Cronaca

Covid, scaduti i reagenti i per i test sierologici comprati dalla Regione: buttati via oltre 700 mila euro

Dovevano servire per l’avvio della campagna di screening in una fase cruciale della lotta contro il virus e invece sono stati tenuti un anno nei frigo di alcuni laboratori convenzionati dell’Isola senza mai essere utilizzati. L'acquisto era stato deciso dall'assessorato alla Salute e la fornitura affidata (d'urgenza) alla Medical Systems spa di Genova

Reagenti per test sierologici tenuti un anno nei frigo e poi buttati nel "cestino" perché scaduti. Uno spreco di centinaia di migliaia di euro spese dalla Regione per l'acquisto di questi kit, che dovevano servire per l’avvio della campagna di screening destinata soprattutto ai medici, in una fase cruciale della lotta contro il Covid-19. E invece migliaia di confezioni di questi prodotti chimici, acquistati ad aprile 2020 e distribuiti ai vari laboratori convenzionati dell’Isola, non sono mai stati utilizzati: nessuna delle persone che avrebbe dovuto fare l’esame si è mai presentata. Perchè? Una "dimenticanza" o una falla del sistema che coinvolgerebbe l'assessorato alla Salute, le Asp e la Protezione civile? Di sicuro la fornitura dei kit era stata affidata con urgenza a un colosso come la Medical Systems spa, società con sede a Genova, prevedendo anche il comodato d'uso di quattro macchinari con tecnologia Maglumi per analizzare le provette. Non è chiaro però il numero complessivo delle confezioni acquistate, di quelle utilizzate e quelle cestinate.

Aprile 2020, screening su medici e operatori 118

L’acquisto era stato deciso proprio dall’assessorato dopo la firma di una circolare della dirigente Maria Letizia Di Liberti (coinvolta recentemente nello scandalo sulla presunta falsificazione dei dati sulla pandemia in Sicilia), in un periodo in cui il virus sembrava non aver ancora colpito con violenza la Sicilia. In un documento, elaborato insieme al Comitato tecnico scientifico, la Regione aveva individuato precise categorie per le quali il test sierologico sarebbe stato gratuito e a carico del sistema pubblico: personale sanitario e specialisti ambulatoriali, medici di medicina generale, pediatri, dipendenti delle Usca ma personale della 118 e della Seus.

"Mesi dopo aver ricevuto questo materiale - afferma il titolare di uno dei consorzi - abbiamo mandato una Pec alla nostra Asp per far presente che eravamo nell'elenco stilato dal Centro regionale qualità (Crq) ed eravamo a disposizione per fare i test sierologici. Non ci hanno mai risposto né hanno mai mandato nessuno e ora abbiamo pure dovuto dismettere i kit scaduti a spese nostre". Gli fa eco un altro medico, responsabile di un altro consorzio: "Ne avevo circa 400 che avrebbero consentito di fare tra i 3.000 e i 3.500 esami, ma non ne abbiamo fatto neanche uno. Il mese scorso l'azienda fornitrice è venuta a recuperarli per dismetterli. Per noi - aggiunge - in caso di verifiche da parte del Nas sarebbe stato un guaio dover giustificare la presenza di quei reattivi scaduti e tenuti in frigo".

Uno spreco da oltre 700 mila euro

Per verificare l’entità del potenziale spreco la redazione di PalermoToday ha contattato alcuni dei 38 laboratori di analisi cliniche o consorzi (ai quali si aggiungevano 18 strutture pubbliche dove pare che buona parte dei test siano stati usati) che hanno custodito per un anno i prodotti: dieci di questi hanno fornito i loro dati, mentre altri 4 sostengono di aver dato la disponibilità ma di aver poi deciso di non ritirare i reattivi. Complessivamente, considerando ovviamente soltanto i dieci centri che hanno risposto, il conto è di 1.800 kit (ognuno di quali composto da 100 test) finiti al macero dopo la scadenza. A fornire un’indicazione sui potenziali costi è il responsabile di un altro consorzio: "Noi compriamo questi kit a 800-900 euro ciascuno e con ognuno possiamo fare circa 100 test, o almeno 70-80 perché qualcosa si perde sempre. Avremmo dovuto fare il lavoro e la Regione ci avrebbe poi riconosciuto un rimborso sugli esami effettuati". Ipotizzando che l’assessorato possa avere acquistato i kit alla metà del prezzo di mercato, circa 400 euro, lo spreco ammonterebbe a oltre 700 mila euro.

Da Trapani: "Da noi neanche un test, se li sono ripresi"

Solo in un caso, nel Trapanese, un grosso consorzio avrebbe restituito integralmente le scorte: "Prima che fosse troppo tardi, non avendo fatto questi esami praticamente a nessuno, abbiamo inviato una Pec per comunicare la situazione. Dopo tempo la società distributrice ci ha mandato un suo rappresentante, prima che i reattivi diventassero inutilizzabili. Avevamo 350 kit che sarebbero scaduti a marzo 2021 ma da quel che sappiamo sono andati nelle strutture pubbliche che ne avevano bisogno". Nella stessa situazione, sebbene con proporzioni diverse, un altro laboratorio della stessa provincia: "Il Crq è venuto a riprendersi i kit un paio di settimane fa, ma noi ne avevamo davvero pochi. All'epoca andammo a Palermo con la cella frigo ma tornammo praticamente a mani vuote perché già avevano fatto man bassa".

Un anno dopo l’acquisto urgente di questi prodotti - e dopo la loro scadenza - viene da chiedersi perché poi la Regione non abbia dato seguito a quelle circolari che avrebbero dato inizio all'importante campagna di screening, anche perché allora nessuno poteva sottoporsi privatamente ai test per il Covid-19. In quel periodo, intorno al 15 aprile e all’indomani delle vacanze pasquali, in Sicilia si contavano circa 2.500 contagiati (accertati) con una media approssimativa di 2 mila tamponi al giorno e un tasso di positività che oscillava tra 1 e 2 punti percentuali. Numeri ben lontani da quelli attuali e che avrebbero forse reso ancora più efficace il monitoraggio pensato dalla Regione.

In estate dal Dasoe cambiano le direttive

Solo a giugno 2020 il Dipartimento regionale per le attività sanitarie e l'osservatorio epidemiologico aveva firmato un'altra circolare comunicando fra le altre cose: "Essendo cambiate le condizioni sia epidemiologiche che di disponibilità di materiali e reagenti, con la presente si comunica che nulla osta, da parte dei laboratori già individuati, all’esecuzione dei test sierologici di tipo A per la ricerca di anticorpi anti Sars-CoV-2 anche in favore di altri soggetti richiedenti ivi compresi i privati cittadini con le tariffe indicate e oneri a carico degli stessi". Ma sul punto un altro biologo di uno dei consorzi afferma: "Non ci hanno mai comunicato un codice per il rimborso delle somme, non avremmo potuto caricare la prestazione".

"Mi sento di dire - afferma il responsabile di un altro consorzio - che probabilmente allora è stato un azzardo comprare questi prodotti. In quella fase si era infatti capito che erano più importanti i tamponi, tanto che se ne iniziarono a fare molti di più. Tra l’altro questi test sierologici oggi risultano superati perché ormai vengono utilizzati reattivi neutralizzanti, che hanno un sistema diverso e funzionano anche con le persone vaccinate". In fondo sarebbe bastato aprire formalmente alle altre categorie previste per la tipologia A individuata nelle prime circolari per allargare la platea dei beneficiari a medici, psicologi e agenti di polizia penitenziaria, personale sanitario e pazienti a rischio sia in strutture sanitarie che residenziali, ospiti delle case di riposo e professionisti sanitari privati.

La parola d'ordine in emergenza è "comprare"

Va detto però che in quel momento in Sicilia, come per altro a livello globale, c’era grande difficoltà nel reperire le "armi" per combattere la pandemia, ovvero mascherine, gel disinfettante, tamponi e anche, appunto, reattivi. La parola d'ordine, quindi, era comprare tutto e subito così da avere a disposizione tutti gli strumenti per affrontare l’emergenza sanitaria. Dunque qualcuno in assessorato potrebbe aver sovrastimato il fabbisogno per i test sierologici oppure potrebbe aver dimenticato - nononstante le mail inviate dai laboratori alle Asp - di avere la disponibilità dei kit oggi finiti nel cestino.

Fonte: PalermoToday

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