Venerdì, 30 Luglio 2021
Cronaca

Coronavirus, medici e soccorritori in quarantena per i tamponi: a Messina chiusi tre presidi su otto

In corso la sanificazione nelle postazioni Policlinico, Mandalari e Castanea. Cresce la preoccupazione per il possibile aumento di contagi tra chi lavora nella ambulanze. Lo Giudice: "Il risultato dei test deve arrivare in 12 ore"

Il coronavirus rischia di mettere in ginocchio il servizio di emergenza-urgenza del 118 a Messina e provincia. A lanciare l'allarme è il deputato regionale, nonché sindaco di Santa Teresa di Riva, Danilo Lo Giudice. 

"Due medici del servizio di emergenza - spiega Lo Giudice -  che operano su due postazioni diverse della città di Messina e almeno altri tre soccorritori, sono risultati positivi al coronavirus" Ma la preoccupazione che il numero dei contagi, tra medici e autisti, possa essere più alto inizia ad essere concreta.

A detta del deputato Ars, il servizio già risentirebbe della mancanza di operatori nelle varie postazioni che coordinano i soccorsi su tutto il territorio. "Al personale che aspetta i risultati dei tamponi - dichiara Lo Giudice - si aggiunge, infatti, l'assenza di chi teme di essere contagiato. In questo modo si rischia il collasso, non è una polemica ma solo un grido d'allarme".

A Messina chiusi tre presidi su otto

Ieri il movimento 5 Stelle ha denunciato la chiusura delle postazioni del Mandalari e di Castanea. Risulta al momento inattivo per sanificazione anche la postazione di Fondo Fucile, denominata "mentre al Policlinico risulta al momento inattivo il punto 118.

Al momento, in città, risultano chiusi tre presidi su otto. 

L'allarme è emerso dai primi controlli effettuati a campione dell'Asp su soggetti asintomatici. "Devo comunque fare un plauso all'Asp Messina - ammette Lo Giudice - in altre province non si è provveduto a sottoporre ai tamponi il personale sanitario che è invece esposto ogni giorno a rischio contagio".

Una corsia preferenziale per gli operatori sottoposti a tampone

A preoccupare c'è anche il ritardo con cui vengono resi noti i risultati dei tamponi. "E' inammissibile - continua Lo Giudice -  che l’esito di tamponi eseguiti il 23 marzo arrivi il 1 aprile ovvero dopo una settimana, con gli operatori che nel frattempo hanno girato per tutta la provincia. Per tale personale si avvii una corsia preferenziale in relazione agli esiti degli esami effettuati".

Da qui l'appello a rivedere la macchina organizzativa e far sì che i risultati dei test clinici arrivi entro 12 ore. "Solo così - spiega il deputato Ars - possiamo realmente evitare una diffusione massiccia che ci metterebbe in ginocchio".

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