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Coronavirus, il Tar rimanda in classe gli studenti delle superiori: "Le scuole non sono fonte di contagio" 

La sentenza in seguito al ricorso del comitato "Ri(n)corriamo la Scuola" sulla didattica in presenza dal 50% al 75% nelle zone arancioni e gialle. "La decisione del Dpcm non risulta supportata da specifiche indicazioni del Comitato Tecnico Scientifico", si legge

Mentre la didattica in presenza continua a essere un nodo da sciogliere nel dibattito fra le regioni e il governo, in attesa che venga varato il prossimo decreto della presidenza del consiglio dei ministri, per il Tar del Lazio nessun dubbio: le scuole non rappresentano un luogo di contagio. A ricorrere contro il Dpcm il comitato "Ri(n)corriamo la Scuola", che ha presentato ricorso contro la chiusura delle scuole superiore e l'attivazione ingiustificata della didattica digitale integrata al 50% o, massimo, al 75%. 

La sentenza definitiva del 24 febbraio 2021 ha ribadito che la decisione del decreto “non risulta supportata da specifiche indicazioni del Comitato Tecnico Scientifico né, peraltro, da studi orientati a verificare il ruolo dell'attività scolastica nella diffusione del contagio all’interno ed all'esterno dei plessi”, si legge. Mentre già dalla prossima settimana anche gli studenti siciliani delle scuole superiori potranno tornare a scuola al 75%, tuttavia resta importante dal punto di vista giurisprudenziale il pronunciamento del tribunale del Lazio. 

“Sussistono, di contro, alla luce delle allegazioni di parte ricorrente, elementi che inducono a dubitare del fatto che la riapertura delle scuole, anche secondarie, possa svolgere un effettivo ruolo amplificatore del contagio nella popolazione degli studenti e degli insegnanti o che possa influenzare l'andamento del c.d. “indice Rt", scrivono ancora nella sentenza. Un dato, questo, che trova riscontro anche nell'andamento epidemiologico fotografato settimanalmente dagli uffici scolastici provinciali. 

Contagio: si riducono ancora i casi fra i banchi

Il tar ha infine stigmatizzato che la mancanza di una “indagine finalizzata a verificare se sia possibile implementare misure contingenti straordinarie finalizzate a garantire a tutti gli studenti la frequenza in presenza dell'intero monte ore settimanale”, si legge ancora. Nel dibattito attualmente in corso l'ipotesi che sembra prevalere è quella della didattica digitale integrata soltanto nelle zone rosse regionali o locali. 

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