Venerdì, 22 Ottobre 2021
Cronaca Centro / Piazza Francesco Lo Sardo

Messina si sveglia al fianco del popolo curdo, centinaia di striscioni di solidarietà

“Fuori l'esercito Turco dalla Siria del Nord” i messaggi che hanno invaso la città. Oggi la manifestazione organizzata dalla rete Kurdistan. L'invito a una partecipazione massiccia in piazza del Popolo

Non lasciamo solo il popolo curdo. Un appello che coinvolge tante città d'Italia e sottoscritto anche da sindaci e amministratori. 

A scendere in piazza per il Rovaja anche Messina, oggi 15 ottobre alle 17.30, in piazza del Popolo per fare sentire la propria vicinanza alle alle rivendicazioni e al sostegno del popolo curdo. 

Un sentimento che si sta espandendo a macchia d'olio per un popolo diventato simbolo mondiale di resistenza e sconfitto l'Isis in un Paese martoriato dalla guerra sacrificando tantissime vite. 

Tanto che stamattina Messina si è svegliata con striscioni sparsi in tutta la città ove campeggia un chiaro messaggio “Fuori l'esercito Turco dalla Siria del Nord”. Il riferimento è ai fatti di cronaca che registrano un nuovo attacco turco ai  curdi delle regioni autonome della Siria del Nord.

“Non sappiamo chi è stato a mettere gli striscioni ma siamo con loro”, spiega Gianmarco Codraro, fra gli organizzatori della manifestazione che si svolgerà oggi voluta dalla rete Kurdistan Messina, nata da pochi giorni proprio per organizzare delle iniziative di solidarietà in seguito al recente attacco turco.

Le strade e i muri della città manifestano dunque solidarietà al popolo curdo. Centinaia gli striscioni sparsi.

“I curdi in quelle aree negli ultimi anni hanno realizzato un modello di società rivoluzionario chiamato confederalismo democratico e l’hanno fatto a partire dall’autonomia, appunto, rispetto allo stato siriano - si legge in una nota fatta girare dagli autori dei manifesti di solidarietà -  Interi comuni governati attraverso assemblee dove al centro vengono messe le decisioni e quindi le esigenze di chi vive quei territori. Gli stessi che sono sempre stati al centro degli interessi economici di stati come USA, Russia e Turchia e quindi massacrati dalle guerre per il dominio. Questa esperienza per la Turchia deve adesso terminare. Per questo l’assassino Erdogan, dopo il ritiro delle forze americane dall’area, è tornato all’attacco”.

“Anche se a distanza di chilometri non possiamo stare a guardare. Le esperienze rivoluzionarie come queste vanno difese sempre e comunque.  Per questo esprimiamo solidarietà”.  

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