Il dramma di un padre accusato di abusi sessuali sui figli: "Io assolto, erano tutte bugie. Ma per i bimbi resto un mostro"

Il calvario di un professionista messinese denunciato dall'ex moglie. Nonostante il verdetto dei giudici non riesce a ricostruire la sua vita. L'appello alle istituzioni e l'appoggio del garante per l'Infanzia

Il divorzio dalla moglie è solo l'inizio dell'incubo da cui Giovanni (nome di fantasia) non si è ancora risvegliato, nonostante siano passati dieci anni.

L'uomo, un professionista messinese, è membro dell'associazione nazionale "Genitori per sempre". La sua vita è cambiata quando l'ex moglie lo ha accusato di aver commesso abusi sessuali nei confronti dei due figlioletti. Una femminuccia di tre anni e un maschietto di cinque.

Accuse che il tribunale, dopo un lungo iter giudiziario, ha decretato infondate assolvendolo definitivamente. Ma nonostante ciò non vede i suoi figli dal 2017 e adesso torna a raccontare il suo dramma mentre attende con fiducia un segnale dalle istituzioni. Lo fa alla luce dell'ultimo decreto della Corte d'Appello che ieri ha incaricato gli assistenti sociali di Messina a prendere in affidamento immediato i due bambini.

E Palazzo Zanca potrebbe dare un importante segnale accogliendo la richiesta del garante per l'Infanzia Fabio Costantino sull'istituzione di una stanza dedicata a genitori separati e bimbi contesi. Proposta che ha già ricevuto l'appoggio politico del Movimento 5 Stelle e presto potrebbe essere discussa in consiglio comunale.

Ad attendere ci sono decine di genitori strappati ai loro figli dopo la fine di un matrimonio. 

La vicenda

Nel 2008 il matrimonio di Giovanni finisce e poco dopo, una storia apparentemente come tante, si trasforma in un dramma. L'ex moglie accusa Giovanni di aver abusato sessualmente dei due figlioletti di tre e cinque anni. Racconta, prima ai parenti e poi agli inquirenti, particolari agghiaccianti estrapolati dalla confessione dei piccoli. Scatta la denuncia. 

Da qui inizia un lungo calvario tra tribunale, assistenti sociali e decine di trascrizioni che raccontano l'inferno che avrebbero vissuto entrambi i bambini nei momenti trascorsi con il padre.

A Giovanni crolla il mondo addosso. Mesi di interrogatori, perizie e parole al veleno, sullo sfondo quella infamante accusa che non lo fa dormire la notte.

Viene rinviato a giudizio, le indagini vanno avanti e durano tre anni. I bambini trascorrono l'infanzia incontrando di continuo psichiatri e assistenti sociali, ma non più il loro padre. "Sono riuscito a contattarli telefonicamente - racconta Giovanni a Messina Today - solo sei mesi dopo da quando è iniziato tutto".

Ma lentamente la verità viene a galla. La tesi accusatoria dell'ex si sgretola anche grazie ai verbali di uno specialista che mette nero su bianco dettagli oggettivi di cui nessuno aveva tenuto conto fino ad allora. Nel 2017 il tribunale assolve Giovanni in primo grado. La Procura non ricorre in Appello e nel 2018 la sentenza passa in giudicato.

"Il fatto non sussiste" dice il giudice: Giovanni non è un mostro, non ha commesso quelle orribili azioni sul corpo dei figlioletti. E' innocente e nello stesso tempo terza vittima di un dramma che ha rovinato gli anni più belli a due bambini. 

L'incubo continua: "Non vedo i miei figli da tre anni, è come se fossi stato dichiarato colpevole"

La vicenda non si conclude con l'atteso lieto fine. Giovanni si riscatta come uomo, ma non come padre. "Non vedo i miei figli da tre anni - spiega - sono ormai diventati dei ragazzi e nessuno mi darà indietro il tempo che ho perso. Posso dire di non conoscerli, mi sento come se fossi stato ugualmente condannato".

Durante le indagini e le successive udienze in tribunale, gli viene negato di vedere i bambini e successivamente anche di sentirli telefonicamente. E' la loro madre ad impedirlo.

Ma nel 2015 Giovanni ottiene finalmente la possibilità di un primo incontro. Avviene in un luogo protetto alla presenza degli assistenti sociali e della ex moglie. "E' stato il giorno più bello della mia vita - racconta - poterli riabbracciare e giocare con loro. Ho provato emozioni uniche seppur per pochissimi istanti".

In quelle ore i piccoli manifestano palesamente la contentezza di rivedere il padre, non vogliono lasciarlo. Ma questo diventa un elemento che paradossalmente si ritorce contro Giovanni. Quando la madre si accorge, infatti,  che esiste un solido rapporto tra padre e figli interrompe le visite.

Entra in campo uno specialista che diagonistica nei bimbi la sindrome di alienazione della figura paterna. C'è il rischio di seri danni psicologici. Il giudice impone quindi di riprendere gli incontri, ma la madre continua ad impedirlo e decide di lasciare addirittura Messina, portando con sé i piccoli. 

Nel 2019 arriva la sentenza di separazione. I bimbi vengono affidati ad una famiglia terza con la possibilità di incontrare entrambi i genitori. Ma neanche questo ulteriore verdetto legale riesce a risolvere la vicenda. "La mia ex moglie - precisa Giovanni - non rispetta la sentenza e continua a vivere con i miei figli . Recentemente ha presentato una richiesta per sospendere la decisione del tribunale, per fortuna è stata respinta".

Ma oltre il danno la beffa. Il sospetto di calunnia, avanzato d'ufficio dalla procura nei confronti dell'ex moglie dopo l'assoluzione in tribunale di Giovanni, sembra essersi arenata. 

"Le istituzioni mi hanno lasciato solo"

A ciò si aggiunge la lentezza delle istituzioni e la solita burocrazia che rende ancora più drammatica questa storia.

"Ho chiesto aiuto alle istituzioni - dichiara Giovanni -  ma nessuno è intervenuto. Non posso far altro che evidenziare la mancanza di professionalità e competenza dei servizi sociali che hanno permesso a una madre di allontanare definitivamente il padre dai propri figli malgrado tutti i decreti del tribunali emessi a loro tutela". 

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