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Torna a casa il cardiopatico soccorso all'Unicredit: “In fila per ore e non potevo andare in bagno, denuncerò tutto”

Sta meglio il 59enne portato ieri al Piemonte ma la vicenda è destinata finire nelle aule di giustizia: “Ringrazio chi mi ha aiutato e i presenti che sono stati solidali e che come me hanno patito ritardi inspiegabili”

“Questa non è solo una crisi pandemica, è diventata una crisi sociale. Io ormai ho paura di uscire anche da casa, perché qualsiasi cosa fai sembra sbagliata”.

E’ affranto Francesco D’Angelo, il 59enne finito ieri in ospedale dopo una crisi cardiaca davanti l’Unicredit di via Garibald. L’uomo, di Giampilieri, era in attesa da oltre un’ora e mezza rispetto l’orario cocordato come appuntamento con la banca.

Ora sta meglio, dopo essere stato  sotto osservazione al Piemonte, è tornato a casa da dove ha deciso di fare chiarezza su quanto accaduto ieri per sensibilizzare tutti sulle difficoltà legate all’emergenza. D’Angelo ha dato anche mandato ad un legale per denunciare l’accaduto alle autorità competenti.

Ma cosa è successo ieri? “Ero in attesa davanti alla banca - racconta  - oltre un’ora e 30 minuti di ritardo rispetto all’appuntamento concordato per telefono, con un notevole assembramento davanti all’ingresso. Ho chiesto cortesemente un paio di volte alle due impiegate che gestivano l’ingresso di farmi entrare perché avevo necessità di andare in bagno in quanto iperteso e cardiopatico ma mi è stato negato perché i bagni all’ingresso della banca erano chiusi. Poco dopo le 12.30 ci fanno entrare, io ero insieme a mia figlia che era entrata poco prima di me, insieme ad una delle due ragazze impiegate che gestivano gli ingressi e che mi aveva gentilmente indicato il bagno. Essendo un cardiopatico con pacemaker - continua D'Angelo - non potevo passare dalla porta girevole con metal detector ed è stato chiesto di aprire la porta di servizio o di disattivare quella giravole. Questa è la prassi che ieri però non è stata adottata.  Non so se il cassiere non ha compreso la situazione so solo che quando ho visto che non voleva aprire mi sono sentito maltrattato, ho cominciato ad inveire contro il dipendente gridandogli di aprirmi la porta fino a quando non mi sono trovato a terra privo di sensi”.

Momenti drammatici, concitati, in cui D’Angelo è stato soccorso prima da un impiegato che lo ha portato all’interno dell’istituto e lo ha accompagnato in bagno e poi una dottoressa che ha fatto allontanare tutti prestando soccorso fino all’arrivo del 118.

“Di queste ultime fasi, ringrazio tutti, chi mi ha soccorso e i presenti che sono stati solidali e che come me hanno patito ritardi inspiegabili. Ricordo poco perché non ero molto lucido, ma mia figlia mi ha riferito tutto”.

Adesso sarà presentato un esposto sulla vicenda. La necessità di riprogrammare e affrontare le difficoltà legate all’emergenza pandemica per gli istituti di credito è stata affrontata oggi anche dai sindacati che hanno chiesto maggiori controlli antiassebramento e messo in evidenza le difficoltà per i dipendenti costretti a un carico di lavoro ormai insostenibile che crea  disagio e nervosismo fra la clientela.

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