Cronaca

Hotspot Bisconte, dopo lo sgombero i lavoratori del centro accoglienza finiscono a Pozzallo

Il disagio dei dipendenti costretti a lasciare la famiglia e a sostenere altre spese. L'appello a riaprire il Cas di Messina anche in altra sede

Sono stati trasferiti a Pozzallo gli operatori del centro d'accoglienza straordinaria attivo fino a pochi giorni fa nell'ex casema Gasparro. Questo l'effetto collaterale provocato dallo sgombero dell'hotspot fortmente voluto dal sindaco Cateno De Luca e disposto dalla Prefettura. I lavoratori da ieri prestano servizio nel centro d'accoglienza ragusano gestito sempre dalla cooperativa Badia Grande che aveva in appalto anche il centro di Bisconte. 

Una decisione che ha causato notevoli disagi ai lavoratori, costretti a lasciare le famiglie e a sostenere ingenti spese per l'affitto di un nuovo appartamento. Ma con lo sgombero della Gasparro le alternative erano poche: il pagamento degli stipendi dei dipendenti è infatti collegato alla presenza di ospiti da assistere. 

Sulla vicenda è intervenuto il sindacato Fiadel che ha chiesto un intervento della Direzione Territoriale del Lavoro di Messina per verificare la correttezze delle procedure di trasferimento dei lavoratori, tutti a tempo indeterminato. Il segretario Clara Crocè ha poi suggerito di attivare la cassa integrazione o il FIS per questi lavoratori in attesa che la Prefettura individui un nuovo centro per accogliere i migranti nel Messinese. Finora l'unica alternativa è la trasformazione in hotpost del Parco deli Ulivi di Villafranca Tirrena, ipotesi che ha però destato aspre polemiche dell'amministrazione comunale. 

Ma l'alternativa della cassa integrazione non viene presa in considerazione dagli ormai ex dipendenti di Bisconte secondo i quali sarebbe "un'anticamera del licenziamento". I lavoratori chiedono la riapertura del Cas a Messina con ospiti che hanno realmente diritto all'asilo politico e che non darebbero luogo a fughe o problemi di ordine pubblico. 

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