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Domenica, 4 Dicembre 2022
Cronaca

Sostegno all'anarchico Claudio Risitano: "Fa paura a uno Stato che tollera le camicie nere e gli inni al duce"

La manifestazione di solidarietà davanti al tribunale di Messina in attesa della decisione del giudice sulla sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno che riguarda anche un altro attivista. Il legale: "Costruito un sospetto terrorista attorno a una persona mai responsabile di violenza"

"Siamo qui per manifestare vicinanza umana a una persona dallo spiccato valore morale, spirituale e di pensiero a cui tutta la città deve molto".

Con queste parole il docente universitario Filippo Cucinotta ha dato voce al nutrito gruppo di persone che davanti al tribunale di Messina ha voluto esprimere la propria solidarietà nei confronti di Claudio Risitano, il pacifista e anarchico messinese per cui è stata chiesta la sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno e una serie di prescrizioni legate alle iniziative che da anni caratterizzano la sua attività. Dalle manifestazioni "No Muos" a quelle "No Ponte", passando per l’occupazione del teatro in fiera. E alle tante iniziative a sostegno dei più fragili.

Davanti al tribunale un popolo variegato, giovani e meno giovani di varie estrazioni politiche. In attesa del verdetto del giudice che si è dato 90 giorni di tempo per mettere nero su bianco. Entro la fine di gennaio, infatti, verrà presa una decisione sul provvedimento restrittivo che riguarda Risitano e un altro attivista. 

"La Procura della Repubblica di Messina per motivi di ordine pubblico non ha aperto le porte del tribunale - è la dichiarazione di Claudio Risitano che è sceso in piazza dopo essere stato ascoltato dal giudice - Mi hanno bloccato tante volte. Ma ho deciso di leggere un pensiero di solidarietà rivolto a tutti gli altri compagni. Per quanto mi riguarda esco ulteriormente rafforzato. In questa piazza noi anarchici siamo una minoranza. Ci sono persone di diversi orientramenti politici e di diverse età. Eppure lì dentro tutti hanno deciso che ci sarebbero stati problemi di ordine pubblico. A prescindere. E hanno vietato l'ingresso ai presenti. La mia dichiarazione è stata acquisita agli atti e spero che questa storia possa avere un lieto fine".

Davanti al tribunale anche i genitori di Risitano e la sorella Ivana, ex consigliera comunale, che sui "social" avevano manifestato il loro sostegno a Claudio.

"È la città in questo momento che si sta riconoscendo in questa storia. E che vuole mostrare solidarietà e vicinanza umana a Claudio e a Dario. Un pezzo di città trasversale non riconducibile a una sola parte politica. Si tratta di persone che hanno conosciuto Claudio e che gli riconoscono un ruolo nel pensiero libero di questa città", spiega Filippo Cucinotta. "Oggi - prosegue - sollecitare e dare un megafono alle persone in piazza è un modo giusto e intelligente di non relegare solo all'aspetto giudiziario questo caso, ma farlo diventare un vero e proprio momento di dibattito pubblico in una fase delicata del nostro Paese che ci preoccupa parecchio. Basti pensare alla manifestazione di Predappio, così come al decreto sui Rave Party, le cui implicazioni sono tutte da scoprire".

La manifestazioni davanti al Tribunale

E sulla manifestazione di Predappio anche la nota di "Cambiamo Messina dal Basso": "In 2.000 hanno sfilato a Predappio con camicie nere e inni al duce e al fascismo. In altre parole, questo Stato, tra le fila fasciste, non riconosce un vero e proprio pericolo per sé stesso. E il dissenso lucido e meditato di Claudio fa paura. Fa paura il Claudio che manifesta limpidamente il suo pensiero e lotta per i diritti dei più deboli. Spaventa ancor di più perché Claudio non è un violento, non è un criminale, fa un lavoro onesto, è determinato, ma senza essere prevaricatore. Perché si contestano a Claudio generiche "condotte idiosincratiche nei confronti di qualsiasi forma di autorità e di espressione del potere statale". E le stesse non vengono ravvisate nei fatti di Predappio? Cos'altro è quella "misura di prevenzione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno per una durata di anni 2" se non un atto di resa dello Stato? Un momento in cui esso stesso rinuncia all'essere Stato di diritto, limitando le libertà della persona, senza un'accusa, senza un capo d'imputazione, senza un reato, reale o sospetto che sia. Ancor più del sistema repressivo del delitto e del castigo, dei reati e delle pene - per inciso, il sistema punitivo-repressivo che abbiamo sempre avversato - quello che oggi ci angoscia è il sistema della prevenzione".

"Cambiamo Messina dal Basso" era presente, fuori dalle aule del tribunale, "per amicizia e vicinanza a Claudio e sostegno alla sua libertà di pensiero". E ha chiesto anche allo Stato di esserci: "Di essere Stato di diritto, di tutela dagli assalti continui degli speculatori della finanza, degli industriali delle armi, dei mercanti di schiavi, dei trafficanti dell’energia, dei fiumi di cemento armato e devastatori del Pianeta".

"È stato costruito un sospetto terrorista attorno a una persona mai responsabile di violenza". Sono le parole dell'avvocato Carmelo Picciotto, legale del pacifista e anarchico messinese per cui è stata chiesta la sorveglianza speciale.

E dalle manifestazioni "No Muos" a quelle "No Ponte", passando per l’occupazione del teatro in fiera, fino alle tante iniziative a sostegno dei più fragili, in tanti a Messina e non solo hanno incrociato Risitano lungo il proprio cammino: "Risitano - spiega l'avvocato Picciotto - non ha mai commesso atti violenti, ma è stato etichettato come una persona potenzialmente pericolosa in quanto ha portato solidarietà ad alcuni anarchici che sono stati arrestati. Inizialmente avevamo chiesto un rinvio, perché il tribunale aveva prodotto altre annotazioni a suo carico. Ci è stato concesso al contrario un rinvio "ad horas", solo per qualche ora, ma abbiamo rinunciato perché abbiamo ritenuto quasi offensivo questo tipo di rinvio. Entro 90 giorni verrà presa una decisione. La vicenda che ha determinato questa richiesta da parte della Procura della Repubblica di Messina risale a qualche mese fa, quando durante la campagna elettorale per le elezioni amministrative Risitano fu controllato e fermato nei pressi di Piazza Muricello, di fronte a un bar, mentre il segretario del PD Enrico Letta si trovava a Piazza Casa Pia per un comizio elettorale".

E una volta uscito dal palazzo di giustizia Claudio Risitano ha preso in mano il megafono rivolgendosi a tutti i presenti che hanno voluto manifestare solidarietà all'attivista: "Sono stato toccato, inondato e commosso, da una grande solidarietà - ha detto - e voglio esprimere la mia gratitudine nei confronti di tutti. Sentire il calore incandescente delle mie compagne e dei miei compagni e a cerchi concentrici quello di chiunque abbia sentito dentro di sé delle ragioni per esserci è stata un'esperienza tanto intensa da non poter essere tradotta in parole. Sono entrato dentro il tribunale accompagnato da fischi, urla e applausi di incoraggiamento e tutta l'ansia accumulata si è dissolta nella percezione concreta di un supporto smisurato. Cioè davvero incomprimibile da una misura, qual è, pur nella sua odiosità, la sorveglianza speciale. E ci sono entrato dopo aver gridato a squarciagola: "fuori tutti dalle galere, dentro nessuno, solo macerie”. E anche: "la nostra passione per la libertà è più forte di ogni autorità". Nel corso dell'udienza la richiesta che venisse tenuta a porte aperte, avanzata a mio nome dall'avvocato Picciotto, è stata respinta dal giudice dopo aver sentito il parere avverso della PM "per motivi di ordine pubblico". Il nutrito presidio infatti non è passato inosservato. Dopodiché il primo atto dell’udienza è stato il deposito da parte della Procura di nuove documentazioni per ispessire gli elementi di accusa a mio carico. A quel punto l'avvocato ha chiesto un rinvio per avere il tempo di consultarle con la dovuta attenzione. Ma l'unica forma di rinvio che il giudice era disposto a concedere era un rinvio "ad horas", cioè solo per qualche ora. La requisitoria della PM è durata poco meno di mezz'ora ed è seguita al mio tentativo malriuscito di leggere per intero la mia dichiarazione, che ho fatto comunque protocollare, ma di cui sono riuscito a leggere solo la pagina finale. Che era per me, pur tenendo molto anche a tutto il resto, la parte più importante: perché non c’è niente che mi prema di più della solidarietà verso Anna, Alfredo e Juan. Oltre a tutto ciò di cui avevo parlato fino agli aggiornamenti precedenti, che avevo avuto modo di leggere nelle carte fin qui consultate, la PM ha fatto riferimento alle contestazioni al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel corso della sua visita a Messina, all'occupazione del parco "Aldo Moro" di qualche mese fa e a un saluto al carcere di Gazzi tenutosi nel mese di agosto. I giudici si sono presi 90 giorni di tempo per decidere. Intanto - ha concluso - le ragioni per restare seduti dalla parte del torto oggi si sono intrecciate, abbracciate e guardate negli occhi. Ed è stata una bellissima mattinata di festa: nella quale si è provato a impedire al dolore, pur ineliminabile, di occludere i nostri orizzonti e sbarrarci l'accesso alla gioia".

Di fronte al portone del tribunale anche i genitori di Claudio e la sorella Ivana: "Grazie a chi c’è stato con il corpo - ha detto Teresa, la mamma di Risitano - testimoniando solidarietà e affetto. E a chi pur essendo lontano fisicamente ha fatto sentire la propria vicinanza, di cuore, con messaggi e telefonate. Grazie ai compagni e alle compagne di Claudio e a quanti oggi hanno coniugato la bellezza della poesia e la passione della lotta".

A manifestare anche Unione Popolare Messina, con i rappresentanti Ivan Calì (Coordinatore Potere al Popolo Messina) e Antonio Currò (Segretario Partito Rifondazione Comunista Circolo Peppino Impastato).

L'udienza si è conclusa intorno alle 12 di mercoledì. Per la Procura della Repubblica di Messina sono intervenuti l'aggiunto Vito Di Giorgio e il sostituto della DDA Liliana Todaro. 

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