confermate le condanne del 2016 per gli altri tre imputati, ovvero l’ex comandante del nucleo mobile della Guardia di Finanza Francesco Giusti e gli agenti del nucleo di polizia giudiziaria, il maresciallo Giovanni Duca, della Finanza e il carabiniere Antonio Scaletti, che erano stati anche sospesi dalle funzioni per due mesi e che non hanno nemmeno proposto il ricorso in Cassazione mentre quello di Duca non era stata accolta.

Inizialmente nell'inchiesta era finiti in dodici. Tra questi anche il vicecommissario Augusto Sturiale a cui la Corte ha ridotto a otto mesi e ospeso la pena. Sturiale seguiva indagini delicate e importanti. Tra queste anche un fascicolo riservato che riguardava l’allora presidente della Regione Rosario Crocetta, a seguito dell’esposto dell’ingegnere Roberto Sciascia di Gela, acerrimo nemico del governatore, di recente autore di un libro bianco sullo scandalo discarica e inciuci politici tra Messina e Gela.

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