Lunedì, 15 Luglio 2024
Cronaca

Turbativa d'asta, lavoratori sfruttati e ambulanze non sanificate: indagati tre messinesi

Sigilli della Guardia di Finanza per oltre 10 milioni a cooperativa di soccorso ambulanza. Il provvedimento del gip del Tribunale di Pescara: avrebbero escogitato l’architettura criminale accordandosi, preventivamente, anche sulle piazze da spartirsi in tutta Italia e sui ruoli da ricoprire

Poche ambulanze e lavoratori sottopagati per aggiudicarsi il servizio di trasporto sanitario. Sono cinque gli indagati, di cui tre messinesi (Messina, Taormina, Graniti) nell'inchiesta per turbativa d'asta e associazione a delinquere sta stamani ha portato al sequestro di beni per un totale di oltre 10 milioni di euro. Si tratta di automezzi, terreni e fabbricati di una cooperativa operante nel settore dei trasporti sanitari. Congelate anche le disponibilità finanziarie degli indagati per circa 200.000 euro.

Messinesi sono i gestori della cooperativa di soccorso ambulanza con sede a Bollate in provincia di Milano finita sotto la lente della Guardia di Finanza di Pescara e che operava in diverse aree del territorio nazionale. Alcuni reati di turbativa d'asta sarebbero stati consumati anche nel territorio catanese. Il provvedimento, in esecuzione di un decreto di sequestro preventivo emesso dal gip del capoluogo adriatico su richiesta della Procura.

I sequestri arrivano al termine delle indagini eseguite da un altro reparto della Guardia di Finanza e sviluppate attraverso intercettazioni telefoniche ed ambientali, pedinamenti, osservazioni ed intelligence. In particolare, è emerso che diverse gare d’appalto per l’affidamento dei servizi di trasporto in ambulanza svolti in Abruzzo, Lombardia, Marche, Umbria, Campania, Lazio e Sicilia, erano state turbate dalla cooperativa tramite fraudolenti ed anomali ribassi di prezzi, garantiti non solo dallo sfruttamento di lavoratori costretti a turni massacranti, senza ferie né contributi e straordinari, retribuiti sotto i minimi previsti dai contratti nazionali, ma anche dal mancato rispetto delle condizioni di contratto stipulato con la stazione appaltante.

Il servizio di soccorso infatti veniva fornito con un numero di ambulanze inferiore a quanto contrattualmente previsto, ovvero con pochi mezzi tra l’altro mai sanificati dopo il loro utilizzo durante la pandemia, per l’assenza e la mancata previsione di sedi idonee. Per poter partecipare ai bandi la cooperativa, che opera sul territorio nazionale con undici unità locali, ha fatto ricorso ad un prestanome in modo da occultare l’effettiva gestione e direzione aziendale di uno degli indagati, già condannato in via definitiva nel 2017 per turbativa d’asta, ed evitando così l’esclusione dalle gare.

Tra i reati contestati, anche l’associazione a delinquere. Gli indagati infatti, avrebbero escogitato l’architettura criminale accordandosi, preventivamente, anche sulle piazze da spartirsi e sui ruoli da ricoprire. L’attività svolta dalla cooperativa non verrà comunque interrotta; il gip del Tribunale di Pescara, per evitare ingiusti licenziamenti, ha incaricato un amministratore giudiziario per la gestione e la continuazione del servizio.

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