Cronaca

L'incubo di un padre dopo il divorzio: "Non riesco più a vedere i miei figli nell'indifferenza delle istituzioni"

La storia di un uomo a cui è impedito da ormai tre anni di frequentare normalmente i due bimbi. La battaglia legale con l'ex moglie e il silenzio dei servizi sociali. "Sto vivendo una tragedia senza alcuna colpa"

"Con il cuore a pezzi ho chiesto l'affidamento dei miei figli ad un'altra famiglia, l'unico modo per tutelarli". E' il gesto estremo di Massimo, nome di fantasia per evidenti questioni di privacy, a cui da tre anni gli è impedito di essere padre dopo essere stato accusato di maltrattamenti dalla sua ex compagna. Un dramma familiare che vede in primo piano due bambini, vittime incolpevoli di un sistema che evidentemente non funziona come dovrebbe. La sofferenza dei piccoli è stata messa nero su bianco dalle perizie di un noto neuropsichiatra infantile, ma la consulenza non è finora stata utile a cambiare una situazione che sembra diventare ogni giorno più complicata.

Massimo ha scelto MessinaToday per raccontare la sua storia e lanciare una richiesta d'aiuto dopo un'infinita battaglia legale con la ex compagna. "Continuo a sbattere contro un muro di gomma - spiega - sono vittima di una legge che non tutela a dovere i padri reduci da una separazione e sto vivendo un calvario che spero possa finalmente finire. In tre anni ho visto i miei figli pochissime volte, con pause addirittura di undici mesi. Nel frattempo il mio rapporto con loro è quasi inesistente anche per colpa di manipolazioni esterne. Mi sento messo in un angolo in una lotta dove i miei figli sono usati come armi per farmi ancora del male".

Tutto inizia a fine 2017. Massimo e la compagna interrompono la relazione, lui va via di casa mentre i bimbi rimangono con la madre. "Fin da subito mi è stato negato di vedere i miei figli, inizio una battaglia legale che dura ancora oggi anche in seguito a una denuncia per maltrattamenti di cui la mia ex mi considera colpevole, ma il processo è stato rinviato più volte e sono ansioso di dimostrare che si tratta solo di calunnie così come accaduto per le altre denunce subite e successivamente archiviate dai giudici.  Ho finora seguito alla lettera ogni disposizione, assicurando il mantenimento economico e accettando di vedere i bambini due volte a settimana, come stabilito dal tribunale. Ma è da questo momento che scopro che i miei figli sono praticamente tenuti in ostaggio. Dalla primavera del 2018 sono stato con loro  solo pochissime ore non riuscendo a vederli anche per undici mesi consecutivi".

Gli incontri vengono organizzati dai servizi sociali in uno spazio neutro, ma qualcosa non funziona fin da subito. "Riesco a stare con i miei figli  - afferma Massimo - pochissime volte e in quelle rare occasioni mi accorgo che sono trattato quasi come uno estraneo. La bimba più grande rifiuta addirittura la mia presenza, nel frattempo la madre non si presenta a centinaia incontri negandomi ogni possibilità di vedere i bambini. Anche i miei genitori si sono dovuti rivolgere al tribunale per avere riconosciuto il diritto di fare i nonni, ma senza risultati".

Massimo chiede quindi aiuto alle istituzioni. "Nessuno dei servizi sociali è mai intervenuto nonostante la palese violazione delle disposizioni dei giudici. E nel tempo la situazione è peggiorata visto che la mia ex compagna continua a disertare gli appuntamenti adducendo motivazioni ingiustificabili. Non posso più tollerare il silenzio delle istituzioni, mi hanno rovinato la vita e la stanno rovinando anche ai miei figli".

Da qui il disperato gesto. "Sono arrivato a chiedere l'affidamento temporaneo ad un'altra famiglia - spiega Massimo - so che andranno incontro ad ulteriori traumi ma è l'unico modo per liberarli dalle sofferenze psicologiche a cui sono soggetti pur non avendo alcuna colpa. Mi mancano i miei figli e penso che siano in pericolo al momento, voglio stare con loro e accompagnarli nella crescita. In poche parole voglio fare il padre e lasciarmi alle spalle un calvario a cui sono sottoposto senza un reale motivo". 

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